Dal M5s al Pd, la richiesta è quella di chiarezza da parte del Governo dopo l’indagine della Procura di Roma. Irto: «La Calabria ha bisogno di trasparenza, legalità e investimenti utili, non di propaganda e irresponsabilità»
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«Avvicinamenti, tentativi di condizionamento, promesse di incarichi futuri, garanzie di 'do ut des'. Il quadro a tinte fosche di cui sospetta la Procura di Roma relativamente alle forzature fatte con alcuni magistrati contabili, chiamati lo scorso anno a decidere della delibera Cipess, è pietoso. E racconta di un centrodestra molto più interessato all'affare ponte che al ponte in sé. Per far contento Salvini, Meloni ha avvallato questo disastro procedurale, condito dal solito mercimonio di incarichi e stipendi faraonici». Lo affermano in una nota i parlamentari M5s delle commissioni Trasporti, Ambiente e Infrastrutture di Camera e Senato.
«Se ha ancora un po' di amor proprio, la premier deve scrivere la parola fine al percorso sconcio di quest'opera. Perché mentre il piatto piange su sanità, scuola, salari e infrastrutture diffuse, e si va in Europa a chiedere un minimo di elasticità contabile per superare lo shock energetico, è lunare continuare a buttare miliardi per un ponte che non si farà mai. Questo teatrino osceno - conclude - è durato un triennio, e gli italiani sono stanchi anche solo di sentirne parlare».
Irto: «Governo venga subito in Parlamento a dire la verità»
«Il governo venga subito in Parlamento a dire la verità sul Ponte sullo Stretto». Lo afferma il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria e a Palazzo Madama componente della commissione Lavori pubblici.
«L'indagine della Procura di Roma, con ipotesi di corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio - prosegue - rende ancora più urgente un chiarimento pubblico e istituzionale. Vale sempre la presunzione d'innocenza, ma il governo non può restare in silenzio mentre emergono fatti gravi sull'opera, destinata a impegnare enormi risorse pubbliche. Da mesi denunciamo forzature procedurali, opacità e una propaganda sfacciata. Il ministro Salvini ha trasformato il Ponte in una bandiera ideologica, ma la Calabria e la Sicilia continuano ad attendere il potenziamento dell'Alta velocità ferroviaria, delle strade, dei porti e dei collegamenti ordinari».
Per Irto «Le notizie di queste ore, insieme allo scontro interno alla maggioranza per il controllo della società Stretto di Messina alimentano interrogativi ai quali il governo deve rispondere davanti al Parlamento e ai cittadini. L'infrastruttura non può diventare terreno di spartizione politica né presentare dubbi sulla correttezza delle procedure. Chiediamo - conclude Irto - che l'esecutivo riferisca immediatamente alle Camere e chiarisca ogni aspetto della vicenda. La Calabria ha bisogno di trasparenza, legalità e investimenti utili, non di propaganda e irresponsabilità».
«Incaponiti su un Ponte Stretto sovradimensionato»
«Questa notizia è molto preoccupante certo, ma come è mio costume, prima di conoscere meglio i fatti e prima dell'accertamento della veridicità delle accuse, non mi piace incolpare nessuno. Certamente il fatto che si siano tanto incaponiti con la realizzazione di quest'opera, così sovradimensionata quanto inutile, fa capire come questi meccanismi attirino anche delle persone alle quali non interessa veramente lo Stretto e la mobilità necessaria alle persone». A dirlo l'ex sindaco di Messina Renato Accorinti leader del movimento No Ponte, auspicando che «si chiuda una volta per tutte questo capitolo per i cittadini, liquidando finalmente la società dello stretto e che si studino tutti i meccanismi adatti a realizzare opere veramente necessarie per la Sicilia e la Calabria».
Secondo Gino Sturniolo, autore di libri contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto e uno dei leader dell'assemblea No Ponte, «al di là delle singole responsabilità pensiamo che l'opera sia stata e sia, un grande meccanismo per sperperare risorse pubbliche. Era chiaro - aggiunge - che il progetto, il tipo di finanziamento e i prezzi fossero oggi, per forza di cose, diversi e la Corte dei conti ha messo in evidenza queste incongruenze. Ora quando speravano di presentare questa nuova delibera Cipss e scattata questa inchiesta che fa emergere alcune nefandezze. Si doveva liquidare la società stretto di Messina dal 2013 - sostiene Sturniolo - e ogni questo veniva ribadito dalla corte dei conti, ma le scelte politiche dei governi di ogni colore politico rimandavano fino a quando nel 2023 Salvini e Meloni hanno resuscitato il progetto e la società che non serve a niente e confermiamo che andrebbe liquidata».
«Progetto che non regge da nessuna parte»
«Dal progetto all'inchiesta, il ponte sullo Stretto non regge da nessuna parte. Se le notizie emerse dall'inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera.
Serve la massima trasparenza. Poichè è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole. Parliamo di un'opera da 14 miliardi di euro interamente a carico dei contribuenti, mentre sanità, scuola e trasporti locali continuano a essere sottofinanziati». Lo afferma in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati. «I cittadini meritano risposte, trasparenza e investimenti nelle vere priorità del Paese - conclude -, non una corsa a qualsiasi costo verso un'opera che continua a sollevare dubbi, interrogativi e ora anche inchieste».
«Situazione sempre più opaca»
«Siamo di fronte ad una inchiesta della magistratura per corruzione. Vedremo come andrà l'indagine della Procura di Roma. Ma è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c'è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità. Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l'ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce. Per accelerare i tempi dell'opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. È il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile». Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.
«Inchiesta inquietante»
«Le notizie che arrivano da Roma sul Ponte di Messina, con l'indagine della Procura e le perquisizioni del Ros per corruzione, sono inquietanti e raccontano bene il metodo con cui questa vicenda è stata gestita». Così il capodelagazione del Movimento 5 stelle Pasquale Tridico, in merito alle indagini della Procura di Roma.
«Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d'uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l'unica 'alta velocità' studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un'opera fantasma», sottolinea l'esponente pentastellato.
«Ricordo a Salvini e Meloni che se pochi mesi fa la Corte dei Conti ha clamorosamente sbarrato la strada a questo ecomostro, negando il visto di legittimità alla delibera Cipess, il merito è stato anche del nostro lavoro al Parlamento europeo. Abbiamo evidenziato i dubbi, la Corte li ha tradotti in una bocciatura clamorosa. Quei 13,5 miliardi di euro stanziati dal Cdm devono essere dirottati sulle vere emergenze del Mezzogiorno», conclude Tridico.
«Quadro desolante»
«L'ipotesi di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio ipotizzate dalla Procura di Roma riguardo il presunto illegittimo interessamento che alcuni soggetti avrebbero avanzato affinché la Corte dei Conti approvasse il progetto definitivo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto ci restituisce un quadro desolante». Lo affermano i deputati calabresi del Movimento 5 stelle Anna Laura Orrico, Vittoria Baldino e Riccardo Tucci.
«Ovviamente - dicono - non spetta a noi individuare condotte rilevanti dal punto di vista giudiziario, tuttavia, l'inchiesta racconta che per la realizzazione dell'opera c'è chi sarebbe stato disposto a passi falsi pur di vederla nascere.
Un progetto - prosegue la nota - bocciato da organismi europei, nazionali e dalla Corte dei conti, il cui iter è macchiato da questi presupposti, dovrebbe essere bloccato anziché portato avanti con questo furore ideologico da parte del governo nazionale e da quelli locali delle regioni interessate.
Nel frattempo - concludono gli esponenti pentastellati - stiamo assistendo ad un balletto di nomine politiche nella società concessionaria del Ponte e dunque ad uno sperpero di danaro pubblico, così come denunciato dal M5s in una interrogazione parlamentare poche settimane addietro, in attesa della terza posa della prima pietra di un'opera che probabilmente non vedrà mai la luce. Le stesse risorse che potrebbero essere impiegate a favore degli italiani contro il carovita e i prezzi alle stelle dell’energia».



