La visita del Cardinale Pierbattista Pizzaballa a Cosenza non è stata una visita di circostanza. Il Patriarca della Chiesa Latina di Gerusalemme, arrivato in città per la Santa Messa in onore della Madonna del Pilerio e per l’accensione del cero votivo in Cattedrale, ha parlato con la solita franchezza di pace rigettando i concetti di violenza e guerra.

Nel cuore di Cosenza, però, il Cardinale ha voluto legare il dramma contemporaneo alla memoria della città: «La Madonna del Pilerio è il simbolo di una comunità che si aggrappò alla Madre nel momento di estremo bisogno 450 anni fa in occasione della pestilenza che colpì Cosenza. Quel concetto è valido anche oggi, perché ci saranno sempre dolore, malattie e divisioni in quanto insiste nell’uomo». E ancora, con un’immagine potente: «Ecco perché la Vergine ci spinge a guardare alle cose: nell’Apocalisse c’è un passaggio in cui il Drago distruttore resta impotente davanti alla Madre che genera il Figlio».

Davanti ai giornalisti, prima della celebrazione, ha offerto un’analisi lucida sulla tragedia in corso a Gaza e sul deterioramento della situazione in Cisgiordania. Tono pacato, ma con concetti durissimi. Il Patriarca non ha nascosto la gravità della situazione nella Striscia: «Nonostante il cessate il fuoco, i morti continuano ad esserci sebbene la situazione alimentare sia chiaramente in fase di miglioramento. Il punto interrogativo più grande è relativo alla nuova governance. La ricostruzione non è iniziata e il sistema scolastico è devastato».

Una fotografia cruda. La guerra ha lasciato macerie ovunque: nelle case, nelle scuole, nelle istituzioni. E soprattutto nelle vite delle persone. Nel passaggio politicamente più netto della visita di Pizzaballa a Cosenza, ha preso posizione contro le dichiarazioni della destra israeliana. «L’impegno della Chiesa è sempre lo stesso: impegno umanitario teso a salvaguardare il sogno di una convivenza. Per questo motivo vanno condannate le dichiarazioni della destra estremista israeliana che viaggiano in una direzione contraria. Non è accettabile quanto dice Netanyahu».

Non solo Gaza. Il Patriarca ha acceso i riflettori anche sulla Cisgiordania. «La situazione è in continuo deterioramento, perché a differenza di Gaza non c’è alcun tentativo di garantire un assetto definitivo. Ci sono continui attacchi dei coloni che creano terrore in seno alla popolazione palestinese e anche in quella cristiana. La situazione è molto complessa e c’è il rischio di dire sempre le stesse cose».

Un conflitto che si trascina, insomma, con un clima di paura diffusa. Eppure, ha ricordato, la Chiesa non è rimasta a guardare: «Durante la guerra a Gaza abbiamo portato 2mila tonnellate di cibo per tutti, oltre ad un lavoro di mediazione». Un impegno concreto, sul campo. L’analisi si è quindi allargata allo scenario internazionale.

«Lo scenario politico è difficile, si naviga a vista e bisogna fare i conti con la realtà. Oggi - ha detto Pizzaballa - non c’è la possibilità di fare progetti a lungo respiro perché l’attività militare non costruisce soluzioni politiche. Come si fa a parlare di pace in tempi di riarmo? Invece si dovrebbe ed è compito della Chiesa e di chi ci crede».

Una domanda che pesa. E che fotografa un mondo attraversato dalla paura. «Nel mondo c’è paura e la violenza è figlia di essa - ha aggiunto - ecco perché c’è la necessità di lavorare affinché venga gestita per non farla degenerare». Quest’ultima, una riflessione che va oltre il Medio Oriente e tocca il clima globale.