Lo scorso 18 maggio con una breve nota la Sala Stampa della Santa Sede ha comunicato che Papa Leone XIV sta per promulgare la Sua prima Lettera Enciclica, dal titolo Magnifica Humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

La Lettera Enciclica, firmata il 15 maggio nel 135° anniversario della promulgazione della Lettera Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, verrà presentata ufficialmente il 25 maggio 2026 nell’Aula del Sinodo.

Il Santo Padre formato alla scuola di Sant’Agostino, ci chiama a scrutare la visione e l’identità propria dell’antropologia che deriva dal Vangelo. Il Papa agostiniano da una parte fa appello alla coscienza di coloro che governano i popoli e le nazioni chiedendo una «pace disarmata e disarmante», dall’altra si impegna a preservare «l’unicità, l’originalità e l’irripetibilità di ogni donna e di ogni uomo».

La sua prima enciclica Magnifica humamitas si configura come il documento programmatico del suo Pontificato in cui si intrecciano prospettive e specificità da custodire e da ricostruire in un tempo complesso com’è la contemporaneità.

Il documento che ci verrà consegnato il prossimo 25 maggio, dunque, aprirà «un cantiere di lavoro» nel quale tutti abbiamo il compito di custodire «l’umanità dell’uomo, il pensiero critico e la sua intelligenza creativa».

Confrontarsi con l’intelligenza artificiale richiede di non rinunciare al compito di decidere, di analizzare e di comprendere la realtà.

L’Enciclica di Papa Leone rimetterà al centro la discussione sulla dignità della persona umana che per la fede cristiana si fonda sulla creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio.

Il sentiero che dovremo percorre è quello che ci impegna a «custodire, preservare e accrescere l’umanità dell’uomo» senza che questi diventi mai mezzo per ottenere risultati quantificabili e misurabili secondo i canoni del potere e del progresso.

La persona è il soggetto e il fine da raggiungere è quello che ogni uomo possa realizzare il suo progetto di vita nonostante i fallimenti e le fragilità che sono tipiche della natura umana.

Il modello antropologico di riferimento è Cristo Gesù che rivela all’uomo la verità della sua umanità; si rende così evidente che il proprium della persona umana è la sua relazionalità, la sua solidarietà e la sua innata capacità a guardare con fiducia al proprio futuro.

Inoltre, occorre dichiarare con forza che solo l’amore, inteso come «dono di se stesso», è capace di esaltare e conferire pienezza di significato ad ogni esperienza esistenziale.

Siamo certi che la Magnifica humamitas ci riconsegnerà l’impegno e la responsabilità di «mettere l’uomo al centro» ed ascoltare cosa il Vangelo ha da dirci sulla vita.