Il decreto sui ristori destinati alle regioni del Sud duramente colpite dal recente passaggio del ciclone Harry che ha colpito duramente Calabria, Sicilia e Sardegna, non approderà, con ogni probabilità, al prossimo Consiglio dei ministri. Da Palazzo Chigi, come riporta il Sole 24 Ore, filtrano indicazioni chiare: l’arrivo del provvedimento è «altamente improbabile». La macchina governativa continua a lavorare, ma la definizione del testo procede più lentamente del previsto, soprattutto per la necessità di individuare con precisione le risorse economiche da mettere a disposizione.

Ricognizione dei danni ancora in corso

Il provvedimento, annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, punta a fornire un primo pacchetto di aiuti per famiglie, imprese e amministrazioni locali colpite da frane, allagamenti ed evacuazioni. Prima di chiudere il testo il governo attenderebbe però gli ultimi dati dai presidenti di Regione e dai tecnici della Protezione civile: la ricognizione dei danni è ancora in corso e rappresenta un passaggio cruciale per calibrare gli interventi.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche l’acquisto di nuove abitazioni per gli sfollati che non potranno rientrare nelle proprie case, misura straordinaria pensata per rispondere alle esigenze immediate dei territori più colpiti, come Niscemi e altri comuni siciliani.

Il nodo delle coperture economiche

Il vero tallone d’Achille resta la questione delle risorse. Le stime preliminari parlano di circa 2 miliardi di euro necessari per finanziare ristori, interventi per le imprese e lavori di messa in sicurezza. Al Ministero dell’Economia si lavora alacremente per «trovare la quadra», valutando fondi disponibili e possibili riallocazioni senza compromettere gli equilibri di bilancio.

Il decreto dovrà essere sostenibile sul piano finanziario, garantendo al contempo rapidità nell’erogazione dei sostegni: una sfida delicata che coinvolge più ministeri e richiede un coordinamento preciso tra le diverse strutture dello Stato.

Tajani: fondi europei e interventi immediati

Al fianco della linea tracciata dal governo per accelerare gli aiuti, nei giorni scorsi si è mosso con forza anche il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. In visita nelle regioni colpite – Sicilia, Calabria e Sardegna – ha annunciato che l’esecutivo intende «proporre l’utilizzo del Fondo di solidarietà europeo», oltre alle risorse già stanziate dalle varie agenzie statali, per sostenere imprese e territori danneggiati dal maltempo.

Il ministro ha ribadito che «non saranno abbandonate imprese e comunità locali» e che lo Stato cercherà di fornire risposte nel più breve tempo possibile. Nel corso della sua visita, Tajani ha coordinato pacchetti di interventi immediati, tra cui circa 100 milioni di euro destinati a soddisfare esigenze di prima necessità nei territori più colpiti.

In un recente punto stampa a Reggio Calabria, il ministro ha sottolineato che Simest e altre agenzie hanno già messo a disposizione centinaia di milioni di euro per supportare la ripresa produttiva, confermando l’intenzione di lavorare anche con l’Unione Europea per attivare ulteriori fondi di solidarietà, vista l’ampiezza dell’area interessata dagli eventi climatici estremi.

Misure attese da imprese e cittadini

Il pacchetto di interventi dovrebbe ricalcare, almeno in parte, quanto già sperimentato per le alluvioni che colpirono Emilia-Romagna, Toscana e Marche nel maggio 2023. Tra le misure più attese ci sono sospensioni fiscali, ammortizzatori per i lavoratori impossibilitati a svolgere la propria attività e sostegni immediati alle imprese danneggiate.

Nei comuni colpiti cresce quindi l’attesa. Amministratori locali e associazioni di categoria chiedono tempi rapidi, preoccupati che eventuali ritardi possano rallentare la ripresa economica e la messa in sicurezza delle aree più vulnerabili.

La conta dei danni: un colpo durissimo per Sicilia, Calabria e Sardegna

Le prime stime parlano di 2 miliardi di euro di danni complessivi tra Sicilia, Calabria e Sardegna: una cifra che fotografa solo in parte l’impatto di un evento estremo che ha colpito infrastrutture, attività economiche e interi territori.

Un impatto economico che pesa sul PIL regionale

Secondo le valutazioni iniziali, il ciclone potrebbe tradursi in una perdita di PIL compresa tra lo 0,8 e l’1% nelle regioni più esposte. Un rallentamento che arriva proprio mentre il Sud stava mostrando segnali di ripresa, trainato da turismo, agricoltura e pesca: settori che oggi risultano tra i più danneggiati.

Sicilia: la regione più colpita

La Sicilia registra da sola 1 miliardo di euro di danni. Le mareggiate hanno devastato lidi e strutture turistiche, mentre l’agricoltura ha subito perdite ingenti. A fronte di questa emergenza, la Regione dispone di 1,2 miliardi di fondi di coesione già destinati alla mitigazione del rischio climatico da utilizzare entro il 2029: risorse preziose, ma insufficienti per affrontare l’urgenza immediata.

Calabria: 300 milioni di danni e richiesta di stato d’emergenza

In Calabria la stima preliminare parla di 300 milioni di euro. Le aree costiere sono state travolte, con pesanti ripercussioni su turismo, pesca e infrastrutture. La Regione ha chiesto la dichiarazione dello stato di emergenza, sottolineando la necessità di interventi rapidi per evitare ulteriori perdite economiche e occupazionali.

Sardegna: 144 Comuni coinvolti

La Sardegna conta 144 Comuni colpiti. Le prime valutazioni indicano 300 milioni di euro di danni, ma la cifra è destinata a salire: non sono ancora inclusi i costi legati a strade, porti e infrastrutture isolate o distrutte. Le imprese parlano già di 50 milioni di danni strutturali, mentre molte aree restano difficili da raggiungere.

Il primo intervento del Governo

Il Consiglio dei ministri ha deliberato un primo stanziamento da 100 milioni di euro per le tre regioni. Una misura iniziale, che dovrà essere seguita da un piano più ampio per sostenere la ricostruzione e prevenire nuovi disastri in un contesto climatico sempre più instabile.