Il giovane ha ricevuto il Best Doctoral Contribution Award per il suo lavoro sull’IA. Un traguardo che valorizza il percorso scientifico costruito dall’ateneo di Rende e la sua capacità di formare nuovi talenti
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C’è una Calabria che spesso resta nascosta dietro le cronache delle emergenze, dei problemi e delle difficoltà. È la Calabria che studia, ricerca, innova e riesce a confrontarsi alla pari con il mondo. È anche questa la storia che arriva dall’Università della Calabria e, in particolare, dalla sua Scuola di Intelligenza Artificiale. Un giovane talento dell’Unical ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale in Austria (Best Doctoral Contribution Award), portando così il nome dell’ateneo calabrese al centro dell’attenzione di una comunità scientifica internazionale. Un risultato che non riguarda soltanto il protagonista di questa storia, ma rappresenta anche un riconoscimento al lavoro costruito negli anni dall’Università della Calabria nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Dietro questo risultato ci sono studio, talento, sacrificio e ricerca. Ma c’è anche una scuola, quella dell’Unical, che ha saputo creare un ambiente nel quale giovani ricercatori e studenti possono misurarsi con sfide di livello internazionale. L’Intelligenza Artificiale è ormai una delle grandi frontiere della conoscenza. L’Unical ha scelto da tempo di investire su questo settore, costruendo competenze e relazioni scientifiche internazionali. Il Dipartimento di Matematica e Informatica ospita numerose attività di ricerca legate all’AI, anche in ambiti avanzati come l’AI applicata alla medicina. E proprio questo riconoscimento austriaco racconta una cosa importante: i giovani calabresi, quando hanno opportunità, formazione e luoghi adeguati per esprimere il proprio talento, possono competere ai massimi livelli internazionali senza essere necessariamente costretti a lasciare la propria terra. Accanto al giovane protagonista c’è una figura che ha avuto un ruolo importante nel percorso: Nicola Leone, professore ordinario di Informatica e già rettore dell’Università della Calabria. La sua storia accademica è strettamente legata all’Intelligenza Artificiale e anche all’Austria, dove ha insegnato alla Technische Universität Wien dal 1995 al 2000. È dunque una storia di giovani, ricerca, università e futuro. Ma soprattutto è una storia positiva di Calabria: quella Calabria che studia, produce conoscenza e riesce a farsi riconoscere nel mondo.
Dalla Calabria all’Austria, il giovane ricercatore dell’Unical premiato per l’Intelligenza Artificiale
C’è una Calabria che spesso resta nascosta dietro le emergenze e le difficoltà quotidiane. È quella che studia, fa ricerca, innova e riesce a confrontarsi con il mondo. La storia di Marco Duca, giovane ricercatore formato all’Università della Calabria, racconta proprio questa realtà. Duca ha ricevuto in Austria il Best Doctoral Contribution Award, un importante riconoscimento internazionale per il lavoro sviluppato nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale. Un risultato personale, ma anche il riconoscimento di un percorso scientifico costruito negli anni all’Unical. «È stato sicuramente un grande onore e, devo ammetterlo, anche una sorpresa, perché non mi aspettavo di ricevere un riconoscimento di questo tipo. È stata una grande soddisfazione personale, ma soprattutto motivo di orgoglio poter dare, nel mio piccolo, visibilità all’Università della Calabria, che mi ha dato tanto durante il mio percorso di formazione», racconta Duca. La sua formazione è interamente legata all’Unical: prima la laurea triennale, poi quella magistrale e quindi l’esperienza nel laboratorio di Intelligenza Artificiale del Dipartimento di Matematica e Informatica guidato dal professor Nicola Leone, già rettore dell’Ateneo. È in quell’ambiente che prende forma l’idea alla base della ricerca premiata. Un ruolo fondamentale è stato svolto anche dal professor Francesco Ricca, relatore della tesi di Duca. «Marco ha studiato nella nostra laurea magistrale in Intelligenza Artificiale e sono stato relatore della sua tesi. Già allora aveva mostrato qualità non comuni: curiosità scientifica, rigore e capacità di affrontare problemi difficili con autonomia. Si capiva che aveva il profilo giusto per la ricerca», ricorda Ricca. Il lavoro premiato nasce da una storia scientifica che all’Unical affonda le radici in oltre vent’anni di ricerca sulla logica computazionale, ma guarda alle frontiere più avanzate dell’IA, mettendo in relazione metodi simbolici e tecnologie alla base dei Large Language Models. «Una delle sfide principali è però superare alcuni limiti che i sistemi attuali continuano a mostrare, soprattutto in termini di affidabilità e capacità di affrontare problemi complessi», spiega Duca.
La scuola costruita da Leone
Il successo di Marco Duca richiama inevitabilmente il percorso compiuto dall’Università della Calabria nel campo dell’Intelligenza Artificiale. E in questo percorso il nome di Nicola Leone occupa un posto centrale: docente e scienziato di riconosciuto profilo internazionale, già rettore dell’Unical e protagonista di una stagione nella quale l’Ateneo ha rafforzato la propria capacità di attrarre studenti, docenti, risorse e progetti di ricerca. Ricca, che è stato allievo di Leone, sottolinea proprio la portata di quella fase: «Durante il rettorato del professor Leone l’Unical è cresciuta nella capacità di attrarre risorse, nella reputazione nazionale e internazionale e nella progettazione di iniziative innovative». Tra i risultati citati da Ricca ci sono la riforma dell’offerta didattica, l’arrivo in Calabria di studiosi di livello internazionale, la Scuola di Intelligenza Artificiale e lo sviluppo di progetti strategici come quello della Medicina. Una crescita che, secondo il docente, trova riscontro anche nei numeri: dall’aumento delle immatricolazioni al primo posto raggiunto nella classifica Censis tra le grandi università italiane. È un’eredità importante, dunque, quella raccolta oggi dal nuovo rettore Gianluigi Greco. Anche su questo Ricca esprime una valutazione precisa: «Il rettore Greco eredita un’Università in forte crescita e questo rappresenta insieme un vantaggio e una grande responsabilità. Ho sostenuto la sua candidatura perché ritengo abbia le capacità per consolidare quanto è stato costruito e aprire una nuova fase di sviluppo». Il compito, aggiunge, sarà continuare a far crescere l’Ateneo nella ricerca, nella formazione e nella capacità di attrarre giovani talenti. Perché una grande università, soprattutto in una regione come la Calabria, non è soltanto un luogo di formazione: può diventare uno dei motori dello sviluppo.
Partire senza essere costretti ad andare via
Nel percorso di Duca ci sono anche due esperienze Erasmus e il confronto con realtà accademiche internazionali. Un modo per dimostrare che si può guardare al mondo senza necessariamente rompere il legame con la propria terra. «Avere la possibilità di accedere a esperienze di questo livello rimanendo legati al proprio territorio credo sia un valore molto importante per un giovane calabrese», afferma. E aggiunge: «Credo che sia importante avere la possibilità di muoversi, conoscere ambienti diversi e fare esperienze fuori, ma questo non significa necessariamente dover abbandonare il proprio territorio. L’aspetto più importante è creare le condizioni affinché un giovane possa scegliere liberamente dove costruire il proprio futuro, senza percepire la Calabria come un limite alle proprie possibilità di crescita». È forse questo il significato più profondo del riconoscimento ottenuto in Austria. Non soltanto la storia di un giovane ricercatore che si affaccia alla comunità scientifica internazionale, ma la dimostrazione che competenze, ricerca e qualità possono nascere anche qui e raggiungere il mondo. Adesso per Marco Duca si apre una nuova fase. L’obiettivo immediato è il dottorato, continuando a studiare e fare ricerca nell’Intelligenza Artificiale. «Per il momento voglio continuare a imparare e cogliere al meglio le opportunità che incontrerò». Una storia personale che diventa così anche una storia dell’Università della Calabria: quella di una scuola scientifica costruita nel tempo, di docenti che hanno formato nuove generazioni e di giovani che possono finalmente avere una possibilità diversa: partire per conoscere il mondo, ma senza essere costretti a partire per costruire il proprio futuro.

