Le associazioni esprimono cordoglio per l’omicidio dei quattro migranti e richiamano alla necessità di tenere i riflettori accesi sul fenomeno dello sfruttamento in agricoltura e lavorare a un cambio di passo
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«La morte dei quattro braccianti stranieri, arsi vivi all'interno della loro auto, rappresenta un orrore inimmaginabile che scuote profondamente le coscienze lasciando attonita l'intera comunità nazionale». È quanto afferma Coldiretti Calabria esprimendo «il più profondo cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, colpite da una tragedia che non può lasciare indifferenti».
«Siamo di fronte - dice il presidente Franco Aceto - a un episodio di una gravità sconvolgente che nulla ha a che vedere con il mondo agricolo, con il lavoro nelle campagne e con i valori che quotidianamente animano centinaia di migliaia di imprese agricole italiane. Si tratta di un fatto criminale e disumano che richiama ancora una volta la necessità di mantenere altissima l'attenzione contro ogni forma di diritti negati».
Aceto evidenzia la necessità «di continuare a rafforzare l'azione di controllo e contrasto a tutte le forme di lavoro irregolare e di sfruttamento, colpendo senza esitazione chi opera fuori dalla legalità e danneggia al tempo stesso i lavoratori e le imprese oneste che subiscono una concorrenza sleale».
«Coldiretti continuerà a fare la propria parte, anche attraverso la Fondazione osservatorio agromafie, per sostenere ogni azione utile contro sfruttamento, illegalità e infiltrazioni criminali», conclude Aceto.
Sulla stessa linea Legacoop Calabria, Legacoop Nazionale e Legacoop Agroalimentare: «Una tragedia che colpisce al cuore il settore e impone un richiamo alla responsabilità collettiva nel contrasto a qualunque forma di sfruttamento, illegalità e disumanità, perché la criminalità si batte con il lavoro regolare».
«Qualunque saranno gli esiti degli accertamenti giudiziari in corso, emerge l'urgenza assoluta di tenere i riflettori accesi sul contrasto al lavoro nero, all'intermediazione illecita e alla violazione sistematica dei diritti umani fondamentali», dichiarano i rappresentanti di Legacoop, precisando che «questi fenomeni criminali, oltre a sfruttare i lavoratori, alterano le regole del mercato e danneggiano la stragrande maggioranza delle imprese che operano correttamente e nel pieno rispetto delle leggi e dei loro dipendenti».
L'associazione sottolinea la necessità di una netta distinzione tra l'attività criminale e il tessuto sano della produzione agroalimentare. E proprio a tutela di questo modello, Legacoop ribadisce il valore della cooperazione come presidio di legalità, fondato sulla centralità della persona, sulla trasparenza delle filiere e sulla responsabilità sociale d'impresa. La tragedia di Amendolara evidenzia, infine Legacoop, impone un cambio di passo nelle politiche di emersione del lavoro e di tutela dei migranti; l'azione di contrasto allo sfruttamento non può esaurirsi nella sola risposta repressiva e giudiziaria, ma richiede una sinergia strutturale e una responsabilità condivisa tra istituzioni, organizzazioni datoriali, sindacati, forze dell'ordine e società civile.

