Spiagge pronte e meteo perfetto lanciano la stagione balneare. Tra l’inflazione trainata dal caro carburanti e i segni ancora freschi dell’alluvione del Crati, la costa si aggrappa al turismo di prossimità per vincere la sfida della ripartenza
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L’estate si è presentata puntuale all’appuntamento con il litorale, forse di poco in anticipo, offrendo un avvio di stagione che, dal punto di vista puramente meteorologico, non si registrava da anni. Un’alta pressione solida, costante e piacevolmente ventilata si è stabilita sul bacino del Mediterraneo, regalando giornate limpidissime, acque cristalline e temperature che invitano al tuffo fin dalle prime ore del mattino. È un quadro visivamente bello, una cartolina perfetta che sembrerebbe preludere a mesi di assoluta spensieratezza. Eppure, per l’Alto Ionio Cosentino e per l’intera area della Sibaritide è il fischio d’inizio di una stagione che somiglia a una complessa operazione di resistenza economica, sociale e territoriale. A condizionare pesantemente i blocchi di partenza della stagione balneare è l’ombra lunga di una crisi internazionale che continua a non mollare la presa. I conflitti geopolitici che stanno infiammando i mercati globali si traducono quotidianamente, per i cittadini e per le imprese locali, in una spirale di rincari senza sosta. In cima alla lista dei fattori destabilizzanti c'è l’impennata dei prezzi dei carburanti, una fiammata (è proprio il caso di dire) nei costi della benzina e del gasolio che non si limita a colpire chi si mette alla guida, ma si riflette a specchio, con un implacabile effetto domino, su ogni singolo tassello della filiera turistica, commerciale e dei consumi quotidiani.
Nel settore del turismo, il caro carburanti agisce come una tassa invisibile ma devastante. Se da un lato penalizza direttamente la mobilità, scoraggiando i viaggi a lungo raggio e riducendo la platea dei visitatori internazionali o delle regioni più lontane, dall’altro va a gonfiare i costi di gestione di ogni singola attività balneare. Ogni risorsa subisce un rincaro derivato iniziando dalla logistica per l'approvvigionamento delle merci, per le materie prime necessarie alla ristorazione sul mare, all’energia necessaria per mantenere in funzione le strutture e persino per le manutenzioni ordinarie dei lidi. Tutto costa di più perché tutto deve viaggiare su gomma. Questo meccanismo costringe gli operatori turistici a destreggiarsi in un equilibrio finanziario precari, nel tentativo di non ribaltare interamente questi aumenti sui listini finali, per evitare di allontanare una clientela il cui potere d'acquisto è già ampiamente eroso dall'inflazione e dalla spesa alimentare.
In questo scenario di forte pressione economica, l’Alto Ionio si trova a dover gestire anche una ferita interna ancora aperta, che pulsa nel cuore del territorio. La memoria collettiva, il tessuto sociale e l'indotto economico della zona portano ancora i segni evidenti di quanto accaduto durante lo scorso inverno, quando la furia distruttiva e l'esondazione del fiume Crati hanno travolto la pianura. Quell’alluvione non ha lasciato dietro di sé soltanto fango e detriti, ma ha messo in ginocchio l’agricoltura locale, motore trainante dell'economia sibarita.
La macchina della ricostruzione e del ripristino ha richiesto uno sforzo monumentale per garantire accoglienza e qualità, è stata una corsa contro il tempo per garantire la piena accessibilità alle marine in vista della stagione calda. Vedere oggi gli stabilimenti balneari aperti, i lungomare puliti e le spiagge attrezzate pronte ad accogliere i bagnanti è il manifesto più nitido e fiero di un territorio che rifiuta di arrendersi. La scelta obbligata di puntare con decisione sul turismo di prossimità, accogliendo i flussi regionali e delle aree limitrofe, si trasforma così in una strategia di mutuo soccorso economico cercando di riscoprire le bellezze dietro casa che significa sostenere le imprese locali, i produttori a chilometro zero e i borghi della costa. Nonostante i rincari speculativi, i blocchi della mobilità e le cicatrici ancora fresche lasciate dall'inverno, l’Alto Ionio decide di ripartire, aggrappandosi con determinazione alla forza rigenerante del suo mare e a quella straordinaria, storica capacità di fare comunità proprio nei momenti più difficili.

