La crisi dei salari, il lavoro irregolare e l’economia sommersa rischiano di compromettere la crescita dei territori e di aggravare le difficoltà già esistenti nel Mezzogiorno. È quanto sottolinea il consigliere del Cnel Francesco Napoli, che richiama l’attenzione sulla necessità di un nuovo patto per il lavoro fondato su legalità, responsabilità e tutela dei diritti.

La fotografia delle retribuzioni italiane, caratterizzate da una crescita dei salari reali più contenuta rispetto a quella registrata in altri Paesi europei e nelle principali economie occidentali, secondo Napoli «impone una riflessione profonda anche sul futuro dei territori».

Una questione che riguarda da vicino la Calabria e l’intero Mezzogiorno, dove alla difficoltà di creare occupazione stabile si aggiunge il rischio di una crescente distanza tra lavoro e dignità.

«Da rappresentante delle istituzioni e da uomo delle regole – afferma Napoli – ritengo che non si possa più tacere davanti a situazioni che rischiano di diventare strutturali. Il lavoro deve essere sinonimo di dignità e crescita, non di precarietà permanente o di rinuncia ai propri diritti».

Per il consigliere del Cnel, il problema non riguarda soltanto il livello degli stipendi, ma anche la qualità e le condizioni del lavoro. «Non possiamo parlare di sviluppo se esistono lavoratori assunti con contratti che non corrispondono alle reali prestazioni svolte, persone che formalmente risultano part-time ma che nella quotidianità affrontano carichi di lavoro ben diversi – sostiene Napoli -. Quando questo accade, a perdere non sono solo i lavoratori, ma anche le imprese sane che rispettano le regole e competono correttamente».

Secondo Napoli, il fenomeno non può essere considerato marginale né circoscritto a singoli settori: «Quando queste dinamiche si diffondono alimentano economia sommersa, concorrenza sleale e impoverimento sociale – prosegue -. L’economia irregolare rende ancora più drammatica una crisi già segnata dalla perdita di potere d’acquisto e dalla difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese».

Nel suo intervento, il consigliere del Cnel pone l’accento anche sulla condizione delle nuove generazioni e sul fenomeno dell’emigrazione giovanile. «Non possiamo chiedere ai giovani di restare nel nostro territorio se vengono traditi nelle loro aspettative – dice -. Dopo anni di studio, formazione e sacrifici, molti sono costretti a guardare altrove perché non trovano qui opportunità adeguate, salari dignitosi e prospettive di crescita. Non è il legame con la propria terra a mancare: è la possibilità concreta di costruire un futuro».

Da qui l’appello alle istituzioni, alle imprese e alle parti sociali per un impegno comune: «Serve un impegno comune per riportare il lavoro al centro delle politiche economiche – conclude Napoli -. Legalità, controlli, formazione, produttività e salari adeguati devono diventare pilastri di un nuovo modello di sviluppo. Difendere il lavoro significa difendere il futuro delle nostre comunità». La sfida, conclude il consigliere del Cnel, è costruire un sistema nel quale restare, investire e lavorare nel proprio territorio torni a essere una scelta possibile e non «un atto di coraggio».