Ci sono storie che non possono restare confinate nei faldoni dei Tribunali. Storie che hanno bisogno di essere raccontate per diventare anticorpi civili. È il caso di “Un'altra pelle. La scelta di Salvatore Cortese, ex killer della ’ndrangheta che ha spezzato l’omertà” (Pellegrini Editore), l’ultima fatica del giornalista Antonio Anastasi presentata in un’atmosfera di profonda partecipazione al Museo Pitagora di Crotone. In un luogo simbolo della conoscenza, il libro di Anastasi è emerso non come una semplice cronaca criminale, ma come un potente atto di resistenza culturale.

Gli interventi della serata

I lavori sono stati aperti da Santo Vazzano, presidente del Consorzio Jobel, che ha sottolineato come la cultura debba farsi carico di questi dibattiti per abitare pienamente il territorio. La discussione, moderata dal giornalista Simone Puccio, ha tracciato un percorso che va dal buio delle zone d'ombra della ’ndrangheta alla possibilità di una redenzione sofferta.

Il dibattito ha unito punti di vista istituzionali e accademici di altissimo profilo che hanno sviscerato i temi del libro, incentrato sulla figura del collaboratore di giustizia Salvatore Cortese, ex braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri.

Il professore Antonio Nicaso, autore della prefazione e tra i massimi esperti mondiali di mafie, ha ribadito come Anastasi sia un cronista di razza capace di scavare oltre la superficie. Nicaso ha evidenziato come il lavoro su Cortese superi il semplice biografismo, senza indulgere mai in facili esaltazioni, per diventare un «atto civile», uno squarcio necessario sulle zone d'ombra e i legami inconfessabili della ’ndrangheta.

Il prefetto di Crotone, Franca Ferraro ha lodato la cifra stilistica dell'opera, definendo Anastasi un «giornalista puntuale e sapiente nelle ricostruzioni». Il prefetto ha descritto il volume come un'opera necessaria per comprendere la complessità dei fenomeni mafiosi, definendolo senza mezzi termini «un libro importante».

Il docente di Pedagogia dell’Antimafia presso l'Università della Calabria, Giancarlo Costabile, si è soffermato sulla dimensione umana e psicologica della narrazione, mettendo in evidenza il «valore trasformativo dell’amore». Secondo il docente, è stata proprio questa forza a innescare il cambiamento interiore di Cortese, portandolo alla scelta coraggiosa della collaborazione.

Il procuratore Domenico Guarascio ha evidenziato lo spessore professionale dell'autore, sottolineando come Anastasi provi sempre a dare centralità ai fatti. Guarascio ha poi rimarcato un punto cruciale del volume: la capacità di svelare i legami profondi tra il sistema ’ndranghetistico cutrese e gli imprenditori del Nord Italia che, ricercando liquidità, si rendono complici delle dinamiche criminali.

La chiusura dell'incontro, con l'intervento di Anastasi, ha lasciato il pubblico con un'immagine di fortissimo impatto simbolico. Quella dei tatuaggi che ancora segnano il corpo di Salvatore Cortese. Quei simboli di appartenenza alla 'ndrangheta, un tempo marchi d'onore e di sangue, oggi appaiono come i resti di un'identità rinnegata.

Come suggerisce il titolo dell'opera, Cortese ha iniziato il doloroso e difficile processo di "cambiare pelle", cercando di lavare via quelle scelte che lo legano a un passato di violenza, segnato da una cultura di morte. Antonio Anastasi ci consegna così un'opera che è, al contempo, un'indagine spietata e un messaggio di speranza. La catena dell'omertà si può spezzare. Anche quando il male è impresso sulla pelle, la coscienza può trovare la forza di riscrivere una storia nuova.

La straordinaria partecipazione al Museo Pitagora conferma che questa terra non vuole più tacere, ma è pronta a riconoscersi in una pelle diversa. Finalmente libera.