Contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, serve una nuova coscienza politica che prenda atto della diffusione e della gravità del fenomeno, partendo però da elementi concreti e proposte operative. A dirlo è il sindacato Uil, che attraverso la segretaria regionale Maria Elena Senese, dopo i fatti di Amendolara, ha chiesto d’incontrare il presidente della Regione Roberto Occhiuto e l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, nonché di essere sentita in Commissione regionale Agricoltura per portare un contributo alle decisioni che verranno intraprese.

Sul punto abbiamo sentito il segretario regionale della Uil Agricoltura, il vibonese Pasquale Barbalaco.

«Questa vicenda, purtroppo, segnala in maniera disumana la presenza del fenomeno del caporalato: un fatto che esiste da tanto tempo ma che fino questo punto non si era mai spinto. Qui in Calabria, poi, rispetto a quanto accaduto, c'è sicuramente molto di più: non solo il caporalato, ma probabilmente anche una criminalità organizzata che appoggia un determinato sistema. In questo contesto, noi come sindacato, siamo convinti che per riuscire a debellare il fenomeno dobbiamo investire di più nell'inclusione sociale di quei lavoratori che contribuiscono a portare il cibo sulle nostre tavole. Pertanto dobbiamo sensibilizzare ancor di più anche i consumatori finali».

Per il sindacato è fondamentale agire sul sistema degli alloggi e dei trasporti. «Abbiamo visto come quei lavoratori vivessero anche in 10 nella stessa casa e come anche i trasporti verso il luogo di lavoro possa diventare uno strumento di ricatto». Altro punto decisivo è l’abbattimento delle barriere linguistiche. «Proprio la settimana scorsa - ha detto Barbalaco -, abbiamo sottoscritto il Contratto collettivo nazionale di lavoro in agricoltura che, tra le altre cose, prevede che i contratti vengano stampati in versione multilingue, perché siamo convinti che quando i lavoratori hanno piena coscienza dei propri diritti abbiamo maggiori strumento per tutelarsi».

Innanzitutto, però, è necessario colmare un vuoto normativo. «Se la Legge 199 nel 2016 a distanza di dieci anni non ha portato i risultati che si aspettavano - annota il segretario regionale Uila -, probabilmente c'è qualcosa che non va: in quella legge ci sono dei passaggi importanti, come le condanne estese anche i datori di lavoro che ricorrono al caporalato. Ora serve applicarla pienamente».

E i fatti di Amendolara sembrano aver scosso la politica: nel Consiglio regionale già convocato per lunedì 8 giugno si parlerà anche di caporalato e delle misure di contrasto al fenomeno. La Uil proverà, in questi giorni, a mettere sul tavolo le sue proposte.

«Chiediamo innanzitutto un sistema di controlli più incisivo - afferma Barbalaco -. Tramite gli Enti bilaterali sappiamo quali sono le aziende più importanti che assumono e utilizzano manodopera in maniera consistente: un sistema di controlli incrociati potrebbe portare ad individuare in maniera preventiva le problematiche da attenzionare. Poi, tramite le risorse regionali, bisogna sicuramente intervenire su un sistema di alloggi che svincoli i lavoratori dai caporali e che li porti all’esterno delle aziende agricole. Inoltre c’è il sistema di trasporti: un passaggio fondamentale che va affrontato per assicurare collegamenti sicuri per i lavoratori».

Per il sindacato, tuttavia, sono le aziende l’anello decisivo del sistema. «Un'altra cosa che chiederemo alla Regione - spiega Barbalaco - è l'istituzione di una premialità per le aziende agricole che aderiscono alla Relac (Rete del lavoro agricolo di qualità, ndr), che è stata sottoscritta in tutte e cinque le province calabresi ma che al momento ha pochissime adesioni. La Relac consentirebbe di riconoscere premialità alle aziende che rispettano e tutelano i contratti e quindi il lavoro dignitoso, ma anche per evitare di finanziare con i fondi del Piano di sviluppo rurale quelle aziende che operano al di fuori delle regole. Sarebbe già questo un grande passo in avanti».