Per decenni Palizzi lo ha avuto davanti agli occhi senza poterlo davvero vivere. Il Castello domina il borgo dall'alto della rocca, familiare nel profilo e nelle pietre, presente nei racconti degli anziani e nei ricordi di chi quelle stanze le aveva conosciute, eppure sempre più lontano dalla quotidianità del paese. Una distanza breve da misurare sulla mappa, molto più lunga per una comunità costretta a guardare dal basso una parte della propria storia diventata inaccessibile. Domenica 6 settembre quella distanza è finita, quando il grande portone si è finalmente aperto e Palizzi è tornata dentro il suo Castello.

È stato lo stesso sindaco Umberto Felice Nocera a scegliere questa immagine per accompagnare una giornata attesa per anni. «È stata una vera e propria distanza. La distanza tra noi e una parte importante della nostra storia. A partire da questa sera non guarderemo più quel Castello soltanto da lontano. Gli andremo incontro». Parole pronunciate prima che il borgo cominciasse a salire verso la rocca, in un pomeriggio nel quale l'inaugurazione ha assunto i contorni di una festa collettiva, richiamando a Palizzi tantissime persone. Il cuore istituzionale della manifestazione è stato Piazza Umberto I, con il sindaco sul palco affiancato dagli assessori Pasqualina Romeo e Stefano D’Aguì, dal presidente del Consiglio comunale Carmelo Zirilli, dalla maggioranza consiliare, dai dirigenti e dai dipendenti del Comune. Presenti in piazza anche il senatore Nicola Irto, i consiglieri regionali Daniela Iiriti e Domenico Giannetta, il consigliere metropolitano Pierpaolo Zavettieri e il consigliere comunale di Reggio Calabria Giuseppe Marino.

Poi il borgo ha cambiato volto e la cronaca dell'inaugurazione ha lasciato spazio alle immagini di un'altra epoca. Il Corteo delle Antiche Genti ha cominciato a muoversi da Piazza Umberto I per risalire verso la rocca, attraversando Santa Domenica e via Aiello in mezzo alla gente assiepata lungo le strade. Dame e cavalieri in abiti d'epoca, soldati, sbandieratori e figuranti hanno sfilato tra le case del centro storico, mentre il suono dei tamburi accompagnava il cammino e sopra le teste dei presenti comparivano i falchi dei falconieri, richiamando le atmosfere dell'antico baronato. Per qualche decina di minuti le vie di Palizzi sono diventate parte della rappresentazione, con i costumi che avanzavano lungo gli stessi vicoli che conducono da secoli alla parte più alta del paese. Un corteo partecipato e seguito passo dopo passo da cittadini e visitatori fino all'ultimo tratto della salita verso il Castello, dove la rievocazione avrebbe lasciato spazio al momento che Palizzi aspettava da anni.

Ad attenderli c'era quel grande portone in legno attorno al quale il sindaco Nocera ha costruito anche il racconto più personale della giornata. Da bambino, ha ricordato, correva nelle piazze, nei vicoli e lungo le salite di Palizzi e imparava a conoscere il proprio paese semplicemente vivendolo. Lassù, però, la rocca sembrava appartenere a un'altra dimensione: «Era lì, a un passo da noi, eppure sembrava irraggiungibile». Il Castello si conosceva attraverso i racconti dei nonni, attraverso una memoria passata di generazione in generazione, mentre il degrado rendeva sempre più profonda la separazione tra quelle mura e il paese cresciuto ai loro piedi.

Una storia che spiega perché il momento dell'apertura sia andato ben oltre il tradizionale taglio del nastro. Nocera ha ricevuto simbolicamente la chiave del Castello e si è rivolto ancora una volta alla sua comunità. «Questo portone non si schiude soltanto su antiche mura restituite al sole, ma si apre al sapere, all'arte, all'abbraccio con i viandanti e al definitivo riscatto di tutta la nostra amata terra, di tutto il nostro amato paese».

Una chiave che il sindaco ha detto di ricevere «non come possesso ma come custodia», perché «questo Castello appartiene alla memoria di chi ci ha preceduto e al futuro di chi verrà». Poi il taglio del nastro, l'apertura e la frase che ha chiuso simbolicamente una vicenda durata quasi vent'anni: «Il Castello Ruffo di Palizzi è ufficialmente restituito alla sua comunità». Subito dopo, il momento della benedizione impartita dal vicario del vescovo, mons. Pasqualino Catanese, e dal parroco di Palizzi, mons. Leone Stelitano, per poi lasciare posto al calare della sera alla festa in piazza nel borgo organizzata dall’associazione Poliscin.

Alle spalle della festa c'è un percorso lungo e tutt'altro che lineare. Il progetto esecutivo per l'acquisizione e il recupero risale ad un ventennio fa. Sono seguiti anni di interruzioni e difficoltà, tanto che nel 2021, al momento dell'insediamento dell'attuale amministrazione, la situazione era ancora ben lontana da quella mostrata domenica. «Era ancora un rudere», ricorda Nocera, descrivendo il cantiere fermo come la rappresentazione dell'abbandono e raccontando il lavoro avviato con la Soprintendenza per rimettere in moto l'intervento, fino alla conclusione dei lavori e alla consegna del bene restaurato al Comune nel novembre dello scorso anno.

Un intervento da 2 milioni di euro, raccontato nelle sue diverse fasi anche su queste pagine, che ha seguito criteri filologici e conservativi e che oggi consente di leggere nuovamente l'impianto storico dell'edificio. A spiegare il senso di alcune scelte è Chiara Barraci, incaricata del Direttore Generale del Ministero della Cultura per la Soprintendenza ai Beni Culturali della Calabria, che invita anzitutto a guardare il monumento per ciò che storicamente era: più propriamente un palazzotto feudale del Basso Medioevo, piuttosto che un castello secondo l'immagine tradizionale della fortezza. Il lavoro degli specialisti ha cercato di recuperare quell'impianto utilizzando quanto era ancora disponibile e ricostruendo, dove possibile, l'immagine originaria.

È il caso anche delle pareti “intonacate”, scelta che potrebbe sorprendere chi si aspetta la pietra lasciata integralmente a vista, ma che Barraci riconduce proprio alle caratteristiche del palazzotto feudale. Diverso il lavoro sugli elementi completamente perduti, come il tetto e il soffitto a cassettoni, ricostruiti sulla base degli studi condotti dagli architetti e dai conservatori che hanno seguito il recupero.

In mezzo alle tante persone che domenica hanno raggiunto la rocca ce n'era una capace, da sola, di tenere insieme una parte lunghissima di questa storia. Annunziata Crisopulli, storica custode del Castello ed un secolo di storia alle spalle, era presente nel giorno in cui il paese è tornato a percorrerne gli ambienti. I cittadini di Palizzi raccontano di una donna che negli anni ha insegnato il rispetto per quel luogo e per la storia custodita dalle sue mura. La sua presenza, mentre bambini, giovani e famiglie scoprivano stanze rimaste per tanto tempo irraggiungibili, ha restituito alla giornata il senso concreto di quella memoria tramandata sulla quale Nocera aveva insistito nel suo discorso.

E dentro le stanze appena riaperte il Castello ha cominciato subito a mostrare ciò che potrebbe diventare. L'Associazione Thétis, la stilista calabrese Giusy Di Bartolo e l'Associazione Culturale ed Artistica Polvere di Fata, insieme all'Amministrazione comunale, hanno portato tra gli ambienti restaurati abiti di gala, alta moda e costumi d'epoca, accompagnati da una sfilata – partita da Piazza Umberto I – che ha incrociato il presente con le suggestioni dell'antico baronato. Storia e contemporaneità si sono così ritrovate negli stessi ambienti, mentre all'esterno la festa proseguiva con danze, falconeria, sbandieratori ed i Tamburi d'Aragona.

L'immagine consegnata dall'inaugurazione è quella di un Castello finalmente recuperato e pieno di persone, ma il giorno successivo porta inevitabilmente con sé una questione molto più concreta: cosa accadrà adesso? Il sindaco Nocera non la nasconde e, anzi, la mette al centro della fase che si apre dopo il restauro. «È un Castello che è da riempire». Il Comune è in dissesto e le risorse necessarie per arredare gli ambienti e costruire una funzione stabile non sono facili da reperire, anche se il sindaco sottolinea come il complesso sia già oggi «veramente bellissimo e affascinante anche senza arredi». Da qui l'appello rivolto alle istituzioni nazionali, regionali e metropolitane affinché raggiungano Palizzi, vedano ciò che è stato recuperato e contribuiscano a trasformarlo in un luogo capace di produrre cultura, turismo e movimento per il borgo. Per quasi vent'anni Palizzi ha inseguito il recupero del suo Castello, attraversando cantieri, interruzioni e una lunga attesa mentre la rocca continuava a dominare il paese. Domenica i palizzesi sono tornati lassù e quella distanza, almeno fisicamente, è stata cancellata, con l’auspicio che quelle stanze continuino ad avere persone, idee e vita dentro, perché la porta aperta il 6 settembre non torni a essere il confine tra Palizzi e la sua storia.