Il Planetario di Cosenza è un bagno di sangue. Non c’è altro modo per descrivere quella che ad oggi è ancora una cattedrale nel deserto dopo quasi cinque anni di totale abbandono. Proprio nella scorsa settimana sono iniziati i lavori delle ditte comunali per la ripulitura degli spazi interni ed esterni: l’intenzione, come indicato dall’ex assessore e oggi consigliere regionale, Francesco De Cicco, è quella di portare alla riapertura del “Giovan Battista Amico” entro il 2027. Ma il quadro che si para davanti quando, approfittando del lavoro delle ditte, entriamo nella struttura aperta, è, per essere eufemistici al meglio delle nostre possibilità, piuttosto complesso. 

Il problema maggiore riguarda l’ormai arcinota lente Zeiss che illuminava la sala centrale con il cielo stellato. Un marchingegno datato quindici anni per il quale il costo di riparazione si aggirerebbe, stando alle prime voci che filtrano da Palazzo dei Bruzi, intorno al milione e mezzo di euro. Si tratta della spesa più grossa, questo senza dubbio, e anche di quella più importante per il funzionamento totale del Planetario di Cosenza. Ma già sforerebbe, se confermata, di duecentomila euro la cifra annunciata da De Cicco poco più di un mese fa. La conferma, che si spera non arrivi o sia almeno al ribasso, arriverà insieme ai tecnici della Zeiss, attesi in città non appena saranno finiti i lavori di pulizie. 

Incendi, graffiti, bidoni rovesciati: degrado totale nel Planetario di Cosenza

Rispetto all’incursione fatta lo scorso anno dalle nostre telecamere, il Planetario di Cosenza versa in condizioni se possibile ancora più disastrose di quanto non facesse precedentemente. Ci sono nuovi graffiti, c’è ancora il materasso ribaltato, giaciglio di fortuna di qualche sfortunato, c’è il cestino dei rifiuti rovesciato per terra con tutto ciò che ne consegue.

La cosa più impressionante, però, si vede nel salone centrale, proprio sotto la tanto chiacchierata lente Zeiss: qui qualcuno degli avventori ha scatenato un piccolo incendio con carta e cartoncino, tanto che rimane ancora la puzza di bruciato pur a distanza, immaginiamo, di tempo. E giova ricordare che tutti i cavi elettrici e i fili di rame sono stati rimossi e portati via, mentre il materiale contenuto nello scantinato galleggiava: per questo non c’è stato bisogno di scendere nuovamente, è bastata la visita fatta con le forze dell’ordine nel 2025. Difficile, infatti, che si sia potuto ripristinare un intero impianto elettrico con la struttura ancora chiusa. 

Adesso non resta che attendere. L’impegno preso da Francesco De Cicco è enorme: far rinascere a nuova vita una struttura come il Planetario, centrale nell’economia della città di Cosenza. Ma l’impresa sembra, a volersi far trascinare dall’ottimismo, ardua.