Formare intellettuali, operatori sociali, attivisti e cittadini consapevoli, capaci di agire nel settore pubblico e privato per costruire un futuro diverso e migliore. Era questa una delle intuizioni più profonde di Goffredo Fofi: mettere al centro la responsabilità educativa e la necessità di aprire nuove strade, senza mai rinunciare all'impegno diretto nella realtà. Da questa eredità nasce "Strade Maestre", il percorso residenziale e formativo che dal 28 al 31 maggio ha riunito ad Amantea ventiquattro giovani provenienti da tutta Italia.


 

Ad Amantea nasce "Strade Maestre", il percorso residenziale e formativo dedicato a raccogliere e rilanciare l'eredità culturale e civile di Goffredo Fofi. L'iniziativa, promossa da Comunità Progetto Sud insieme ad amici e collaboratori dell'intellettuale, punta a formare una nuova generazione di cittadini consapevoli, operatori sociali e attivisti capaci di incidere concretamente nella realtà

Arrivano da Trieste, dall'Emilia-Romagna, dalle Marche, dal Lazio, da Lamezia e da molte altre città del Paese. Hanno tra i 24 e i 35 anni e condividono una stessa domanda: come costruire oggi un'alternativa credibile alle disuguaglianze, alla rassegnazione e all'impoverimento culturale del presente? L'iniziativa è stata organizzata da Comunità Progetto Sud e promossa insieme a un gruppo di amici e collaboratori di Goffredo Fofi, con il contributo di Ronzinante Visioni. Un laboratorio di pensiero e di azione che prova a raccogliere l'eredità di un intellettuale "eretico", capace di attraversare il Novecento e il nuovo secolo senza mai smettere di interrogare la società.

«Offrire strumenti per leggere criticamente il presente»

A spiegare il senso dell'iniziativa è Stefano De Matteis, uno dei docenti della scuola di formazione. «Abbiamo una responsabilità nei confronti delle nuove generazioni», afferma. «Stiamo lasciando loro un mondo che certamente non è dei migliori e dobbiamo fare i conti anche con le nostre responsabilità. Per questo il punto di partenza è offrire strumenti che consentano di leggere criticamente il presente e di costruire un pensiero alternativo». Per De Matteis occorre restituire ai giovani una parola che negli ultimi decenni è stata progressivamente espulsa dal dibattito pubblico: utopia. «Bisogna tornare a credere che un altro mondo sia possibile. Che sia possibile lavorare insieme per un futuro migliore. Ma questo può avvenire soltanto facendo rete, costruendo minoranze attive, scegliendo di stare dalla parte dei poveri, degli oppressi, degli ultimi. È questa la forza che può permetterci di ricominciare». Non è casuale che il progetto parta dal Sud e, in particolare, dalla Calabria. «Il contributo che il Mezzogiorno ha dato alla storia italiana è stato fondamentale, non soltanto sul piano culturale o identitario. Il Sud ha espresso una funzione etica e morale decisiva. Non è un caso che la svolta dell'esperienza di Goffredo Fofi inizi con Danilo Dolci a Partinico e continui poi a Napoli. Sono luoghi in cui si è sviluppato un pensiero sociale capace di incidere profondamente nella realtà». Secondo De Matteis esistono ancora oggi esperienze che raccolgono quella tradizione. «Comunità Progetto Sud è una di queste. Sono movimenti etici di base che costruiscono reti e generano futuro. La sfida è offrire ai giovani la possibilità concreta di immaginare una vita diversa da quella che oggi sembra inevitabile».

Don Giacomo Panizza: «Imparare a cambiare qualcosa, anche quando nessuno lo fa»

Tra le voci più attese quella di don Giacomo Panizza, fondatore di Comunità Progetto Sud e compagno di strada di molte delle battaglie civili che hanno attraversato il Mezzogiorno negli ultimi decenni. «Goffredo si intrufolava dappertutto», racconta. «Entrava nelle relazioni umane, in quelle amorevoli e in quelle conflittuali, perché voleva capire. Aveva compreso che le relazioni non funzionano automaticamente: bisogna imparare a confrontarsi, a discutere, a riconoscere gli errori». Un atteggiamento che per Panizza rappresenta ancora oggi una lezione preziosa. «Non possiamo limitarci ad aspettare che cambino gli altri. Dobbiamo essere noi ad anticipare il cambiamento. Anche quando nessuno fa niente, possiamo cominciare a cambiare qualcosa». Nel ricordare Fofi, Panizza torna agli anni della formazione accanto a Danilo Dolci in Sicilia. «Era partito dopo aver letto dell'esperienza di Dolci. Andò a conoscere quella realtà e a viverla in prima persona. Aiutava i ragazzi che restavano fuori dalla scuola, faceva il maestro senza chiedere nulla in cambio. Erano anni in cui non si comprendeva ancora fino in fondo il valore di un impegno educativo gratuito e disinteressato». Una scelta che affondava le radici nella nonviolenza. «Dolci insegnava a stare in pace con gli altri ma anche a ribellarsi alle ingiustizie senza usare violenza. Era una scuola di cittadinanza attiva e di responsabilità».

La parola ai giovani

Al centro di "Strade Maestre" ci sono soprattutto loro: i giovani. «Abbiamo chiesto ai partecipanti di coltivare la curiosità», spiega Panizza. «Di fare domande, di non accontentarsi delle versioni già scritte dagli adulti. Vogliamo che imparino a prendere parola, a esprimere il proprio punto di vista, a studiare, a costruire reti e, quando serve, anche a protestare».