Niente maratone elettorali, niente frenesia da breaking news. Sul palco della seconda edizione del Festival dell’argomento a piacere di Roccella Jonica Enrico Mentana si è concesso una pausa dal lavoro per tornare alle origini, quelle radici profonde che lo legano indissolubilmente alla terra calabrese.

Sollecitato dalle domande mai banali del direttore artistico della kermesse Tommaso Labate, il direttore del Tg di La7 ha raccontato la sua infanzia e il legame profondo con la figura paterna. Suo padre Francesco, stimato giornalista sportivo, era infatti originario di Bova. È qui che Mentana ha trascorso tutte le estati della sua giovinezza ed è qui che è avvenuta la sua vera formazione emotiva: «Vengo in Calabria perché sono appassionato di cose belle - ha detto - come la sinagoga di Bova Marina, la più antica del sud, che però sta sotto un cavalcavia della 106, così come la villa romana di Casignana, che però è tagliata in due dalla statale. Vi chiedo? È più importante una strada o un sito archeologico?».

Per Mentana si tratta della sua seconda volta a Roccella Jonica. La prima fu agli inizi degli anni ’80 da militante del Partito Socialista. «Venni da Reggio a Roccella perché in ottimi rapporti con Sisinio Zito, rara figura di intellettuale socialista, nel primo PSI craxiano. Un giovane Franco Crinò, che poi diventò senatore, mi invitò a casa sua e fui suo ospite una settimana e mi fece conoscere cose bellissime».

Un racconto, quello di Mentana, che ha mescolato aneddoti familiari e riflessioni più ampie sul senso di appartenenza. «Il rapporto con le radici è una roba tecnica che non ti santifica - ha rimarcato - Qui torni dove sei nato ed è tutto come era prima, questo non ce lo possiamo permettere. L’orgoglio di una regione è il senso di appartenenza senza il “nonostante tutto”. E il fatalismo è la vera grande malattia della Calabria».

L'incontro ha aperto la seconda edizione della manifestazione dove sono gli ospiti a scegliere l’argomento di cui parlare, al di là delle cariche, dei ruoli, delle professioni. Tre serate per raccontare le passioni, hobby e interessi di ospiti del giornalismo, della TV e del panorama culturale italiano.

«Gli argomenti a piacere, come insegnavano i maestri veramente bravi, sono quelli su cui davvero si misura il valore di un essere umano – ha spiegato il giornalista Tommaso Labate, direttore artistico del festival -. Le domande più difficili, non le più facili. Con l'argomento a piacere rispondi a due domande: con la prima, qual è il "tuo" argomento, si misura la qualità della tua passione; con la seconda si misura come ne sai parlare. È più arduo, ed è erroneo immaginare che sia quella semplice: è la domanda più difficile. Meritava un festival che non esisteva ancora da nessuna parte».