Prime opere entro la fine dell’anno e conclusione dei lavori nel 2034. Pietro Ciucci torna a scandire il cronoprogramma del Ponte sullo Stretto e, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, affronta i nodi che ancora accompagnano il progetto, a partire dalla complessità delle procedure e dai tempi necessari per arrivare all’apertura dei cantieri.

«Contiamo di partire con le prime opere entro la fine di quest’anno, con il termine dei lavori nel 2034», afferma l’amministratore delegato della Stretto di Messina. Un orizzonte temporale che resta dunque quello tracciato dalla società, mentre sul percorso pesano passaggi amministrativi e autorizzativi che coinvolgono il livello nazionale e quello comunitario.

È proprio su questo terreno che Ciucci individua uno dei margini per accelerare. «Le procedure sono complesse, sia a livello nazionale che comunitario, lo sforzo dovrebbe essere di mettere in parallelo i diversi passaggi piuttosto che in successione. Sarebbe fondamentale per risparmiare tempo e quindi costi». Una riflessione che riguarda anche il ruolo della burocrazia, spesso indicata come principale responsabile dei ritardi delle grandi opere.

Per Ciucci, però, la questione è più articolata. Le procedure servono a garantire il rispetto delle norme e delle tutele per i lavoratori, l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio archeologico, oltre alla prevenzione delle infiltrazioni della criminalità. Il punto, sostiene, è rendere questi passaggi più efficienti, con tempi definiti e certi. L’ad della Stretto di Messina allarga quindi il ragionamento alla capacità del Paese di realizzare le grandi infrastrutture. «Abbiamo tutto, grandi competenze ingegneristiche, ambientali, antimafia, che ci vengono anche invidiate fuori d’Italia. Quello che forse difetta, a volte, è la capacità di tutti gli attori, anche politici, di lavorare in modo coordinato verso l’obiettivo».

E proprio la politica resta una delle variabili che accompagnano da sempre il Ponte. Ciucci riconosce il peso delle divisioni che hanno segnato la storia dell’opera: «Non possiamo nascondere che l’opera è storicamente oggetto di contrapposte posizioni politiche, e questo non aiuta». Sullo sfondo rimane così la sfida indicata dall’ad: trasformare il cronoprogramma in cantieri, con l’obiettivo di aprire la fase delle prime opere già entro la fine del 2026.