Un’aggressione avvenuta la sera di Natale nel cuore della movida cosentina riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza, dei pregiudizi e della tutela delle persone LGBTQIA+. A parlarne negli studi di Cosenza Channel è stato Arcigay Cosenza, rappresentata da Cristian Gaudio, componente del direttivo, intervenuto a nome della presidente Alessandro Lucanto per commentare quanto accaduto in Piazza Santa Teresail 25 dicembre scorso.

Una serata di festa, nel pieno centro cittadino, in una piazza diventata negli ultimi anni punto di riferimento della vita notturna, si è improvvisamente trasformata in un episodio di violenza. Un giovane, riconoscibile per uno stile di abbigliamento considerato “estroso”, è stato prima insultato con epiteti omofobi da due ragazzi e successivamente aggredito fisicamente dopo il ritorno degli stessi con un gruppo più numeroso. «È stato preso di mira per come appariva, per come si esprimeva attraverso l’abbigliamento, scambiato per omosessuale e insultato per questo», ha spiegato Gaudio, sottolineando come la vittima sia in realtà eterosessuale. «Ma questo non cambia nulla: chiunque può diventare bersaglio dell’odio».

L’aggressione verbale è rapidamente degenerata. Dopo una prima reazione della vittima, i due aggressori si sono allontanati per poi tornare con altri amici. A quel punto è scattata la violenza fisica. «In dieci contro due hanno avuto la meglio. Il ragazzo e il suo amico sono finiti in ospedale con ferite serie, tra cui costole incrinate». L’intervento di alcuni presenti e del personale dei locali vicini ha evitato conseguenze peggiori. Sul posto sono arrivati ambulanza e forze dell’ordine, e la vittima ha sporto denuncia.

Arcigay Cosenza ha immediatamente offerto supporto, umano e pratico. «La prima cosa che abbiamo fatto è stata ascoltare la vittima, capire come stesse, se avesse bisogno di aiuto. Come associazione siamo a disposizione, sempre», ha chiarito Gaudio, ricordando l’esistenza del Centro Antidiscriminazione Regionale (CAD), attivo su tutto il territorio calabrese.

Il CAD è un servizio finanziato dal Ministero e nato dalla collaborazione tra Arcigay Cosenza, Arcigay Reggio Calabria, Arci Cosenza e Agedo Reggio Calabria. Offre supporto legale e psicologico alle vittime di discriminazione e violenza legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, anche garantendo anonimato. «Copriamo tutta la Calabria, anche province dove non esistono associazioni strutturate. È fondamentale che chi subisce violenza sappia di non essere solo».

L’episodio ha incrinato anche una percezione diffusa: quella di Cosenza come città “tranquilla” e relativamente sicura. «Io stesso, dopo quanto accaduto, per la prima volta nella mia vita mi sono sentito meno sicuro a camminare mano nella mano con il mio compagno», ha raccontato Gaudio. «È una sensazione bruttissima. Capisci che qualcosa nel tessuto sociale sta cambiando».

Secondo Arcigay, il clima nazionale e internazionale contribuisce a questo arretramento. La bocciatura del disegno di legge contro l’omotransfobia viene indicata come uno spartiacque. «Vedere applaudire la bocciatura di una legge che non toglie diritti a nessuno ma tutela milioni di persone è stato un segnale inquietante». Da qui la necessità di rilanciare dal basso una proposta di legge regionale contro l’omotransbifobia. «Abbiamo creato un comitato aperto al dialogo con tutte le forze politiche e civili. La legge va scritta insieme, ma il momento è adesso».

Altro fronte cruciale è quello dell’educazione. «Entrare nelle scuole è sempre più difficile, tra paure, pregiudizi e ostacoli burocratici. Eppure è lì che si costruisce il rispetto». Secondo Gaudio, un varco che sembrava essersi aperto tra le nuove generazioni rischia ora di richiudersi. «Non possiamo permetterlo».

Per chiunque abbia bisogno di aiuto o informazioni, il Centro Antidiscriminazione Regionale ha sede a Cosenza, in via Padre Giglio, Palazzo Molino Bruno, presso Arci Cosenza. È possibile contattare il servizio al numero 344 0148397, attivo anche per richieste riservate e anonime. «Noi mettiamo la faccia anche per chi non può o non se la sente», ha concluso Gaudio. «È una responsabilità che ci assumiamo con convinzione».