«A tre anni da Cutro, nulla è cambiato e una nuova tragedia è drammaticamente possibile». L'atto d'accusa è di Medici senza frontiere (Msf), i cui team offrirono supporto psicologico ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime nelle ore immediatamente successive al naufragio, avvenuto nei pressi di Steccato di Cutro, in Calabria, quando l'imbarcazione “Summer Love” affondò a pochi metri dalla costa italiana causando la morte di 94 persone, tra cui 34 minori e un numero imprecisato di dispersi.

Il bilancio dei migranti nel Mediterraneo e la denuncia di Msf

Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall'inizio dell'anno almeno 606 persone migranti sono già state segnalate come morte o disperse nel Mediterraneo, pari a quasi un terzo delle 2.185 vite perse durante il 2025. «Tre anni dopo il naufragio di Cutro continuiamo ad assistere a nuovi naufragi e a nuove morti in mare, in particolare nel Mediterraneo centrale - accusa Marco Bertotto, direttore dei programmi di Msf in Italia -. Cosa significa? Nulla è cambiato e le stragi in mare non si sono fermate».

Le istituzioni europee e italiane sotto accusa

«Dopo il 26 febbraio 2023 - dice ancora - ci saremmo aspettati un rafforzamento delle capacità di ricerca e soccorso, ma questo non è avvenuto. Né le istituzioni europee né il governo italiano si sono mobilitati per riattivare un meccanismo stabile e coordinato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Piuttosto, hanno penalizzato e criminalizzato ogni iniziativa della società civile in mare, ostacolando i soccorsi, mentre continuano a mancare alternative sicure e legali per chi cerca asilo in Europa».

Provvedimenti italiani e impatto sulle ong

Per Bertotto gli unici provvedimenti del governo italiano hanno interessato le navi delle organizzazioni umanitarie, «limitando la loro capacità, attraverso l'obbligo di dirigersi senza ritardo verso il porto assegnato dopo un singolo intervento, l'assegnazione sistematica di porti lontani e la previsione di sanzioni amministrative e fermi in caso di presunte violazioni». «Con il decreto che è stato varato all'indomani del naufragio del 26 febbraio, rinominato decreto-Cutro - ricorda il direttore dei programmi di Msf in Italia -, sono state modificate le norme in materia di protezione speciale e di accoglienza, con un impatto diretto sulle condizioni delle persone richiedenti asilo e rifugiate in Italia».

Nuove restrizioni e il rischio per le vite in mare

«Da ultimo, un recente disegno di legge - prosegue Bertotto - prospetta l'interdizione fino a sei mesi dall'accesso alle acque territoriali per le navi delle ong, prevista in casi formulati in modo vago e, quindi, suscettibili di ampia discrezionalità. Una misura che rischia di ostacolare ulteriormente un obbligo sancito dal diritto internazionale: salvare vite umane in mare». Intanto, in Europa, nuove proposte legislative, volte ad anticipare l'attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, spingono per ancor più rigide procedure di frontiera e rimpatri, l'ampliamento della lista dei cosiddetti Paesi di origine sicuri e la possibilità di trasferimenti verso Stati terzi, di fatto minando le basi del diritto d'asilo.

L'importanza del soccorso civile e l'attività di Msf

In questo contesto, secondo il direttore dei programmi di Msf in Italia «mentre le organizzazioni civili di soccorso continuano a operare nel rispetto del diritto internazionale, le strette al soccorso civile nel Mediterraneo introdotte negli ultimi mesi ne hanno ridotto la presenza in mare e mettono a rischio il lavoro delle navi umanitarie e, con esso, la vita di chi attraversa la rotta in cerca di un futuro migliore». «Senza un rafforzamento delle attività di ricerca e soccorso e senza canali di accesso legali e sicuri, il rischio di ulteriori tragedie resta elevato. Il prezzo da pagare restano le vite delle persone migranti», conclude. Nel Mediterraneo centrale, Msf è attiva nelle operazioni di ricerca e soccorso dal 2015, assistendo oltre 94.000 persone. Attualmente gestisce la nave di soccorso Oyvon.