La Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo: non può essere ricondotta ad una vuota banale data da celebrare. Ma semmai deve diventare un campanello d’allarme, un richiamo forte alla responsabilità collettiva.

In Italia questa giornata è stata istituita nel 2017 come reazione anche alla tragica storia di Carolina Picchio, 14enne vittima di cyberbullismo. Ma le vittime sono tante, un numero che aumenta sempre di più. Pur essendo poche le denunce, il fenomeno va analizzato, spiegato, portato nelle scuole, nelle associazioni. Deve diventare un allarme incessante, quotidiano, perché tutti sappiano quanto questo fenomeno costa ogni anno un numero esagerato di vite spezzate, di sofferenze profonde.

Bullismo e cyberbullismo sono comportamenti sistematici di prevaricazione, spesso radicati in dinamiche di squilibrio di potere, che feriscono e umiliano, sia dal vivo sia attraverso uno schermo.

È stato calcolato che nelle scuole italiane una persona su cinque della fascia 11-13 anni, è stata vittima di atti di bullismo; nel cyberbullismo la percentuale è analoga, con punte di oltre il 20% nelle fasce più giovani.

Le conseguenze di questi atti non si cancellano con un clic o con una sospensione momentanea: vanno dal peggioramento della salute mentale all’isolamento sociale, dall’ansia fino alle pensieri suicidi nei casi più estremi. Guardare in faccia questa realtà, senza retorica, significa misurarsi con la fragilità dei nostri contesti educativi, famigliari e digitali.

La tecnologia ha ampliato le nostre possibilità di connessione, ma ha reso anche più facile perseguitare senza guardare negli occhi chi soffre.

Si tratta di un’arma che richiede regole, ma soprattutto coscienza civica. Le scuole, le famiglie, le comunità e le piattaforme digitali devono far fronte comune: non bastano campagne di sensibilizzazione, servono strumenti concreti di tutela, segnalazione, supporto psicologico.

Ma occorre prima di tutto formare una cultura che non tolleri né normalizzi l’umiliazione dell’altro.

Oggi non celebriamo solo una data. Oggi dobbiamo chiederci quanto ciascuno di noi sia disposto a fare.

Perché è indispensabile spezzare il ciclo del bullismo. Perché i silenzi di ieri sono le cicatrici di domani.