"Natale a Gaza: una candela nell'oscurità", accesa nella galleria di palazzo San Giorgio fino al 6 gennaio per non dimenticare quanto ancora stia accadendo al popolo in quel tormentato territorio. Le prime vittime di questa tragedia sono migliaia di bambini

Una maternità dolente è l’opera d’arte di Pino Caminiti al centro dell’installazione “Natale a Gaza. Una candela nell’oscurità”, allestita fino a domani 6 gennaio, che anche queste festività sta animando la galleria di palazzo San Giorgio a Reggio Calabria al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a queste ferita nella storia contemporanea tutt’altro che sanata. A poco più di 70 di chilometri da Betlemme, dove oltre duemila anni fa nacque un Bambino per portare nel mondo la Speranza, migliaia sono i bambini già uccisi e per altrettanti quella Speranza è violata ogni giorno.

Istituzioni distratte

L’iniziativa è promossa congiuntamente da Circolo del Cinema Cesare Zavattini, La Strada, Ace-Medicina solidale, Associazione culturale L’imbuto di Nettuno, Mana Chuma Teatro, associazione Per non dimenticare Sabra e Chatila, Coordinamento Pro Palestina di Reggio Calabria.

«Avremmo tanto voluto non dover riproporre questa iniziativa di sensibilizzazione anche quest’anno ma non abbiamo potuto esimerci da questo che abbiamo sentito come un dovere, soprattutto in un momento che per noi è di festa. Siamo in tanti ad aver collaborato perché abbiamo ritenuto questa iniziativa una responsabilità nei confronti delle vittime di Gaza e di tutte le guerre che ci sono in questo momento, nessuna esclusa.

Le prospettive a livello internazionale non sono certo rosee e crediamo fortemente che ciò debba essere una preoccupazione delle istituzioni nazionali e anche internazionali, al momento assolutamente distratte sulla questione palestinese», ha sottolineato Tonino De Pace, coordinatore del circolo del cinema Cesare Zavattini di Reggio Calabria.

La nuova opera di Pino Caminiti al centro dell’installazione proposta è incentrata su 12555 bambini fino a 13 anni, uccisi in questo conflitto. Un sudario, incorniciato da fiammelle accese che come piccole stelle ne onorano la memoria, restituisce a loro almeno un nome affinchè, seppure da morti, non sia negata la loro esistenza.

A Gaza la sfida tra l’umano e i suoi demoni più immondi

«Un piccolo corpo esanime, portato in braccio dal padre, con la madre piangente al suo fianco.

Rappresentare il dolore non è mai facile, si tratta di tirarlo fuori se lo porti dentro, altrimenti non si riesce. È un dolore cieco, assoluto, senza alcuna speranza. Per fare un paragone assolutamente sacrilego, è l’esatto contrario del dolore di Maria mentre regge il corpo di Cristo, nella “Pietà” di Michelangelo, un viso sereno e idealizzato, come del resto sereno è anche il volto di Gesù, nonostante la tortura della crocifissione.

La “mia Pietà” – ha spiegato l’artista Pino Caminiti - denuncia non solo la morte intollerabile di quel bimbo, ma, con essa, la morte del sentimento di umanità: a Gaza, da parte di chi ha ordinato e compiuto lo sterminio, e in tutto il mondo, ad opera di quanti lo hanno autorizzato e permesso.

L’assenza di pietà è figlia dello spirito di questo tempo, dominato dalla logica della forza, della prepotenza, della violenza non solo delle armi, ma della ricchezza e del potere.

Sul mondo tira un vento impetuoso che spazza via i più deboli e i presidi culturali della civiltà democratica, valori e principi che, mai come ora, appaiono indifesi e a rischio di estinzione.

Per questo Gaza non è solo Gaza: lì si è giocata, e si sta giocando ancora, una sfida spartiacque tra due concezioni, tra l’umano e i suoi demoni più immondi.

Ecco perché non si può rimanere distratti e indifferenti: girarsi dall’altra parte, equivale ad assumersi una personale responsabilità», ha spiegato ancora l’artista Pino Caminiti.

Un nome ai bambini uccisi

Arte e storia contemporanea si intrecciano e parte viva dell’installazione è stata l’attività di documentazione per denunciare la strage di bambini che sta flagellando questo conflitto. «Abbiamo fatto riferimento all'elenco ufficiale del ministero della Salute di Gaza che riferisce dei bambini ai quali si è riusciti a dare un nome. In realtà – ha spiegato Lidia Liotta del circolo Legambiente Calabria - quelli che abbiamo riproposto in questo sudario rappresentano due terzi dell'elenco ufficiale completo che consta di circa 18.500 nomi e l'età arriva fino a 17 anni. In questo spazio siamo riusciti a riportare i nomi dei 12.555 bambini fino ai 13 anni.

In realtà il numero reale non si saprà mai perché di molti corpi dilaniati dalle bombe non vi è più traccia e perché nel tentativo di eliminare il popolo palestinese, di cancellarne l’identità e generare indeterminatezza nei confini delle terre, l’esercito israeliano nei suoi raid ha considerato obiettivi sensibili proprio gli uffici anagrafici e quelli catastali. Inoltre sono vittime di guerra, come stabilito anche dall’Onu, anche le cosiddette vittime indirette morte per fame, freddo, mancanza di assistenza sanitaria. Quindi in realtà il numero delle vittime è enormemente più alto. Il nostro è un tributo alla memoria di questi bambini che questa guerra intende cancellare. Il nome restituisce loro una identità, una storia, una memoria. Come ha scritto Paola Caridi, “i nomi sono la prima forma della dignità, scriverli è l’ultimo gesto di giustizia possibile per restituire non solo voce ai morti, ma anche responsabilità ai vivi”», ha spiegato ancora Lidia Liotta del circolo Legambiente Calabria.

L’assedio continua

L’istallazione ha accolto iniziative culturali legate a cinema, arte, teatro, letteratura apre un ciclo di eventi che proseguiranno anche nei primi mesi del 2026. Lo scopo non è solo quello di ricordare quanto sia avvenuto a Gaza in questi ultimi due anni ma anche quello di ristabilire la verità storica per la quale la tregua dello scorso ottobre non ha risolto la questione ancora aperta e complessa.

«È necessario che i riflettori siano sempre costantemente accesi su Gaza, perché il genocidio del popolo palestinese sulla Striscia continua sottoforma di stillicidio viste le condizioni in cui sono costrette a operare, per esempio, i sanitari.

L’assedio di fatto continua con la sostanziale occupazione militare israeliana che rende difficilissima la vita quotidiana delle donne, dei bambini, degli uomini di Gaza. Per queste ragioni è assolutamente necessario, e in questa circostanza lo stiamo facendo attraverso l’arte, tenere alta l’attenzione sul popolo palestinese. Speriamo di riuscire a raggiungere le corde più profonde dell'anima perché occorre dire una volta per tutte: Basta», ha concluso Fabio Palumbo del collettivo La Strada.

Le testimonianze

Questo primo ciclo di iniziative si è concluso ieri con l’incontro “Rotta Su Gaza: diario di bordo”. Dario Liotta (Capitano della Brucaliffo/Al-Awda), Francesca Amoruso (sindacalista e membro dell’equipaggio della Brucaliffo/Al-Awda) e Nando Primerano (CSOA “A. Cartella e membro dell’equipaggio della Brucaliffo/ Al-Awda) racconteranno la loro esperienza a bordo della Brucaliffo/Al-Awda, la barca calabrese partita alla volta di Gaza con la Freedom Flotilla Italia lo scorso settembre.