Messina si prepara al Corteo nazionale No Ponte, una mobilitazione che attraverserà la città nel pomeriggio per riaffermare l’opposizione alla grande opera sullo Stretto. L’iniziativa arriva all’indomani delle decisioni della Corte dei Conti, che ad ottobre aveva già espresso una prima valutazione contraria e, pochi giorni fa, ha negato il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Ministero delle Infrastrutture e Stretto di Messina Spa.

Corteo No Ponte, partenza alle 14

Il corteo partirà alle 14 da piazza Castronovo e sfilerà per le strade di Messina fino in piazza Duomo, dove si terranno gli interventi conclusivi dei rappresentanti di comitati, associazioni, Cgil e partiti che hanno aderito alla mobilitazione. «Saremo in piazza per salvaguardare i nostri territori e per chiedere opere e interventi veramente utili. Le tante forzature e bocciature del progetto rendono ancora più forte la battaglia che accomuna persone e territori - dicono gli organizzatori - Ci saranno 100 organizzazioni, un record: 5 comitati No ponte, 47 associazioni ambientaliste, 36 tra associazioni e movimenti, 7 organizzazioni politiche, 5 organizzazioni sindacali, oltre alle migliaia di cittadini che in questi anni in maniera pacifica e non violenta sono scesi in piazza con noi. La pubblicazione delle motivazioni della Corte dei conti ha scaldato il cuore e le speranze dei tanti che in questi anni si sono opposti al ponte e che dopo tanti minacciosi annunci d'inizio lavori vedono finalmente una luce in fondo al tunnel».

Il fronte ambientalista apre il dibattito

Prima della manifestazione, a Palazzo dei Leoni, l’incontro promosso dal WWF ha anticipato le ragioni che accompagneranno in piazza il movimento contrario al progetto, con un titolo esplicito: «Un ponte insostenibile, anche economicamente».

Dante Caserta, responsabile Affari legali e istituzionali del WWF Italia, ha ricordato come l’iniziativa rientri nella campagna Sbilanciamoci: «Lo Stato ha messo sul tavolo 13,5 miliardi di euro, una cifra enorme per un’opera pubblica. Come associazione abbiamo sempre chiesto di investire questi fondi in modo alternativo. Il corteo può essere un momento fondamentale, se la partecipazione sarà ampia».

Oltre l’opera: costi, rischi e assenza di sostenibilità

Tra gli interventi più critici, quello di Alessandro Messina della campagna Sbilanciamoci, che ha definito il progetto «un investimento senza capo né coda», e del presidente del centro studi WWF Italia, Gaetano Benedetto, secondo cui «nessuno oggi è in grado di dire quanto costerà il Ponte» e le future spese di gestione comporterebbero «perdite cospicue».

Benedetto ha sottolineato che «il Ponte è la panacea di tutti i mali» secondo una certa narrazione politica, ma l’opera non risponde a criteri di sostenibilità, mentre i cantieri diffusi e gli espropri previsti potrebbero pesare sulle comunità locali per anni.

Analisi economica: costi non definiti e benefici incerti

A richiamare l’attenzione sugli aspetti economici è stato anche Guido Signorino, docente dell’Università di Messina: «Uno dei motivi del giudizio negativo della Corte dei Conti è l’indeterminatezza dei costi», ha evidenziato, rilevando come alcune voci risultino ancora non computate nella previsione dei 13,5 miliardi.

Signorino ha definito lacunosa anche l’analisi costi-benefici prodotta sul progetto: «Se fosse un elaborato universitario sarebbe da bocciare», sostenendo che i vantaggi ipotizzati «si dissolverebbero se le valutazioni fossero condotte correttamente».

Sindacati, fauna, diritto: un fronte civile diffuso

La seconda parte dell’incontro ha visto l’intervento della Cgil, con il segretario nazionale Luigi Giove che ha rimarcato come la questione non riguardi il lavoro in sé, ma la sua utilità reale: «Con 20 miliardi quanti ospedali potremmo fare? Quante scuole potremmo rifare? Serve tutto, tranne il Ponte».

Nel merito ambientale è intervenuta anche Giorgia Gaibani della Lipu, ricordando il ruolo cruciale dello Stretto nelle rotte migratorie degli uccelli: «Lo Stretto decide della vita e della morte di queste specie», proponendo l’inserimento nell’area Rete Natura 2000.

Legambiente, con Enzo Colavecchio, ha definito l’opera un elemento che da decenni condiziona la visione di sviluppo locale, mentre l’avvocata Aurora Notarianni ha ripercorso le azioni legali promosse dalle associazioni: «La Corte dei Conti per la prima volta ha negato un atto per violazione normativa ambientale ed europea».

Chiusura affidata ad Anna Giordano del WWF: «Nello Stretto abbiamo il 90% della biodiversità del Mediterraneo e 700 specie di pesci. Noi siamo una parte della natura, non i proprietari»