Papa Leone ha raggiunto l’isola dopo tredici anni dalla visita del predecessore Francesco, per farsi interprete del dolore dei migranti, chiamare alla responsabilità la politica e suscitare decisioni coraggiose
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Lampedusa è una porta di speranza sul Mar Mediterraneo per migliaia di uomini e di donne, di giovani e di bambini che, carichi del loro dramma, fuggono dai reggimi totalitari, dall’oppressione e dalla miseria per inseguire un sogno di felicità. Barchini e gommoni mal messi ogni giorno attraversano il Mare nostrum e attraccano nel porto isolano trasportando persone che chiedono il riconoscimento del loro diritto alla vita, alla libertà, all’uguaglianza e a non essere discriminati per la loro razza, cultura, religione e lingua. In quest’Isola le parole contano poco, sono i gesti semplici, genuini e quotidiani a colmare la sete di giustizia ed il bisogno di pace che si leva da questo piccolo angolo della terra.
Troppo spesso il meraviglioso mare di Lampedusa si è trasformato in un cimitero di innocenti, ha raccolto lo sguardo inorridito dei migranti vittime degli scafisti e le lacrime di madri incredule mentre mettono i piedi sulla terra ferma con i loro bambini avvolti in fasce. Papa Leone visita l’isola di Lampedusa, nella mattinata del 04 luglio, dopo tredici anni da visita di Francesco, per farsi interprete del dolore dei migranti, chiamare alla responsabilità la politica e suscitare decisioni coraggiose.
La cultura che stiamo abitando necessita di nuovi paradigmi interpretativi e i cristiani, confrontandosi con il Vangelo, hanno il dovere di denunciare il male ed annunciare un nuovo umanesimo fondato in Cristo. Davanti al dramma dell’indifferenza, dell’egoismo e della violenza, l’umanità di Cristo si offre come il modello più appropriato per affrontare la crisi che si è andata profilando in questi anni. La cultura del profitto, della discriminazione, dell’ingiustizia e del rifiuto, che oggi si impone con prepotenza, ha bisogno di essere “curata” attraverso la proposta evangelica dell’accoglienza, del dialogo, della compassione e della solidarietà. Papa Prevost rimane in silenzio per dare voce alle vittime delle decisioni prese e delle decisioni mancate nel giorno in cui gli Stati Uniti d’America festeggiano il 250° anniversario della sua fondazione. Giustizia, libertà, uguaglianza e prossimità sono le scelte da compiere per trasformare la frontiera tra l’Italia e l’Africa nella soglia della speranza in cui la ricerca del bene comune e lo stile della compassione ridanno all’umanità dell’uomo il suo autentico splendore.
Il Pontefice invita ciascuno ad abbattere i muri della contrapposizione e dello scarto per avviare un’impresa comunitaria di costruzione dei ponti della corresponsabilità. Affinché ciò si realizzi, occorre lasciarsi “contaminare” dalle relazioni per riconoscere in Dio l’origine comune della vita, della dignità e dell’originalità di ogni esistenza.

