Resta profondo il cordoglio ad Amendolara e in tutto l'Alto Ionio Cosentino per la tragica scomparsa dei quattro giovani migranti che hanno perso la vita nel drammatico rogo dello scorso lunedì lungo la Statale 106. Nel pomeriggio di ieri, dopo lo svolgimento degli esami autoptici eseguiti presso l'ospedale di Rossano, le salme delle quattro vittime sono state trasferite e accolte all'interno del cimitero comunale di Amendolara. I corpi rimarranno temporaneamente custoditi nella struttura in attesa che possano essere reclamati e identificati dai familiari per il rimpatrio o per le esequie. Qualora dovessero trascorrere dieci giorni senza che nessuno ne richieda l'affidamento, l'Amministrazione Comunale procederà direttamente alla loro regolare tumulazione all'interno dello stesso camposanto cittadino.

Per garantire la massima protezione, la riservatezza e il dovuto decoro ai feretri in questa delicata fase di attesa, il Comune di Amendolara ha disposto una temporanea rimodulazione degli orari di apertura al pubblico del cimitero. Si tratta di una misura organizzativa e istituzionale volta a tutelare la sacralità del momento e a proteggere le salme, pur continuando a garantire ai cittadini la possibilità di fare visita ai propri cari defunti durante la giornata. Come comunicato ufficialmente dall'Ente attraverso l'avviso alla cittadinanza, l'ingresso al camposanto sarà consentito esclusivamente la mattina dalle 9:00 alle 1:00 e il pomeriggio dalle 15:00 alle 17:00. Al di fuori di questi orari, i cancelli resteranno chiusi per assicurare il massimo riserbo attorno ai quattro giovani. Le quattro vittime (tre cittadini di nazionalità afghana e uno pakistano) rappresentano una ferita profonda per l'intero territorio della Sibaritide. La comunità di Amendolara sta seguendo la vicenda con un forte sentimento di solidarietà umana stringendosi in un silenzio rispettoso, nella speranza che i familiari possano essere rintracciati per l'ultimo saluto o pronta, in caso contrario, ad accogliere definitivamente questi quattro giovani nel grembo e nella memoria della comunità calabrese.