È l’avvocato della famiglia di Emanuela Orlandi ed è stata protagonista della serata “Raccontare il Crime: letteratura, etica e responsabilità dell’informazione”
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È una professionista che ha costruito la propria carriera tra diritto penale, diritto canonico e vicende giudiziarie di grande complessità, con una particolare esperienza anche nell’ambito delle istituzioni della Santa Sede.
Un profilo professionale di particolare rilievo: dopo la laurea in Giurisprudenza, Laura Sgrò ha conseguito la licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense e il dottorato in Diritto Canonico. È avvocato patrocinante presso la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano, presso l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica e ha conseguito il titolo di Avvocato Rotale, che le consente di patrocinare davanti ai tribunali ecclesiastici.
Una competenza maturata dunque tra l’ordinamento italiano e quello canonico, che le ha permesso di occuparsi negli anni di procedimenti civili e penali in ambito vaticano, di tutela delle vittime di abusi e di delicate vicende giudiziarie con una dimensione anche internazionale.
Ma è soprattutto il caso di Emanuela Orlandi ad averla resa una figura conosciuta anche dal grande pubblico. Sgrò assiste la famiglia della ragazza dal 2017, seguendo una battaglia che dura ormai da oltre quarant’anni e che continua a interrogare la giustizia italiana e vaticana.
Emanuela, cittadina vaticana di quindici anni, scomparve a Roma il 22 giugno 1983 e da allora non è mai stata ritrovata. La sua vicenda è diventata uno dei più celebri casi irrisolti.
La figura di Laura Sgrò si è inserita in questa storia con un ruolo preciso: assistere la famiglia e sostenere il diritto a conoscere la verità, mantenendo il confronto con le autorità e seguendo gli sviluppi delle diverse iniziative giudiziarie. Nel 2023, dopo l’apertura dell’indagine vaticana, accompagnò Pietro Orlandi nell’incontro con il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi; nello stesso anno anche la Procura di Roma riaprì un’inchiesta sul caso.
Una vicenda che Sgrò ha contribuito a raccontare anche attraverso la scrittura. È autrice di “Cercando Emanuela”, dedicato alla scomparsa della giovane e al ruolo del Vaticano nel caso Orlandi; di “Sangue in Vaticano”, incentrato sulla strage della Guardia Svizzera del 1998; e di “Stupri sacri”, nel quale affronta il tema degli abusi subiti da religiose e delle battaglie di chi ha trovato la forza di denunciare. La sua produzione editoriale si intreccia così con alcune delle questioni più delicate del rapporto tra potere, diritto, Chiesa e tutela della persona.
Il caso Orlandi ha inoltre avuto una straordinaria esposizione internazionale. Nel 2022 Netflix ha dedicato alla vicenda la docuserie “Vatican Girl: La scomparsa di Emanuela Orlandi”, che ha ripercorso il mistero attraverso le testimonianze dei familiari, dei giornalisti e dei protagonisti della lunga ricerca. La presenza di Sgrò ha contribuito a portare nel racconto anche la prospettiva della difesa e della famiglia.
Parallelamente all’attività professionale e editoriale, Laura Sgrò è diventata negli anni un volto riconoscibile della tv. La partecipazione ai programmi di approfondimento dedicati alla cronaca giudiziaria l’ha resa una presenza autorevole nel dibattito pubblico, grazie alla capacità di tradurre questioni processuali e giuridiche complesse in un linguaggio accessibile, senza perdere il rigore della professione.
Ed è proprio il rapporto tra giustizia, informazione e verità ad aver rappresentato il cuore della sua partecipazione a Caccuri.
La serata, condotta da Vittoriana Abate e Cataldo Calabretta, ha posto una domanda centrale: come si racconta il crimine senza trasformare la sofferenza delle persone in spettacolo? E soprattutto, come si mantiene la necessaria distinzione tra ciò che è stato accertato in sede giudiziaria, ciò che deve ancora essere verificato e ciò che appartiene al terreno delle ipotesi?
Laura Sgrò ha portato sul palco l’esperienza di chi vive quotidianamente questa complessità. L’avvocato che tutela una famiglia coinvolta in una vicenda senza soluzione da più di quarant’anni, ma anche la professionista che conosce dall’interno il funzionamento della giustizia italiana e delle istituzioni giudiziarie vaticane.
Il caso Orlandi, in questo senso, è emblematico. Una storia nella quale si sono intrecciati nel tempo persone, istituzioni, indagini, documenti e testimonianze e nella quale il clamore mediatico ha accompagnato ogni passaggio. Proprio per questo diventa fondamentale preservare il confine tra ricerca della verità e costruzione narrativa, tra diritto di cronaca e rispetto delle persone, tra il bisogno legittimo di risposte e la necessità di attendere gli accertamenti della giustizia.
Un contributo, quello di Laura Sgrò, che ha arricchito una serata nella quale il Premio Caccuri ha scelto di affrontare il fenomeno del crime non nella sua dimensione più spettacolare, ma attraverso le responsabilità di chi racconta e di chi, nel sistema della giustizia, è chiamato a difendere diritti e garanzie.
È anche questa la cifra di un Premio che negli anni ha saputo trasformare Caccuri in un luogo di incontro tra cultura, informazione, diritto e società, portando sul palco personalità di primo piano e proponendo al pubblico non soltanto storie da ascoltare, ma temi sui quali riflettere e domande alle quali cercare, insieme, risposte.



