«Costituzionalisti autorevoli hanno spiegato come il processo di revisione costituzionale, gli articoli 138 e 139 della Costituzione, sono stati pensati dai padri costituenti per cambiare una singola disposizione ma non un intero assetto di rapporti tra i poteri dello Stato. Una materia così tecnica non può essere demandata a un referendum che non ha neanche un quorum. Faccio un esempio: potrebbero andare a votare dieci persone, sei dicono sì e quattro dicono no. Sei persone determinerebbero il cambiamento di un assetto della nostra Costituzione. E questa è, evidentemente, una stortura piuttosto grave se consideriamo anche che questa riforma costituzionale è stata blindata».
Si è parlato anche del referendum che potrebbe tenersi nella primavera del 2026, sulla riforma costituzionale della giustizia, nel corso della trasmissione Buongiorno in Calabria. Ospite ai microfoni di Massimo Clausi e Alessia Truzzolillo è stata il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci che a luglio è stata nominata insieme al magistrato Italo Federici, segretario generale del gruppo Unità per la Costituzione dell’associazione nazionale magistrati.

Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere (giudicante e requirente) in magistratura, dicevamo, sarebbe del tipo cosiddetto confermativo e non è previsto il quorum, dunque sarebbe valido anche con una bassa affluenza.
Il magistrato ha aggiunto che «abbiamo assistito a una riforma che non ha avuto nessuna interlocuzione tecnica. È stato adoperato anche il cosiddetto “canguro” ovvero il salto che viene fatto in Parlamento, applicato per la prima volta con una riforma costituzionale che riguarda la tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini senza poter consentire alcuna discussione sugli emendamenti».
Il pm Annamaria Frustaci cita il giudice Nino Caponnetto (che guidò il pool antimafia voluto da Rocco Chinnici) per sottolineare la gravità del momento: «L’aspetto centrale di ciascun ordinamento democratico è rappresentato dal sistema di tutela dei diritti. Per misurare il grado di democrazia di un Paese bisogna guardare al livello dell’istruzione e la giustizia».

Caponnetto, tra l’altro, viene citato da Annamaria Frustaci anche nell’ultimo libro che la pm ha pubblicato per Mondadori, Un sole che mai tramonta, e che narra la storia vera della famiglia Nencioni vittima della strage di mafia di via dei Georgofili a Firenze nel 1993. Una strage di mafia che si lega alla tragica stagione dei primi anni ’90 e che vide vittime anche i giudici Falcone e Borsellino. In via dei Georgofili, tra gli altri, persero la vita la piccola Nadia Nencioni, di soli otto anni, e la sorellina di 60 giorni appena.