Il giovane Pio Manzo custodisce il rito delle Varette tra restauri e vestizioni millimetriche. Lancia un appello ai giovani per non far mancare i portatori alla processione
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Il Venerdì Santo a Cassano All’Ionio è un momento in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio a una devozione che affonda le sue radici nei secoli, trasformando il centro storico in un palcoscenico di fede dove il dolore e la speranza si intrecciano nel cammino dei Misteri, localmente chiamati Varette, che rappresentano plasticamente il sacrificio estremo. Queste statue, curate con una dedizione che rasenta il sacro, portano su di sé i segni di una tradizione iconografica tipica del Meridione d’Italia e richiedono un’attenzione costante che dura l’intero anno, un compito che oggi ricade sulle spalle di giovani come Pio Manzo, il quale vive questo impegno con un trasporto che va oltre il semplice dovere civico. «Per me è ancora di più una passione perché è qualcosa che sentivo dentro già da piccolo al pensare che da piccolissimo venivo qui a guardare, ad assistere il Salvatore Papasso, meglio conosciuto come Zio Turillo, che è colui che si è occupato veramente delle varette fino alla fine» racconta Pio, spiegando come il legame con il passato sia il vero motore della sua attività. L'amore per le Varette nasce infatti dall'osservazione silenziosa di un rito antico, un passaggio di testimone avvenuto quasi per eredità spirituale tanto che Pio ricorda ancora con emozione i gesti del suo mentore. «Venire qui e guardare lui con quanto amore, con quanta devozione, con quanto rispetto soprattutto, iniziava a vestire queste statue, ecco che dentro di me è nato questo desiderio di non restare indifferente ma di scendere in campo e continuare ciò che lui ha fatto per tutta la vita».
Le Varette non sono semplici oggetti artistici ma pezzi di una narrazione corale della fede cassanese, strumenti attraverso cui la comunità rivive il dramma del Calvario. «Sono simboli dove viene rappresentata la passione di Cristo, iniziando da Gesù nell'Orto degli Olivi fino a Gesù nella bara» spiega ancora il giovane custode, sottolineando come dietro la processione ci sia un lavoro invisibile ai più ma fondamentale. «Diciamo che c'è tutto un anno di preparazione, non si arriva all'ultimo mese, ma c'è tutta una preparazione con momenti di restauro sulle statue, lavaggio dei vestiti, vestizione vera e propria». Questo processo meticoloso scandisce il tempo della comunità ben prima che inizi la Settimana Santa, richiedendo pazienza e una cura artigianale quasi dimenticata nella frenesia moderna. «Già dai primi giorni del mese di febbraio si prendono i vestiti, si iniziano a lavare, a stirare e poi man mano inizia la vestizione. Ogni statua ha un suo vestito, ogni statua ha un suo colore e si inizia a terminare poco prima della Settimana Santa. Durante la processione vengono portate quasi tutte, normalmente».
Nonostante lo splendore delle statue pronte a sfilare, Pio non nasconde una nota di preoccupazione per il futuro del rito, legata soprattutto alla carenza di braccia disposte a sorreggere il peso della tradizione. «Ad oggi non c'è una grande partecipazione per i portatori dei misteri, abbiamo qualche difficoltà a far uscire tutti i misteri e anzi ne approfitto proprio di questo momento per spronare ancora di più i giovani, gli adulti a farsi partecipi di tutto ciò». Il timore è che il distacco delle nuove generazioni possa col tempo sbiadire una delle pagine più intense della storia cittadina, una realtà che stride con il fervore dei decenni passati. «Negli anni passati i misteri uscivano tutti, c'era proprio questo desiderio di diventare un portatore dei misteri. Ad oggi abbiamo qualche difficoltà con la nuova generazione, con i giovani che come me assistono da lontano, però cerchiamo di andare avanti ugualmente».

