VIDEO | Nella capitale grecanica una serata per celebrare identità e territorio, con riconoscimenti tributati a chi racconta e porta in alto il nome di questa regione anche oltre i suoi confini
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La città di Bova, capitale culturale, civile e morale dei Greci di Calabria, ieri sera si è trasformata in un grande salotto della cultura. Pietre antiche e vicoli illuminati hanno accolto la terza edizione del Premio “Chòra tu Vùa- Cultura e Territorio”, restituendo l’immagine di un borgo che non si arrende al destino dei piccoli centri che si svuotano, ma che sceglie la via della speranza.
Qui dove si conserva ancora l’antico idioma greco, risalente ai tempi di Omero, le radici non sono reliquie, diventano forza viva. Il sindaco Santo Casile, rivolgendosi agli ospiti, ha parlato di una città che si fa vetrina delle bellezze dell’area grecanica, punto di riferimento regionale e nazionale, capace di intrecciare tradizioni, paesaggi, lingua e memoria. La serata ha mostrato il volto migliore di una Calabria che vuole raccontarsi al mondo, valorizzando il patrimonio di storia e identità che Bova custodisce e rilancia come risorsa.
Il vicesindaco Gianfranco Marino ha ricordato come il Premio sia nato con l’ambizione di diventare appuntamento stabile e riconosciuto, e a tre anni dall’avvio quella promessa è stata mantenuta: «Stiamo riuscendo a storicizzare questa manifestazione, accendendo i riflettori su eccellenze che non appartengono soltanto all’Area Grecanica ma all’intera Calabria».
Sul palco di Bova in questi anni sono salite personalità che hanno dato lustro alla regione in diversi ambiti, dal giornalismo al cinema, dall’arte alla narrativa. Marino ha parlato di un borgo in controtendenza: mentre tanti paesi dell’entroterra si spopolano, Bova richiama a sé i suoi figli migliori e premia chi ha saputo rappresentare la Calabria fuori dai confini regionali e nazionali. Cultura come scelta strategica, dunque, ma anche come immagine di un centro che si apre all’esterno e che vuole diventare punto di riferimento per la crescita culturale dell’intera regione.
Nelle parole di Marino si è colta la vera essenza del Premio “Chòra tu Vùa”: non una rassegna di riconoscimenti, bensì un progetto culturale che cresce di anno in anno, alimentato dalla volontà di ampliare gli orizzonti. «Vogliamo dare di Bova un’immagine che superi i confini regionali» ha sottolineato il vicesindaco, rimarcando il ruolo del borgo come punto di riferimento culturale metropolitano e regionale.
A conferma di questa vocazione, la manifestazione ha aperto da tempo un dialogo costante con il mondo della scuola attraverso il progetto PalèaJenèa – Orme nella storia, che coinvolge gli istituti comprensivi e superiori dell’area reggina. Sul palco sono stati ringraziati dirigenti, docenti e studenti degli istituti comprensivi di Bova Marina, Cassiodoro Don Bosco di Pellaro, Motta–Montebello e degli istituti superiori Euclide di Bova Marina, Familiari di Melito Porto Salvo, Liceo T. Gullì e Liceo Classico T. Campanella di Reggio Calabria. Un tributo che non ha avuto il sapore formale dei saluti di rito, ma che ha sottolineato l’impegno costante di un territorio che vuole crescere attraverso i suoi giovani.
Non è un dettaglio marginale: portare i ragazzi sul palco, farli sentire parte del racconto, significa piantare semi di futuro. È qui che il Premio dimostra la sua forza più autentica, diventando un patto educativo e civile, un atto di fiducia nei confronti delle nuove generazioni.
In questo quadro si inserisce il riconoscimento tributato alla visione strategica di futuro e di crescita del territorio propria del presidente del Network LaC Domenico Maduli, ritirato dalla giornalista e vicedirettrice de ilReggino.it Elisa Barresi. Le sue parole hanno restituito con immediatezza la visione che anima il gruppo editoriale: «Stiamo facendo un lavoro che è proprio quello che racconta questo Premio, ovvero la narrazione di una Calabria diversa, bella, che lavora e che sa farsi valere anche oltre i confini».
Elisa Barresi ha sottolineato il valore simbolico di ricevere il premio proprio a Bova, borgo che ha saputo invertire la rotta rispetto allo spopolamento e che oggi richiama a sé le eccellenze calabresi. La motivazione del riconoscimento al presidente Maduli ha definito LaC come realtà capace di unire ragione e intuizione, talento e cuore, restituendo alla Calabria un’immagine di operosità e vitalità. Non semplice informazione, ma una visione editoriale che fa della comunicazione un atto di responsabilità verso la comunità.
A dare ritmo e tono alla serata è stato l’attore Gigi Miseferi, che con la sua conduzione ha intrecciato ironia e profondità, leggerezza e consapevolezza. Dal palco ha ricordato come la cultura sia un bene che si moltiplica quando viene condiviso: «La cultura è una di quelle poche cose che più la suddividi più aumenta». Un pensiero che racchiude lo spirito dell’evento: premiare chi si è distinto in Calabria e fuori significa alimentare un patrimonio comune, rendere più forte il legame con il territorio.
La serata ha visto sfilare sul palco i bellissimi abiti storici della sartoria cinematografica di René Bruzzese, che hanno intervallato le tante personalità premiate che incarnano la ricchezza e la diversità della Calabria.
Paolo Di Giannantonio ha ricevuto il premio per il Giornalismo, per aver saputo raccontare le emergenze e le potenzialità di una terra complessa e affascinante. Alessio Praticò, giovane attore reggino, è stato premiato per il Cinema, riconoscimento al suo talento che ha portato in alto l’area grecanica. Alla Casa Editrice Rubbettino è andato il premio per l’Editoria, simbolo di un’impresa culturale che ha dimostrato come sia possibile fare impresa nell’entroterra calabrese senza rinunciare alla visione. Franco Iacopino, figura storica della Reggina, è stato celebrato per lo Sport, testimone di valori autentici trasmessi a più generazioni. Gerardo Sacco, maestro orafo, ha incarnato l’Arte, ambasciatore della calabresità nel mondo. Fabio Mollo, regista e docente, è stato premiato per la Regia, riconoscimento a una carriera che unisce talento creativo e impegno formativo. Infine, Domenico Stranieri ha ricevuto il premio come esempio di amministratore capace di trasformare cultura e radici in occasione di sviluppo. Un mosaico di storie diverse, tutte legate dal filo comune della speranza e dell’orgoglio calabrese.
La terza edizione del Premio “Chòra tu Vùa – Cultura e Territorio” si è chiusa lasciando un’immagine che va oltre l’evento: la Calabria guarda al futuro con gli occhi della speranza. E proprio in quel borgo che resiste e rilancia, quel futuro sembra finalmente prendere forma.
Così il nostro editore Domenico Maduli dopo il premio: «Nella costellazione della Calabria, Bova brilla come la stella della speranza. Quella speranza che ci permette, attraverso il nostro lavoro, di illuminare – mediante narrazione e informazione – il meraviglioso impegno dei lungimiranti amministratori, portato avanti con enorme fatica e resilienza. Siamo certi che i borghi come Bova vinceranno. Credere in questo è fondamentale, così come lo è ricevere riconoscimenti che valorizzano l’azione del Network LaC, impegnato attivamente in questa terra. Qui, lo spettacolo della Calabria migliore è già in corso, nel cuore di un Sud meraviglioso: il nostro Sud».