A Sibari e nelle zone colpite dalla tracimazione del Crati, dai Laghi di Sibari a Lattughelle, dal Thurio a Manistalla, l’attenzione resta alta. È in corso un servizio contro i furti nelle abitazioni evacuate e una vigilanza costante per impedire l’accesso a chi non è autorizzato nelle aree interdette. L’attività rientra nelle procedure previste in caso di calamità: pattugliamenti per tutelare le case lasciate vuote e posti di controllo per garantire il rispetto dei divieti. Un dispositivo necessario, che sta producendo effetti concreti.
Parallelamente, un altro fronte impegna uomini e mezzi: il presidio del nuovo ospedale della Sibaritide. Qui sono impiegate quattro unità per turno tra carabinieri, polizia e guardia di finanza. In un’intera giornata si arriva a sedici operatori dedicati esclusivamente alla sorveglianza della struttura.

Numeri che si sommano a quelli già destinati all’emergenza alluvione. Complessivamente, circa venti unità sono concentrate sull’ospedale e altrettante sulle zone colpite dall’esondazione. Una distribuzione che, pur rispondendo a esigenze reali, riduce la presenza sul resto del territorio. Il nodo non è la legittimità dei servizi, ma la tenuta complessiva del sistema. Le forze disponibili vengono suddivise tra più emergenze, con un carico operativo crescente. Da qui la richiesta di un potenziamento temporaneo, anche attraverso l’impiego dell’Esercito, già previsto per attività di controllo e presidio. Sul punto, però, dalla politica locale non arrivano prese di posizione nette. Mentre i reparti lavorano su più fronti, si attende una scelta chiara su eventuali rinforzi. In un’area segnata da eventi recenti e tensioni, la domanda resta aperta: le risorse attuali bastano a garantire sicurezza diffusa?