Annalisa Insardà non è solo un volto del teatro e della televisione, ma una voce intensa e riconoscibile del panorama artistico calabrese. Attrice, doppiatrice, conduttrice e insegnante di recitazione, ha costruito negli anni un percorso fatto di passione, studio e impegno civile, portando in scena storie capaci di lasciare un segno.Oggi, però, il suo racconto va oltre il palcoscenico. È una testimonianza personale, profonda, che attraversa il dolore e approda a una nuova consapevolezza della vita. Insardà condivide un’esperienza che segna e trasforma: la malattia, affrontata senza retorica, con lucidità e una sorprendente forza interiore.

Le sue parole non sono solo un racconto, ma un invito a rallentare, a dare valore al tempo, ai legami, alla verità. Un viaggio umano che parla a tutti, perché tocca ciò che ci rende più fragili e, allo stesso tempo, più autenticamente vivi.

Tra le esperienze più forti, stravolgenti e formative della mia vita c'è il cancro. Nessuno dovrebbe passare attraverso questo baratro, ché vivere sospesi sul ciglio di un precipizio di cui non si vede il fondo, con la corda legata "in vita" lisa e pronta a cedere, è annichilente, è la stasi dell'aria tra bronchi e polmoni, è il sudore acido che scarnifica, è il sangue che si pietrifica e spacca le vene.

Ci sono delle cose che cambiano radicalmente quando si affrontano fatti del genere, al punto che qualunque cosa accada dopo, nel curriculum della vita questo evento rimane sempre in alto a tutto.

È chiaro che ognuno reagisce a suo modo. Chi mi sa lo sa, chi mi sapeva deve sapere cosa c'è adesso:

-non corro più, mi prendo il tempo per stare, per non fare, per rendermi conto di quanto un respiro profondo a volte sia più dolce del pane;

-non riesco a perdere le persone con cui ho un legame, perché trovo inutile l'affanno, il litigio, l'inimicizia, la rabbia, l'insulto. Se le cose accadono accadono, se il distacco si rende necessario pazienza, ma la differenza sta nella capacità di tornare o accogliere chi torna e lasciare andare;

-prima ogni cosa mi toccava sul personale, adesso anche, ma mi dura pochissimo. Poi torno a sorridere;

-sono più fragile, ogni cosa di vagamente emotivo la vivo con grande commozione, nel bene e nel male, riesco a gioire con pochissimo, ma le ferite scendono più in profondità. È evidente che in me c'è più spazio: lo spazio del valore dell'esistenza;

-non mi sono incattivita e non mi sono mai chiesta "perché proprio a me?";

-continuo a detestare i manipolatori ma non li combatto più;

-continuo ad accorgermi delle prese in giro ma non ho più la foga di svelarne l'inganno; anzi, mi spiace per chi crede che io non abbia capito (peggiorando di gran lunga la loro posizione. Ma davvero mi dispiace, però... pazienza);

-faccio i provini e se li supero sono felice, se non li supero sono felice;

-se ho un diritto, e mi interessa davvero, lo esigo;

-affronto l'ingiustizia e la malafede raccontando la verità;

-non ho paura di essere felice;

-se mi arrivano voci di maldicenze sul mio conto, considero chi le sta dicendo e sorrido, non mi addoloro più, ognuno può pensare ciò che vuole questo non cambia il mio umore;

-se qualcuno mi accusa di cose che non riguardano il mio modo di essere e di fare, mi dispiace, ma poi penso che la vita è fatta di tempo, e tutto quello che ho a disposizione non dovrà essere sprecato e rimuginare e spiegare e giustificare;

-se qualcuno mi mette in discussione personalmente o umanamente, ricordo chi sono e tutto quello che queste mani hanno modellato, e mi rassereno;

-sono ipocondriaca, già lo ero per contratto nazionale, sono peggiorata. Ma è chiaro che una diagnosi che tuona come una sentenza non potrà mai più lasciare indifferenti;

-sono grata, di tutto. Ogni mattina mi alzo di buon umore e ringrazio per quello che vedo e per quello che ho avuto e per quello che ho, e questa cosa mi fa sentire bene;

-sono attenta alle parole che uso, e quando non lo faccio pensando di poter andare veloce ché tanto chi mi ascolta mi sa e mi capisce, mi pento e mi ricordo di non farlo. Le parole hanno un peso specifico chiunque li ascolti;

-non mi soffermo su chi non empatizza;

-non mi piacciono i cattivi (ma questo sempre);

-sono molto più dissacrante, non riesco a privarmi mai di una battuta, anche nei contesti più improbabili, e grazie al Cielo;

-l'arroganza degli arroganti mi fa divertire;

-i proclami politici mi fanno più ridere di Zelig;

-non capisco chi non aiuta quando ha la possibilità, e forse il dovere, di farlo;

-vorrei vivere in campagna.

Ognuno è com'è, ma ciò che di enorme succede, cambia, forma, costruisce, distrugge. Tutto sta nel modo che si sceglie per tornare a dare la mano alla vita e continuare a procedere insieme.”

Annalisa Insardà