Quella che fu un tempo la sfarzosità degli interni oggi stride con lo stato di generale e sconfortante abbandono in cui versa l’antica dimora nobiliare. Siamo entrati in uno degli immobili di maggior pregio del centro storico di Vibo Valentia, l’ottocentesco Palazzo Gagliardi-De Riso, foresteria per gli ospiti della potente famiglia Gagliardi. Gli ampi saloni oggi conservano solo il lontano ricordo dei fasti del passato, quando ospitavano un cenacolo intellettuale noto in tutta la Calabria, accogliendo tra specchi e arazzi anche re Ferdinando II e Giuseppe Garibaldi.

Oggi sono preda di muffe e infiltrazioni. Sui preziosi tappeti sono spuntati perfino i funghi. Gli arredi sontuosi sembrano volere sfidare l’incuria, ma ormai è solo una lotta contro il tempo. La proprietà è della Provincia di Vibo Valentia, negli anni i tentativi di reperire i finanziamenti necessari al suo recupero si sono risolti in un nulla di fatto. Ora si prova a ripartire dal concorso di idee finanziato dall’Agenzia di Coesione.

«Con i 500mila euro del Fondo Progettazione Enti locali è stato eseguito il concorso di progettazione, in collaborazione con l'Ordine nazionale e provinciale degli Architetti. C'è un vincitore, l’architetto Enrico Pata, e quindi un nuovo progetto di recupero dal quale partire» ci spiega Carolina Bellantoni, funzionaria della Provincia di Vibo Valentia che ci ha aperto le porte dell’antica dimora. Lei, insieme agli uffici preposti, non ha mai smesso di crederci. A lungo, insieme ai colleghi del suo settore, benché competenti in materia di edilizia scolastica, hanno cercato una soluzione per restituire il bene alla collettività. «Ora abbiamo ottenuto il parere della Soprintendenza archeologica ed è venuto anche un funzionario per i beni mobili, quindi per gli arazzi e gli arredi, a fare un sopralluogo - prosegue -. Proprio ieri ci è stato trasmesso il rapporto di verifica del progetto da un operatore economico esterno da noi incaricato. Ora quindi attendiamo solo le integrazioni da parte dei progettisti, poi passeremo a validare e ad approvare il progetto e dunque chiudere la pratica relativa alla progettazione».

Se la parte progettuale sembra dunque ormai in dirittura d’arrivo, resta il nodo dei finanziamenti. Per l’esecuzione del progetto vincitore del concorso di idee servono almeno altri otto milioni di euro. «C’è stata un’interlocuzione con la Regione Calabria –-spiega Bellantoni -. Nella precedente legislatura siamo stati convocati perché Palazzo Gagliardi-De Riso è sembrato il candidato ideale per ospitare l’Università del Turismo e ci è stato prospettato un finanziamento che, per i lavori e l’avvio delle attività universitarie, era stato stimato in circa 20 milioni di euro. Con la fine anticipata della consiliatura e la rotazione dei dirigenti, quel percorso si è interrotto. Ma ora abbiamo avanzato una nuova richiesta e confidiamo di riprenderlo».

Il finanziamento che faceva capo a Vibo Sviluppo, invece, sembra ormai perso nei meandri della procedura fallimentare. «Dipende dal curatore fallimentare - spiega la funzionaria -. Quel finanziamento di oltre un milione di euro interessava il piano nobile, però ormai i prezzi sono lievitati e gli stessi lavori costerebbero almeno cinque volte tanto. Per cui anche recuperando i fondi, da soli sarebbero insufficienti. Invece, se intervenisse la Regione potremmo davvero ultimare tutti i lavori. Al momento spendiamo soldi solo per pulirlo periodicamente, ad esempio in occasione delle Giornate Fai, ma dopo poco tempo la situazione torna sempre al punto di partenza» conclude amareggiata.

E proprio il Fondo per l’Ambiente italiano ha acceso nuovamente i riflettori su questo tesoro in disfacimento. Una petizione online lanciata nei giorni scorsi, punta a farlo accedere ad un contributo nell’ambito della storica campagna dei Luoghi del cuore. I tre luoghi più votati ricevono contributi a fondo perduto da 70mila, 60mila e 50mila euro. Se dovesse rientrare tra i successivi 17 luoghi che superano la soglia dei 3mila voti, potrebbe accedere a finanziamento fino a un massimo di 50mila euro. Una goccia nel mare rispetto alle somme necessarie al suo recupero, ma che avrebbe il merito di richiamare l’attenzione su una dimora storica che merita di essere recuperata.