Diciassette colpi in poco più di un mese e mezzo. L’indagine che ha portato all’arresto di cinque persone appartenenti alla cosiddetta Banda della Marmotta nasce dal crescente e allarmante fenomeno degli assalti agli sportelli bancomat messi a segno con l’uso di esplosivo. Una tecnica ormai consolidata, quella della “marmotta”, che negli ultimi mesi ha provocato un’escalation di episodi in Puglia e nelle regioni limitrofe – Basilicata, Calabria, Campania e Lazio – generando un forte allarme sociale per i gravi rischi legati alle esplosioni.

Dopo i primi episodi concentrati tra il Tarantino e la Basilicata, gli assalti si sono estesi progressivamente anche ad altre aree del Mezzogiorno. Proprio l’analisi della ripetitività dei colpi e delle modalità operative ha spinto gli investigatori ad approfondire il ruolo di alcuni soggetti ritenuti centrali nell’organizzazione, tra cui Cataldo Bartoli, indicato come uno dei principali referenti del gruppo.

Banda della marmotta, caccia a Bartoli

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Bartoli sarebbe stato uno degli elementi chiave della banda, presente fisicamente in prossimità di diversi colpi. A inchiodarlo, però, non sarebbero stati solo riscontri investigativi tradizionali, ma soprattutto un lavoro capillare su tabulati telefonici, tracciati Gps dei veicoli a lui riconducibili, dati di posizionamento ottenuti attraverso le intercettazioni.

Questo insieme di elementi ha consentito agli investigatori di collocarlo, in più occasioni, proprio nei comuni in cui si verificavano le esplosioni degli Atm, con particolare riferimento agli episodi avvenuti in Calabria.

Il controllo nelle Marche e i primi riscontri concreti

Un primo importante riscontro arriva dal controllo effettuato il 25 gennaio 2026 a San Benedetto del Tronto. Nella notte, i Carabinieri individuano una Mercedes C63 rubata in Germania e segnalata nel circuito Schengen. Dopo un servizio di osservazione, alle 4:40 del mattino fermano Bartoli mentre si accinge a salire sull’auto, in possesso delle chiavi.

Segue una perquisizione, estesa anche alla struttura ricettiva di Alba Adriatica dove l’uomo soggiornava: l’attività porta al rinvenimento di oltre 10mila euro in contanti. Bartoli giustifica la somma come provento di un’attività di promoter musicale mai risultata ufficialmente. L’auto viene sequestrata e Bartoli denunciato per ricettazione, ma – secondo la ricostruzione degli inquirenti – questo episodio non interrompe la sua presunta attività criminale.

I colpi in Calabria: Laino Borgo, Camigliatello Silano e Rogliano

È soprattutto grazie ai dati tecnici che gli investigatori riescono a ricostruire nel dettaglio la presenza di Bartoli sui luoghi degli assalti in Calabria.

Laino Borgo: 29 dicembre 2025

Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplode l’Atm dell’ufficio postale di Laino Borgo. L’analisi dei tabulati telefonici mostra che il telefono in uso a Bartoli aggancia celle compatibili con l’area del Cosentino proprio nelle ore del colpo. I tracciati ricostruiscono uno spostamento da Modugno verso Laino Castello, a pochi chilometri dal luogo dell’esplosione, con permanenza in zona fino alle ore immediatamente successive al colpo.

Camigliatello Silano: 15 gennaio 2025

Ancora più dettagliata la ricostruzione relativa all’assalto al bancomat del Monte dei Paschi di Siena a Camigliatello Silano. In questo caso, oltre ai dati telefonici, entrano in gioco i tracciati Gps della vettura in uso a Bartoli.

I sistemi di localizzazione mostrano che l’auto parte da Modugno nella serata precedente, arriva a Camigliatello poco prima delle due di notte e resta in zona fino all’orario dell’esplosione. Subito dopo, il veicolo riparte in direzione Puglia, completando un viaggio perfettamente compatibile con la tempistica del colpo.

Rogliano: 17 gennaio 2025

Uno schema simile emerge anche per l’assalto alla Bcc di Rogliano. Anche qui, i dati di posizionamento del telefono e il Gps dell’auto mostrano uno spostamento notturno dalla provincia di Bari verso il Cosentino, con arrivo in zona poco prima dell’esplosione e rientro nelle ore successive.

La strategia investigativa

Secondo l’accusa emergerebbe la presenza sistematica di Bartoli nei luoghi e nelle fasce orarie degli assalti ai bancomat con l’esplosivo. L’ipotesi dunque è che non si tratti di coincidenze, ma di una vera e propria mappatura degli spostamenti che rafforzerebbe l’ipotesi del suo ruolo operativo e decisionale all’interno della banda.

L’utilizzo incrociato di celle telefoniche, dati Gps assicurativi, intercettazioni con positioning e controlli su strada avrebbe permesso di comporre un mosaico investigativo che collega direttamente Bartoli ad almeno alcuni dei colpi messi a segno in Calabria. Ipotesi da confermare, ovviamente, nei prossimi step del procedimento.