Il vicepremier dice No a una nuova gara («significherebbe non realizzare l’opera») e sottolinea che il progetto resta invariato ma i costi sono cambiati: «Servirà a tutti, anche ai mezzi militari. E gli indennizzi per gli espropri saranno elevati»
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Il Ponte sullo Stretto di Messina rimane al centro del dibattito politico e infrastrutturale, così come la promessa di aprire i cantieri entro il 2026. «La gara c'è stata, è stata fatta, ma ovviamente i costi dei materiali, dell'acciaio, del cemento, dell'energia non sono i costi di 10 anni fa. Questo non perché è cambiato il progetto, ma perché è cambiato il mondo», ha dichiarato il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, collegato in videoconferenza con un convegno a Reggio Calabria.
Secondo il ministro, «non è cambiato strutturalmente il progetto, che anzi migliora e migliorerà ulteriormente. Sono cambiati i costi dei materiali, dell'energia, delle materie prime. Rifare un'altra gara significa dire di no al Ponte. Il mio obiettivo è aprire i cantieri nel 2026». Salvini ha inoltre sottolineato che «continueremo il confronto con le istituzioni europee per rispondere alle obiezioni e per sistemare gli atti. Sono convinto che riusciremo, dopo 160 anni dal ragionamento sul primo progetto del Ponte, ad aprire questi cantieri».
Nel corso del convegno, il ministro ha evidenziato l’importanza dell’investimento infrastrutturale: «Abbiamo 230 miliardi di euro di opere pubbliche finanziate e cantierate in Italia, 22 miliardi in Calabria, 22 miliardi in Sicilia. Il ponte come manufatto è meno della metà dell'investimento totale dei 13 miliardi e mezzo. Stiamo parlando di 5 o 6 miliardi a fronte di più di 200 miliardi di opere pubbliche aperte in Italia, e Calabria e Sicilia da sole fanno 45 miliardi».
Salvini ha chiarito l’approccio del governo di fronte alle osservazioni della Corte dei Conti: «Stiamo lavorando per rispondere alle obiezioni nel merito tecnico, ovviamente non vogliamo pensare che ci sia un pregiudizio ideologico». L’opera, secondo il ministro, avrà anche un ruolo strategico nella sicurezza e nella protezione civile: «Il ponte servirà a tutti, è chiaro che servirà anche come strumento di maggior velocità alla difesa, ai vigili del fuoco, ai mezzi militari. Ma il ponte serve ai siciliani, agli avvocati, ai medici, agli studenti, ai turisti, agli agricoltori. Io sono convinto che supereremo le perplessità che la Corte dei Conti ci ha sottolineato e invece di partire come avrei desiderato entro novembre-dicembre di quest'anno con i cantieri, vorrà dire che partiremo nel 2026».
Sul piano infrastrutturale e strategico, il ministro ha posto l’accento sul collegamento europeo: «In questo momento ci sono gli ingegneri di Rete Ferroviaria Italiana che stanno definendo il progetto dell'alta velocità, non per fare un piacere a Salvini, ma perché serve, perché il ponte non è il collegamento Messina-Reggio Calabria. Occorre immaginare la cartina geografica d’Europa come un continuum e mancano solo quei tre chilometri per collegare Palermo a Helsinki, senza soluzioni di continuità, con l'Italia al centro del mondo».
Salvini ha aggiunto che l’opera attirerà competenze e investimenti internazionali: «Con gli ingegneri cinesi, turchi, americani che verrebbero a Reggio Calabria, verrebbero a Messina. Pensate anche all'indotto di ricerca scientifica, di innovazione, intelligenza artificiale, di turismo. Qualunque opera stradale, ferroviaria e infrastrutturale comporta degli espropri, gli espropriati del ponte saranno indennizzati di più rispetto a tutti gli altri espropriati. Questo per venire ancora più incontro».



