Il titolare dell’omonima azienda napitina racconta il percorso che ha reso il gelato un’eccellenza conosciuta oltre i confini regionali: «La vera sfida adesso è esportare in un numero sempre maggiore di Paesi»
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Il Tartufo di Pizzo è molto più di un semplice gelato: è uno dei simboli più conosciuti della Calabria nel mondo, una storia di tradizione, passione familiare e capacità imprenditoriale. Ne parliamo con Domenico Penna, premio Calabria che lavora. La famiglia Penna continua a custodire questa eredità, puntando sulla qualità, sull’innovazione e sulla valorizzazione di un patrimonio che appartiene all’intera comunità di Pizzo.
Quanto è stato importante il ruolo di Giuseppe De Maria, “Don Pippo”, nella nascita di un prodotto che ancora oggi rappresenta l’eccellenza della gelateria artigianale italiana?
Il ruolo di Giuseppe De Maria è stato fondamentale per la nascita di un prodotto di eccellenza. Tuttavia, il concetto di divulgazione del Tartufo di Pizzo è da attribuire anche ad altre figure. In primo luogo a mio padre, Vincenzo Penna, che per primo ha compreso il grande potenziale di questo prodotto. Insieme abbiamo collaborato per oltre trent’anni alla sua diffusione e alla sua esportazione, trasmettendo a me, a mio fratello Francesco e ai nostri collaboratori la passione e l’amore per questa straordinaria specialità.
Conservare la ricetta originale e, allo stesso tempo, innovare non è semplice. Come siete riusciti a mantenere questo equilibrio nel corso degli anni?
La conservazione della ricetta originale e della qualità sono sempre state le mie priorità. Per me qualità e tradizione rappresentano elementi identitari imprescindibili, tanto da diventare il payoff del nostro marchio: “La qualità prima di tutto” e “Il gelato di Pizzo vecchia maniera”. Mantenere fede alle origini è stata la base su cui costruire ogni successiva evoluzione.
Dal tartufo classico alle tante varianti moderne: quali sono state le sfide e le intuizioni che hanno permesso di ampliare l’offerta senza perdere l’identità del prodotto?
L’innovazione rappresenta un altro punto di forza della nostra azienda. A differenza di molte altre realtà del territorio, la nostra impresa nasce con un obiettivo preciso: far conoscere il Tartufo di Pizzo nel mondo. Questo ci ha portato a comprendere che, per raggiungere nuovi mercati e nuovi consumatori, è indispensabile una ricerca costante di sapori innovativi e nuove proposte, senza mai tradire l’essenza del prodotto originario.
Oggi il Tartufo di Pizzo è conosciuto ben oltre i confini della Calabria. Quali sono i mercati e i Paesi che mostrano maggiore interesse per questa specialità?
Il Tartufo di Pizzo è ormai conosciuto in gran parte del mondo. L’interesse arriva da molti Paesi, ma una delle principali difficoltà resta il trasporto a basse temperature, indispensabile per preservarne la qualità. Questo limita l’esportazione soprattutto ai Paesi europei. Tuttavia registriamo attenzione e richieste anche da mercati molto lontani come Cina, Russia e Corea, che dimostrano quanto il fascino di questo prodotto continui a crescere a livello internazionale.
Guardando al futuro, quale sarà la prossima sfida per la famiglia Penna e per un prodotto che continua a rappresentare una delle più belle storie di successo dell’artigianato alimentare calabrese?
La sfida futura sarà esportare il Tartufo di Pizzo in un numero sempre maggiore di Paesi e, soprattutto, contribuire alla creazione di un marchio collettivo, che possa essere DE.CO., DOP o IGP, capace di tutelare questo patrimonio culturale. È fondamentale proteggere non solo il prodotto, ma anche il legame inscindibile con la città di Pizzo, dove questa eccellenza è nata e continua a essere realizzata.

