In Calabria la musica vive lontano dai grandi riflettori, ma è profondamente radicata nel territorio. Scorre nei locali, nelle piazze, nelle feste di paese e negli spazi della socialità quotidiana, diventando un linguaggio di condivisione culturale. È in questo contesto che si inserisce il percorso di Luca Verduci, voce degli Skalo 76, una band che da anni attraversa la regione portando musica dal vivo e costruendo un dialogo costante con il pubblico.

Il legame di Verduci con la musica nasce in ambito familiare. «La passione per la musica è nata ascoltando i dischi di mio padre e si è rafforzata quando mio fratello ha iniziato a studiare chitarra», racconta. «Lo osservavo durante gli esercizi e poi provavo a ripeterli di nascosto, quando non era in casa». Un apprendimento spontaneo, fatto di ascolto e imitazione, che nel tempo si trasforma in una passione destinata a consolidarsi. Durante gli anni universitari, mentre frequenta la facoltà di Ingegneria, la musica diventa sempre più centrale. «In quel periodo è diventata la mia attività principale, grazie anche all’incontro con Antonio De Rose: insieme abbiamo condiviso diciassette anni di musica, suonando nei locali della città e in tutta la regione». Un’esperienza lunga e continuativa che contribuisce in modo decisivo alla sua crescita artistica, attraverso il confronto diretto con il pubblico e con i palchi della Calabria.

Con il passare del tempo arriva anche un lavoro stabile, coerente con il percorso di studi. Un cambiamento che non interrompe il cammino musicale, ma lo affianca. «Il lavoro non mi ha mai impedito di continuare a fare musica. Anzi, l’esperienza e lo studio mi hanno portato a una maggiore consapevolezza e all’ingresso in una band». Un doppio binario che arricchisce il suo approccio artistico, unendo rigore e passione. Per Verduci la musica è soprattutto comunicazione. «Attraverso il canto e la musica posso trasmettere emozioni e pensieri che, solo a parole, non avrebbero la stessa forza. Ogni canzone è una storia nella quale mi calo per raccontarla al pubblico, cercando di far arrivare il senso profondo di ciò che si sta suonando». Una visione che si riflette in ogni esibizione dal vivo.

Da circa dieci anni è parte degli Skalo 76, un progetto musicale fondato non solo sulla condivisione artistica, ma anche su un forte legame umano. «Prima ancora che colleghi siamo amici, e questo il pubblico lo percepisce. Il nostro è un piccolo viaggio musicale tra canzoni che fanno cantare, che regalano serenità e allegria, reinterpretate con arrangiamenti sempre coinvolgenti». Un’identità sonora riconoscibile, costruita nel tempo attraverso concerti e serate in tutta la regione. I riferimenti musicali di Verduci attraversano generi ed epoche. «Le canzoni di Claudio Baglioni hanno un valore speciale per me, anche per il legame con mia madre, e mi hanno aiutato a crescere molto dal punto di vista tecnico». Accanto a questo resta centrale l’amore per i Pink Floyd, «per la loro capacità di trasportare l’ascoltatore in una dimensione unica».

Durante le esibizioni dal vivo, il rapporto con il pubblico resta un elemento fondamentale. «Incontro persone di tutte le età e riesco a dialogare con generazioni diverse grazie a un repertorio che attraversa epoche e stili». Nonostante quasi trent’anni di attività, l’emozione non viene meno: «Resto sempre un po’ timido. Ogni concerto è un’emozione nuova ed è sempre un privilegio». Un percorso costruito lontano dalla ribalta mediatica, ma fondato sulla continuità, sull’esperienza e sulla presenza costante nei luoghi della musica dal vivo. È in questi spazi, profondamente legati al territorio calabrese, che la musica di Luca Verduci e degli Skalo 76 continua a trovare il suo senso più autentico.