Decorrenza dei termini massimi di carcerazione preventiva dopo l’annullamento con rinvio ad opera della Cassazione della condanna a 19 anni e 8 mesi. Per Dedalo-Petrol Mafie la pena definitiva è stata già di fatto scontata
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Ritorna in libertà nell’ambito dell’operazione Rinascita Scott anche Pasquale Gallone, 66 anni, di Nicotera Marina, condannato in appello a 19 anni e 8 mesi di reclusione al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. L’annullamento senza rinvio in Cassazione dell’aggravante derivante dal finanziamento delle attività economiche controllate con il provento di delitti e l’annullamento con rinvio in appello per la rideterminazione della pena hanno portato alla scadenza dei termini massimi di carcerazione preventiva e da qui il ritorno di Pasquale Gallone in libertà. Si dovrà quindi attendere un nuovo processo di secondo grado e poi l’eventuale nuova pronuncia della Cassazione per un ordine di carcerazione nei confronti di Pasquale Gallone. Anche la condanna definitiva a 6 anni di reclusione nell’ambito del processo Dedalo-Petrol Mafie – rimediata in Cassazione – il 10 maggio scorso non basta per un ordine di carcerazione avendo di fatto per tale procedimento Pasquale Gallone già scontato la pena. Per Dedalo-Petrol Mafie, infatti, rispondeva a piede libero ed all’epoca non era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere. La contestazione (concorso in estorsione con l’aggravante mafiosa) risaliva ad un’epoca precedente l’arresto del 19 dicembre 2019 per Rinascita Scott e questo ha permesso per Pasquale Gallone di ritenere la condanna definitiva a 6 anni già scontata, considerando anche che per ogni anno di detenzione la legge prevede tre mesi di carcerazione in meno per buona condotta rispetto alla pena effettiva da scontare.
Il personaggio
Pasquale Gallone è ritenuto dalla Dda di Catanzaro un personaggio di primissimo piano del clan Mancuso e, più in particolare, viene considerato il braccio-destro e operativo del boss di Limbadi Luigi Mancuso. In sostanza si scrive “Gallone” ma si legge a tutti gli effetti “Mancuso”, avendo svolto Pasquale Gallone negli anni il ruolo di portavoce di Luigi Mancuso. “Pasquale Gallone – ha dichiarato il collaboratore Emanuele Mancuso nel corso del processo Petrol Mafie – non è che aveva una quota o su un affare divideva i proventi, lui era la copia virtuale di mio zio Luigi Mancuso. Tutto quello che diceva Luigi lo diceva Pasquale, tutto quello che Luigi demandava, Pasquale lo riportava a tutti i sodali. Credo si tratti di un rapporto che va al di là dell’essere associati”.
Pasquale Gallone è tra l’altro lo zio dello sposo in elicottero atterrato a due passi dal castello di Nicotera nel settembre 2016 e con la vicenda finita anche nelle informative dell’inchiesta Rinascita Scott, oltre che nelle cronache nazionali. “I Gallone – ha dichiarato sempre Emanuele Mancuso nella sua deposizione – sono due fratelli, Pasquale e Giuseppe, ma poi c’è anche Cristian Gallone. I due principali sono proprio Pasquale e Giuseppe Gallone, detto Pizzichiju, che hanno rapporti fortissimi a livello istituzionale. In mancanza di esponenti della mia famiglia loro erano una specie di due vertici occulti, non portavano il cognome Mancuso però erano due fratelli, uno dal lato degli Undici – cioè Pasquale – l’altro, cioè Giuseppe Gallone, detto Pizzichiju, dal lato dei Mancuso detti “dei sette”. Quando c’erano problemi loro intermediavano tra i due rami della famiglia Mancuso. Pasquale Gallone si intendeva più di imprenditoria, mentre Pino di narcotraffico e gestione delle piazze. Entrambi avevano però rapporti con Luigi Mancuso”. Da sottolineare che Pino Gallone (padre dello sposo in elicottero e fratello di Pasquale) non è stato sinora coinvolto in alcuna inchiesta antimafia.
Pasquale Gallone scarica su Luigi Mancuso
Condannato in Rinascita Scott per associazione mafiosa, estorsioni, autoriciclaggio, reati in materia di armi e stupefacenti, intestazione fittizia di beni, Pasquale Gallone nel corso del maxiprocesso ha prodotto una memoria difensiva contenente dichiarazioni auto ed etero accusatorie contro i vertici del clan Mancuso, ad iniziare da Luigi Mancuso ed indicando i responsabili dei reati contestati, sostenendo di essere stato “costretto a commetterli a causa del proprio totale assoggettamento ai Mancuso”. Tesi che non ha per nulla convinto i giudici di merito che hanno affermato la penale responsabilità di Pasquale Gallone rispetto alle molteplici contestazioni mosse in Rinascita Scott pur essendo le sue dichiarazioni analoghe a quelle rese in un interrogatorio di garanzia il 23 agosto 2023 dinanzi al gip distrettuale di Reggio Calabria nell’operazione “Declino” che mirava a far luce sul favoreggiamento della latitanza del boss di Rizziconi Domenico Crea.

