Il Presidente della Repubblica ha ricevuto al Quirinale l’Associazione Stampa Parlamentare. Nel suo discorso si è soffermato anche anche su campagne di disinformazione e seminatori d’odio
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Al Quirinale, il discorso del Presidente della Repubblica alla stampa parlamentare conferma un’idea netta: la stampa non è un semplice strumento di comunicazione ma una componente essenziale della democrazia. Garantire ai cittadini informazioni corrette significa permettere loro di formarsi un’opinione libera e consapevole.
Davanti ai rappresentanti della stampa parlamentare, Mattarella richiama la responsabilità del giornalismo. In un tempo dominato dalla velocità dei social e dalla proliferazione delle fonti, la qualità dell’informazione è condizione necessaria per difendere lo spazio pubblico. La sfida è non lasciare che la ricerca del consenso immediato prevalga sulla verifica dei fatti e sulla capacità di spiegare la complessità.
Il Capo dello Stato sceglie la chiarezza: senza entrare nelle dinamiche della politica quotidiana richiama i principi che reggono una democrazia moderna — libertà, pluralismo, rispetto delle regole, equilibrio tra i poteri.
Un passaggio centrale riguarda il ruolo dell’informazione nella vita pubblica. Per Mattarella la stampa è pilastro della democrazia: fornire notizie corrette significa riconsegnare ai cittadini la possibilità di decidere con consapevolezza. Al tempo stesso, il Presidente ha denunciato con fermezza l’uso distorto dell’informazione: troppo spesso essa diventa strumento di denigrazione, veicolo di menzogne e arma per distruggere reputazioni.
Dietro certe campagne non c’è soltanto disinformazione, ma organizzata strategia di odio. Seminatori di rancore sfruttano canali mediatici, tradizionali e digitali, per diffondere falsità e operate delegittimazione. Quando la stampa abdica al controllo dei fatti o si presta a narrazioni manipolatorie, la democrazia si indebolisce: si erode la fiducia, si alimentano paure, si ostacola il confronto razionale.
Mattarella ricorda che il rimedio è duplice: responsabilità professionale dei giornalisti, verifica, contesto, chiarezza e vigilanza civile contro chi diffonde odio per interessi politici o economici. La cittadinanza, ha sottolineato, riconosce e respinge i ciarlatani; ma la difesa della verità richiede istituzioni forti e media che rifiutino la logica dell’indignazione a comando.
Nel suo intervento il Presidente ha più volte segnalato il rischio di un ritorno a una politica internazionale fondata sulla contrapposizione e sulla forza. In uno scenario così, gli Stati possono essere tentati di inseguire il consenso attraverso la paura anziché costruire autorevolezza e cooperazione. È un monito che riguarda le grandi crisi di oggi: guerre aperte, tensioni tra potenze, e la difficoltà della comunità internazionale nel trovare strumenti efficaci per difendere la pace.
La stabilità non nasce dalla paura, ma dalla fiducia. La forza di un Paese si misura anche dalla credibilità del suo modello democratico, non solo da capacità militari o economiche.
Un altro nodo rilevante del discorso è il rapporto tra democrazia e libertà. Mattarella ricorda che la democrazia non si esaurisce nel momento elettorale; vive attraverso i contrappesi, le garanzie costituzionali, l’autonomia delle istituzioni e la libertà di stampa. Il messaggio è rivolto all’Italia e all’Europa in un momento in cui molte democrazie occidentali mostrano segnali di sfiducia, polarizzazione e semplificazione.
Il Ventaglio, antico simbolo del rapporto tra Quirinale e mondo dell’informazione, diventa l’occasione per un messaggio istituzionale più ampio: la democrazia ha bisogno di cittadini informati, di istituzioni credibili e di una comunità internazionale capace di scegliere il dialogo invece dello scontro.
La Repubblica ha bisogno di istituzioni solide, di un’informazione libera e responsabile, di una cultura della pace. È questo il filo rosso del messaggio di Sergio Mattarella alla tradizionale cerimonia del Ventaglio con l’Associazione Stampa Parlamentare.

