All’uscita degli exit poll il dato prende forma e si consolida: il «no» vince in maniera netta. E mentre il risultato diventa definitivo, anche Reggio Calabria scende in piazza per festeggiare.

Nel cuore della città si ritrovano magistrati, rappresentanti della CGIL, esponenti del Partito Democratico e quanti hanno sostenuto con convinzione il «no» alla riforma della giustizia e alla modifica della Costituzione.

Un clima che mescola analisi e soddisfazione. «È una vittoria bellissima, inaspettata», viene sottolineato, «che dà anche un senso di liberazione».

Il voto e il suo significato politico

Il risultato viene letto subito anche in chiave politica.

«C’è stata non solo una grande rimonta, ma una grande discussione nel Paese», afferma il segretario regionale del PD Nicola Irto, sottolineando il lavoro fatto «nei mercati, nelle piazze, tra le persone».

E poi il dato netto: «Il popolo italiano ha deciso in maniera larghissima, ha stravinto il no».

Per Irto non è solo una bocciatura tecnica: «Non è stata bocciata solo una riforma costituzionale, ma una riforma nata dal governo e non cambiata dal Parlamento».

Da qui la lettura politica più dura: «Pensare di dire che non cambia nulla significa continuare nell’arroganza». E ancora: «Il Paese si è stancato dell’arroganza e della prepotenza».

Magistratura: fiducia e responsabilità

Il procuratore Stefano Musolino mette al centro il rapporto con i cittadini.

«La gente ci ha dato fiducia», spiega, «e questo da una parte ci riempie di orgoglio, dall’altra ci dice quanta responsabilità abbiamo».

Una fiducia che, sottolinea, arriva soprattutto dalla parte più fragile del Paese: «La gente comune, non le classi dirigenti, si è riconosciuta nella necessità di avere una magistratura libera e indipendente».

E da qui l’impegno: «Dobbiamo dimostrarci degni di questa fiducia».

Musolino insiste anche sulla necessità di riforme: «La giustizia ha bisogno di riforme», ma chiarisce il percorso: «Dobbiamo essere capaci di fare autoriforma e proporre le riforme che servono davvero».

E aggiunge: «La gente che non ha santi in paradiso ha bisogno di credere che esista un giudice a cui affidarsi».

Lombardo: «Recuperato il contatto con le persone»

Il procuratore Giuseppe Lombardo legge il voto come un momento di ricostruzione del rapporto tra magistratura e cittadini.

«Abbiamo recuperato una dimensione che avevamo perso, cioè il contatto con le persone», afferma.

«È servito spiegare temi complessi, anche ai ragazzi che votavano per la prima volta», aggiunge, sottolineando il valore di una Costituzione «straordinaria e moderna, che va difesa fino in fondo».

Ma senza negare le criticità: «Non dobbiamo commettere l’errore di dire che la giustizia non ha problemi».

Anzi: «Oggi deve iniziare un percorso di confronto vero per individuare i problemi più urgenti e risolverli».

Borrelli: «Riforme sì, ma senza perdere i valori»

Nel dibattito interviene anche il procuratore Borrelli, che richiama la necessità di intervenire sul sistema senza comprometterne i principi fondamentali.

«Ci sono tante cose che deve fare anche la magistratura», afferma, riconoscendo come «ci siano stati problemi e prassi, comportamenti che vanno modificati e migliorati».

Ma il punto, sottolinea, è evitare interventi radicali: «Non si può buttare a mare il bambino con l’acqua sporca».

Da qui il richiamo ai valori: «C’è un sistema che va tutelato e garantito».

E infine l’invito al confronto: «Bisogna lavorare tutti insieme, sia chi era per il sì sia chi era per il no, per costruire un sistema migliore, più giusto e più efficace».

CGIL: «Servono risposte ai cittadini»

Dal fronte sindacale, Gregorio Pititto, segretario generale della CGIL Aree Metropolitane di Reggio Calabria, allarga lo sguardo alle condizioni del Paese.

«Il confronto sviluppatosi in campagna referendaria è stato fondamentale», sottolinea, ma ora serve intervenire.

«Oggi abbiamo il caro benzina e bisogna intervenire», afferma, richiamando anche «il problema della sanità».

Sulla giustizia la linea è chiara: «Serve una riforma, ma organizzativa», che riguardi «gli uffici, i magistrati e la stabilizzazione dei precari», senza modificare la Costituzione.

Panetta: «Una lezione forte»

Il segretario provinciale del PD Giuseppe Panetta parla di una «partecipazione straordinaria» e di «un Paese che ha dato prova di grande maturità».

E interpreta il voto come una risposta netta: «C’è stata una lezione forte, bisogna porre fine a questo modo di governare».

Un passaggio chiave riguarda il metodo: «Le modifiche costituzionali di questa rilevanza devono avere una grande convergenza, non possono essere le maggioranze a determinare il futuro del Paese».

E sulle prospettive politiche aggiunge: «I referendum lasciano il segno e incidono sugli orientamenti della cittadinanza».

Una fase che si apre

Dalla piazza alle dichiarazioni emerge una linea comune: il risultato non chiude una fase, ma ne apre un’altra.

«Bisogna lavorare tutti insieme», viene ribadito, «per costruire un sistema più giusto ed efficace».

E con un punto fermo condiviso: la Costituzione resta il riferimento.

Reggio lo celebra in piazza, ma il messaggio che arriva da questo voto guarda già avanti.