Il ragazzo dai pantaloni rosa” racconta la storia di Andrea Spezzacatena, quindicenne, madre calabrese, che nel 2012 si tolse la vita dopo anni di bullismo e cyberbullismo omofobo.

La sua vicenda è diventata simbolo di una generazione di ragazzi costretti a sopportare insulti, umiliazioni online, vittime di bullismo anche a scuola.

In tutti questi anni, tantissime le battaglie della instancabile madre, calabrese di San Giovanni in Fiore. Teresa Manes dal 2012 combatte contro ogni forma di bullismo e discriminazione.

Andrea era un ragazzino sensibile che si tolse la vita il 20 novembre 2012. Aveva poco più di 15 anni quando decise di impiccarsi in casa con una sciarpa. Non sopportava più tutto l’odio che i compagni gli rovesciavano addosso quotidianamente. Si sentiva umiliato, offeso.
La mamma, dal 2012 ha portato a galla in tutto i modi la storia di suo figlio. Con libri ma soprattutto con decine di incontri e dibattiti in tutta Italia. Arrivando al Quirinale dove il 27 dicembre 2021 il Presidente Sergio Mattarella le ha conferito l'onorificenza di Cavaliere.

Poi l’uscita del film dal titolo “Il ragazzo dai pantaloni rosa” perché così lo chiamavano dopo che nel lavaggio i suoi pantaloni scolorirono, diventando rosa. Lui li ha voluto indossare ugualmente, mai immaginando che da quel momento sarebbe stato oggetto di un costante e violento bullismo da parte dei suoi compagni. Fino a creare una pagina Facebook per prendersi gioco di lui. Ma la mamma non si è mai arresa, e ha dato voce e luce al suo dolore, ha scritto due libri e soprattutto si è mossa in tutti i modi per portare avanti la sua battaglia contro ogni forma di bullismo, contro ogni discriminazione. Primi destinatari i ragazzi delle scuole, con i quali si incontra spesso e in tutta Italia.

Andrea e tutte le vittime di bullismo sono vittime innocenti, spesso chiuse in se stesse, che la stessa scuola non riesce a capire, e perfino in famiglia spesso non vengono compresi.

Sono degli invisibili agli occhi degli adulti, sempre troppo di fretta, sempre troppo indaffarati, presi dal lavoro, dalle abitudini quotidiane che tolgono tempo alla famiglia e lasciano spesso soli i ragazzi che hanno bisogno di aiuto.

Il film riporta in primo piano il dolore delle vittime e l’urgenza di una cultura del rispetto e della tutela dei più giovani.

In Italia il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo è in crescita.

Secondo i dati più recenti, quasi 7 adolescenti su 10 tra 11 e 19 anni hanno subito episodi offensivi o aggressivi nell’ultimo anno, e circa il 34% è stato vittima di cyberbullismo.

I più colpiti sono i ragazzi più giovani e le ragazze, ma anche i ragazzi con origini straniere risultano spesso più esposti a attacchi continui. Insulti, minacce, foto o video umilianti condivisi online diventano uno spettacolo pubblico permanente, amplificando il disagio e rendendo difficile per le vittime trovare protezione o supporto.

Le conseguenze sono pesanti e durature. Gli adolescenti vittime di cyberbullismo sviluppano frequentemente ansia, depressione, calo del rendimento scolastico, isolamento sociale e perdita di autostima.

Nei casi più estremi, l’angoscia può portare a pensieri suicidi, come tristemente accadde ad Andrea. Secondo Telefono Azzurro, nel 2025 sono arrivate 181 richieste di aiuto per bullismo e 24 per cyberbullismo, numeri che rappresentano solo una parte del fenomeno reale, spesso non denunciato.

Il film non è solo un racconto doloroso, ma un avviso per famiglie, scuole e istituzioni: il bullismo digitale non è un problema dei social network, ma una vera emergenza educativa e sociale.

La storia di Andrea ci ricorda che ogni gesto di attenzione, ogni parola può fare la differenza tra la vita e il dolore.

Prevenire il bullismo e il cyberbullismo non è un’opzione, è un dovere di tutti.

Parlare di rispetto, educare alla responsabilità digitale e creare ambienti scolastici sicuri sono strumenti essenziali per proteggere i giovani e impedire che tragedie come quella di Andrea si ripetano.

La pellicola diventa così uno strumento concreto di riflessione e sensibilizzazione per tutti, perché la realtà del cyberbullismo è oggi più presente che mai.