Più del 90 percento riguarda Cosenza e Catanzaro, mentre Reggio è l’unica a registrare un utile di esercizio. Dagli aumenti per la spesa farmaceutica ai fondi messi da parte per i contenziosi, ecco come vengono utilizzate le risorse
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Migliaia di pagine di bilanci, Stati patrimoniali, Conti economici, Note integrative e Relazioni sulla gestione analizzate per ricostruire, numeri alla mano, lo stato economico della sanità territoriale calabrese nel primo anno successivo alla conclusione del commissariamento. Un viaggio nei conti delle cinque Aziende Sanitarie Provinciali che mette a confronto disavanzi, patrimonio, investimenti, debiti, crediti, liquidità e sostenibilità economica del sistema sanitario regionale.
Per oltre quindici anni la sanità calabrese è stata osservata attraverso la lente delle emergenze. Le cronache hanno raccontato gli ospedali in affanno, la carenza di medici, le liste d’attesa, la mobilità sanitaria verso altre regioni, il lungo commissariamento, i piani di rientro, le riforme annunciate e quelle rimaste incompiute. Molto più raramente il dibattito pubblico si è soffermato sui documenti che, più di ogni altro, consentono di comprendere lo stato reale del sistema: i bilanci delle Aziende Sanitarie Provinciali. È proprio lì, infatti, che si misurano la capacità di programmare, di investire, di sostenere la spesa sanitaria, di governare il personale, di affrontare il contenzioso e, soprattutto, di trasformare le risorse pubbliche in servizi destinati ai cittadini.
I bilanci relativi all’esercizio 2025, approvati il 30 giugno 2026, rappresentano per questo motivo un passaggio destinato a rimanere centrale nella storia recente della sanità calabrese. Non costituiscono soltanto l’adempimento annuale imposto dalla normativa contabile, ma il primo vero banco di prova della gestione successiva alla conclusione del commissariamento, una fotografia economica che permette di comprendere quale sia il punto di partenza della nuova fase istituzionale affidata alla Regione Calabria, ad Azienda Zero e alle cinque Aziende Sanitarie Provinciali.
L’inchiesta di LaC News24 nasce da un lavoro di analisi documentale che ha richiesto l’esame integrale dei bilanci dell’ASP di Cosenza, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria, comprese le Note integrative, le Relazioni sulla gestione, gli Stati patrimoniali e gli allegati economici. L’obiettivo non è quello di stilare classifiche tra aziende virtuose e aziende in difficoltà, ma comprendere che cosa raccontino realmente questi documenti e quali indicazioni offrano sullo stato della sanità territoriale calabrese.
La prima evidenza emerge già osservando il risultato economico complessivo. Le cinque Aziende Sanitarie Provinciali chiudono il 2025 con un disavanzo superiore ai 187 milioni di euro, ma questa cifra, letta isolatamente, rischia di fornire una rappresentazione incompleta della realtà. Oltre il novanta per cento della perdita complessiva si concentra infatti in due sole aziende: l’ASP di Catanzaro, che registra un risultato negativo di 93,4 milioni di euro, e l’ASP di Cosenza, che chiude l’esercizio con una perdita di 84,5 milioni di euro. Il quadro cambia radicalmente osservando le altre realtà territoriali: Crotone contiene il disavanzo in circa 1,8 milioni di euro, Vibo Valentia si attesta poco sopra gli 8 milioni, mentre Reggio Calabria rappresenta l’unica Azienda Sanitaria Provinciale capace di archiviare il bilancio con un utile di esercizio.
Basterebbero questi numeri per comprendere come la sanità calabrese non possa più essere raccontata come un sistema uniforme. I bilanci restituiscono cinque aziende profondamente diverse tra loro, non soltanto per dimensioni economiche, ma anche per struttura patrimoniale, volume di attività, organizzazione, consistenza dei debiti, livello dei crediti, disponibilità liquide, esposizione al contenzioso e capacità di investimento. La vera domanda, quindi, non è quale azienda abbia perso di più o quale abbia chiuso in utile, ma quali dinamiche abbiano determinato quei risultati e quali prospettive si aprano per gli esercizi successivi.
È da questa domanda che prende avvio il viaggio nei conti delle cinque Aziende Sanitarie Provinciali.
L’ASP di Cosenza: il gigante della sanità territoriale e il peso di un bilancio da oltre un miliardo e mezzo di euro
Il percorso non può che iniziare dall’ASP di Cosenza, perché il suo bilancio rappresenta, per dimensioni e complessità, il principale indicatore dello stato di salute della sanità territoriale calabrese. Nessun’altra Azienda Sanitaria Provinciale gestisce un volume di risorse paragonabile, serve un territorio altrettanto esteso o sostiene un livello di attività capace di incidere così profondamente sugli equilibri dell’intero Servizio sanitario regionale.
Il valore della produzione raggiunge 1 miliardo e 548 milioni di euro, confermando il ruolo centrale dell’azienda nel sistema regionale. È un dato che descrive da solo la dimensione della macchina amministrativa chiamata a garantire assistenza sanitaria in una provincia che comprende decine di strutture territoriali, ospedali spoke, dipartimenti di prevenzione, servizi di emergenza e una rete assistenziale tra le più articolate della Calabria.
Su questa struttura si innesta il risultato economico dell’esercizio: una perdita di 84,5 milioni di euro, seconda soltanto a quella registrata dall’ASP di Catanzaro. La semplice lettura dell’ultima riga del conto economico, tuttavia, non sarebbe sufficiente a comprendere il significato del bilancio. La Nota integrativa evidenzia infatti come una parte rilevante del disavanzo sia collegata al processo di riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza con il trasferimento del 118 ad Azienda Zero, ai disallineamenti della mobilità sanitaria, alle anomalie riscontrate nei flussi del File “F” allegato al Bilancio e alla significativa crescita della spesa farmaceutica, aumentata di oltre 30 milioni di euro rispetto all’esercizio precedente per effetto dell’impiego di terapie innovative e dell’aumento dei pazienti in trattamento.
Ma il conto economico rappresenta soltanto una parte della fotografia. Lo Stato patrimoniale evidenzia crediti prossimi ai 580 milioni di euro, debiti superiori ai 602 milioni, una riduzione della liquidità da oltre 104 a circa 63 milioni di euro e fondi rischi superiori agli 80 milioni, destinati principalmente a coprire il contenzioso civile, il contenzioso del personale e i rischi derivanti dalla gestione diretta della responsabilità sanitaria. È l’insieme di questi dati a raccontare una realtà molto più complessa del semplice risultato finale, nella quale convivono la necessità di sostenere un’enorme macchina organizzativa e l’obbligo di mantenere gli equilibri economici in un contesto caratterizzato da continui processi di riorganizzazione.
Catanzaro, il disavanzo più elevato della Calabria
Se il bilancio dell’ASP di Cosenza rappresenta il principale indicatore delle dimensioni economiche della sanità territoriale calabrese, quello dell’ASP di Catanzaro costituisce invece il documento che più di ogni altro richiama l’attenzione sulla necessità di consolidare gli equilibri finanziari del sistema. Il risultato dell’esercizio 2025 si chiude infatti con una perdita di 93,4 milioni di euro, il disavanzo più elevato tra le cinque Aziende Sanitarie Provinciali, un dato che, da solo, concentra quasi la metà dell’intero disavanzo registrato dalle ASP calabresi e che impone una lettura approfondita delle dinamiche che hanno inciso sulla formazione del conto economico.
Anche in questo caso sarebbe un errore fermarsi al solo risultato finale. Il bilancio dell’ASP di Catanzaro descrive un’azienda che gestisce un valore della produzione di circa 738 milioni di euro, dimensione economica che la colloca immediatamente alle spalle dell’ASP di Cosenza e che riflette il ruolo strategico svolto all’interno del sistema sanitario regionale. La struttura dei costi evidenzia il peso crescente del personale, dell’acquisto di beni e servizi sanitari, della farmaceutica e delle altre componenti indispensabili per garantire i livelli essenziali di assistenza, mentre la Nota integrativa richiama l’attenzione sugli accantonamenti effettuati, sulla gestione del contenzioso, sui rapporti finanziari con la Regione e sull’evoluzione dei crediti e dei debiti aziendali.
L’analisi dello Stato patrimoniale mostra una consistenza significativa dei crediti e dei debiti, confermando come anche l’ASP di Catanzaro si confronti con una gestione finanziaria complessa, nella quale il corretto equilibrio tra entrate, pagamenti e disponibilità liquide rappresenta uno degli elementi decisivi per garantire continuità amministrativa e operativa. Particolare rilievo assumono inoltre i fondi rischi e gli accantonamenti, che testimoniano la scelta di rappresentare in maniera prudenziale le potenziali passività future, soprattutto quelle derivanti dal contenzioso e dalle obbligazioni ancora in fase di definizione.
La Relazione sulla gestione evidenzia, parallelamente, il percorso di riorganizzazione dell’azienda, chiamata ad affrontare contemporaneamente le sfide della medicina territoriale, dell’attuazione del PNRR, del rafforzamento delle Case della Comunità, della digitalizzazione dei servizi e del progressivo adeguamento agli standard previsti dal DM 77, in un contesto nel quale la sostenibilità economica continua a rappresentare uno dei principali fattori di equilibrio. È proprio questa sovrapposizione tra gestione ordinaria, investimenti e trasformazione organizzativa a rendere particolarmente complessa la lettura del bilancio 2025.
Il dato economico resta certamente severo e non può essere sottovalutato, ma i documenti contabili suggeriscono una riflessione più ampia. La domanda che accompagnerà inevitabilmente anche i prossimi esercizi riguarda infatti la natura di questo disavanzo: rappresenta l’effetto di una fase straordinaria di riorganizzazione e di riallineamento contabile oppure evidenzia criticità strutturali destinate a riproporsi nel tempo? La risposta non potrà arrivare dalle dichiarazioni istituzionali, ma esclusivamente dall’evoluzione dei conti nei prossimi anni.
Crotone, il quasi pareggio
Lasciando le due aziende che concentrano la gran parte del disavanzo regionale, il quadro cambia sensibilmente osservando il bilancio dell’ASP di Crotone. L’esercizio 2025 si chiude con una perdita di circa 1,8 milioni di euro, un risultato che, pur rimanendo negativo, assume un significato profondamente diverso se rapportato alle dimensioni economiche dell’azienda e alla complessità della rete assistenziale provinciale.
Il valore della produzione supera i 442 milioni di euro, mentre il conto economico evidenzia una sostanziale tenuta degli equilibri gestionali, con uno scostamento finale contenuto entro limiti significativamente inferiori rispetto a quelli registrati nelle aziende di maggiori dimensioni. Anche il bilancio di Crotone risente naturalmente dell’incremento dei costi sanitari, dell’andamento della spesa farmaceutica, delle dinamiche del personale e delle altre componenti che caratterizzano l’intero sistema sanitario regionale, ma la fotografia complessiva restituisce un’azienda che appare più vicina al punto di equilibrio.
L’analisi patrimoniale conferma una struttura finanziaria che, pur dovendo affrontare le stesse criticità comuni alle altre aziende sanitarie calabresi, presenta un livello di esposizione più contenuto e un rapporto tra risultato economico e volume delle attività che merita attenzione. Anche in questo caso i documenti evidenziano investimenti, accantonamenti prudenziali e interventi finalizzati al rafforzamento della rete territoriale, dimostrando come il mantenimento dell’equilibrio economico rappresenti uno degli obiettivi centrali della programmazione aziendale.
Più che il dato della perdita, ciò che emerge dal bilancio dell’ASP di Crotone è la capacità di mantenere sotto controllo le principali variabili economiche in una fase di profonda trasformazione del sistema sanitario regionale. Un risultato che non autorizza facili ottimismi, ma che rappresenta certamente uno degli elementi più significativi dell’intero panorama calabrese.
Vibo Valentia, perdita contenuta
Proseguendo l’analisi verso la provincia di Vibo Valentia, la fotografia economica cambia ancora una volta. Il bilancio dell’ASP si chiude con una perdita di circa 8,3 milioni di euro, un risultato certamente distante dai disavanzi registrati da Cosenza e Catanzaro, ma che non può essere interpretato come un semplice dato rassicurante. La lettura coordinata del Conto economico, dello Stato patrimoniale e della Nota integrativa restituisce infatti l’immagine di un’azienda che, pur mantenendo il disavanzo entro limiti relativamente contenuti, continua a confrontarsi con alcune criticità strutturali che richiedono particolare attenzione nella programmazione dei prossimi esercizi.
Il bilancio evidenzia come la gestione corrente sia fortemente influenzata, anche a Vibo Valentia, dall’incremento generalizzato dei costi sanitari, dalla spesa per il personale, dall’acquisto di beni e servizi e dall’andamento della farmaceutica, dinamiche comuni a tutte le Aziende Sanitarie Provinciali della Calabria. A queste componenti si aggiunge un elemento che caratterizza in maniera particolare la situazione vibonese: la rilevante consistenza dei fondi rischi e degli accantonamenti, destinati a fronteggiare potenziali passività derivanti soprattutto dal contenzioso e da obbligazioni ancora in corso di definizione.
Non si tratta di un dato marginale. I fondi rischi rappresentano una delle principali espressioni del principio di prudenza che governa la contabilità pubblica e consentono di comprendere quanto un’azienda ritenga probabile l’insorgenza di futuri oneri economici. Una loro consistenza elevata non costituisce automaticamente un elemento negativo, ma segnala la presenza di situazioni che richiedono copertura finanziaria e un costante monitoraggio amministrativo.
Anche la struttura patrimoniale evidenzia un’azienda impegnata nella ricerca di un equilibrio tra sostenibilità economica e prosecuzione degli investimenti. Crediti, debiti e disponibilità liquide delineano un quadro complessivamente più contenuto rispetto alle aziende di maggiori dimensioni, ma non per questo meno significativo. La gestione finanziaria continua infatti a rappresentare uno degli aspetti centrali della programmazione aziendale, soprattutto in una fase nella quale il rafforzamento dell’assistenza territoriale e gli interventi finanziati dal PNRR richiedono capacità amministrativa, rapidità nella realizzazione degli investimenti e costante attenzione agli equilibri di bilancio.
Nel caso dell’ASP di Vibo Valentia, quindi, il dato della perdita non esaurisce il significato del bilancio. Più della dimensione del disavanzo, assumono rilievo la composizione delle passività potenziali, la capacità di gestire il contenzioso, la tenuta patrimoniale e l’evoluzione degli equilibri finanziari, elementi che nei prossimi anni saranno determinanti per verificare la stabilità del percorso intrapreso.
Reggio Calabria, l’unica che chiude in utile
Il viaggio attraverso i conti delle Aziende Sanitarie Provinciali si conclude a Reggio Calabria, dove il bilancio 2025 presenta una caratteristica che la distingue da tutte le altre realtà territoriali della regione. L’ASP reggina è infatti l’unica azienda sanitaria provinciale della Calabria a chiudere l’esercizio con un risultato economico positivo, interrompendo una sequenza di disavanzi che caratterizza il resto del sistema sanitario territoriale.
Il risultato, tuttavia, merita una lettura che vada oltre il semplice dato numerico. Un utile di esercizio non certifica automaticamente l’assenza di criticità, così come una perdita non coincide necessariamente con una gestione inefficiente. Anche il bilancio dell’ASP di Reggio Calabria evidenzia una struttura economica complessa, nella quale trovano spazio il costo del personale, la spesa farmaceutica, gli acquisti di beni e servizi, gli investimenti, il patrimonio, i crediti e i debiti, tutti elementi che concorrono a definire il reale stato di salute dell’azienda.
La differenza rispetto alle altre ASP emerge soprattutto nella capacità di mantenere l’equilibrio tra ricavi e costi, consentendo la chiusura dell’esercizio con un saldo positivo. La Nota Integrativa e la Relazione sulla Gestione descrivono un’azienda impegnata nel consolidamento della propria organizzazione, nella prosecuzione degli investimenti e nel rafforzamento dei servizi territoriali, in linea con gli obiettivi della programmazione sanitaria regionale.
Anche sotto il profilo patrimoniale, il bilancio evidenzia una situazione che, pur condividendo molte delle criticità comuni all’intero sistema sanitario calabrese, appare caratterizzata da un equilibrio complessivamente più stabile. La consistenza del patrimonio, l’andamento della liquidità, la gestione dei crediti e dei debiti e il controllo delle principali voci di costo consentono di leggere il risultato positivo non come un episodio isolato, ma come un elemento che merita di essere osservato con particolare attenzione nei prossimi esercizi.
Naturalmente sarà il tempo a stabilire se l’utile del 2025 rappresenti l’inizio di una tendenza destinata a consolidarsi oppure il risultato di circostanze favorevoli concentrate in un singolo esercizio. Ciò che appare evidente è che il bilancio dell’ASP di Reggio Calabria introduce, all’interno del panorama sanitario regionale, un elemento di forte interesse: dimostra che, pur all’interno di un sistema ancora caratterizzato da numerose criticità, esistono margini per raggiungere un equilibrio economico senza rinunciare alla prosecuzione delle attività istituzionali.
Le cinque Asp a confronto
La lettura complessiva dei bilanci consente di superare l’analisi delle singole aziende e di osservare la sanità calabrese come un sistema unitario. È proprio questo confronto a restituire l’indicazione forse più importante dell’intera inchiesta. I documenti contabili non raccontano una sanità omogenea, ma un sistema articolato nel quale convivono modelli gestionali differenti, livelli diversi di sostenibilità economica e criticità che assumono intensità variabili a seconda del territorio.
L’ASP di Cosenza e quella di Catanzaro concentrano la quasi totalità del disavanzo complessivo delle Aziende Sanitarie Provinciali, ma rappresentano anche le realtà più complesse sotto il profilo organizzativo e finanziario. Crotone e Vibo Valentia mostrano risultati economici molto più vicini all’equilibrio, mentre Reggio Calabria costituisce oggi l’unica esperienza capace di chiudere l’esercizio in utile.
Esiste tuttavia un elemento che accomuna tutte le aziende. La crescita della spesa sanitaria, l’aumento del costo dei farmaci innovativi, il fabbisogno di personale, la necessità di investire nella medicina territoriale, il peso del contenzioso e l’attuazione dei programmi finanziati dal PNRR rappresentano sfide condivise che continueranno a incidere sugli equilibri economici dell’intero sistema sanitario regionale.
È proprio per questo motivo che i bilanci 2025 assumono un valore che va oltre il semplice risultato di esercizio. Essi costituiscono il punto di partenza dal quale sarà possibile misurare, anno dopo anno, la capacità della sanità calabrese di trasformare la conclusione del commissariamento in una stagione di consolidamento amministrativo, equilibrio finanziario e miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.
I numeri che cambiano la prospettiva
Che cosa raccontano davvero i bilanci delle cinque Aziende Sanitarie Provinciali? Osservati singolarmente, i bilanci delle cinque Aziende Sanitarie Provinciali raccontano storie amministrative profondamente diverse. Letti nel loro insieme, restituiscono invece una fotografia molto più ampia, nella quale emergono con chiarezza le principali sfide che la sanità calabrese dovrà affrontare negli anni successivi alla conclusione del commissariamento. La vera notizia, infatti, non è rappresentata esclusivamente dal disavanzo complessivo o dall’utile registrato da una singola azienda, ma dalla distribuzione delle principali grandezze economiche e patrimoniali all’interno del sistema sanitario regionale.
La prima evidenza riguarda la forte concentrazione delle criticità economiche. L’ASP di Catanzaro, con un disavanzo di 93,4 milioni di euro, e l’ASP di Cosenza, con una perdita di 84,5 milioni, assorbono quasi interamente il risultato negativo delle Aziende Sanitarie Provinciali. La circostanza, tuttavia, non autorizza conclusioni affrettate. Si tratta infatti delle aziende che gestiscono il maggiore volume di attività, servono i bacini di popolazione più consistenti e sostengono una parte rilevante dell’assistenza territoriale regionale. Il loro peso economico è tale da rendere inevitabile una maggiore esposizione alle variazioni della spesa sanitaria, alla mobilità, ai costi del personale e ai processi di riorganizzazione che stanno interessando l’intero sistema.
Di segno opposto appare il quadro delle altre tre aziende. Crotone e Vibo Valentia chiudono il 2025 con perdite decisamente più contenute, mentre Reggio Calabria rappresenta l’unica realtà capace di conseguire un utile d’esercizio. Anche questo dato, tuttavia, deve essere letto con equilibrio. Un bilancio positivo costituisce certamente un segnale incoraggiante, ma non esaurisce da solo il giudizio sullo stato di salute di un’azienda sanitaria, così come un disavanzo non coincide automaticamente con una gestione inefficiente. I documenti contabili mostrano infatti che il risultato economico è spesso influenzato da accantonamenti prudenziali, riallineamenti contabili, investimenti straordinari, trasferimenti regionali e altre componenti che richiedono un’analisi approfondita.
La spesa farmaceutica continua a rappresentare una delle principali aree di pressione
Uno degli elementi che accomuna tutte le Aziende Sanitarie Provinciali è rappresentato dalla crescita della spesa farmaceutica. I bilanci mostrano come l’introduzione di farmaci innovativi, l’aumento delle patologie croniche, l’invecchiamento della popolazione e l’ampliamento delle terapie ad alta complessità continuino a determinare un incremento costante dei costi. Nell’ASP di Cosenza, ad esempio, la sola spesa farmaceutica registra un aumento superiore ai trenta milioni di euro rispetto all’esercizio precedente, confermando una tendenza che interessa, seppure con intensità differenti, l’intero sistema sanitario regionale.
Non si tratta di un fenomeno esclusivamente calabrese. La crescita della farmaceutica rappresenta oggi una delle principali sfide per tutte le aziende sanitarie italiane, chiamate a garantire ai pazienti l’accesso alle terapie più innovative conciliando, allo stesso tempo, la sostenibilità economica dei propri bilanci.
Debiti, crediti e liquidità: la sostenibilità finanziaria resta uno degli snodi decisivi
Accanto al risultato economico, un secondo elemento accomuna i bilanci delle cinque ASP: l’importanza crescente della gestione finanziaria. Crediti, debiti e disponibilità liquide costituiscono infatti il vero termometro della capacità delle aziende di sostenere la gestione ordinaria, rispettare i tempi di pagamento e programmare gli investimenti.
Le differenze tra le aziende risultano significative. L’ASP di Cosenza presenta la struttura patrimoniale più imponente, con crediti e debiti che superano entrambi i cinquecento milioni di euro, mentre le altre aziende evidenziano valori proporzionati alle rispettive dimensioni. Ciò che accomuna tutti i bilanci è però la necessità di mantenere un equilibrio costante tra risorse disponibili, trasferimenti regionali e fabbisogni finanziari, evitando che l’incremento dei debiti possa compromettere la capacità di investimento o la tempestività dei pagamenti ai fornitori.
Il contenzioso continua a pesare sui conti della sanità calabrese
Un altro tema trasversale è rappresentato dal contenzioso. Tutte le Aziende Sanitarie Provinciali accantonano risorse nei fondi rischi per far fronte a possibili passività derivanti da procedimenti giudiziari, responsabilità professionale, controversie con il personale o altre obbligazioni ancora in fase di definizione. La consistenza di tali fondi varia sensibilmente da azienda ad azienda, ma conferma come il contenzioso continui a rappresentare una delle principali variabili economiche della sanità pubblica.
Gli accantonamenti, pur incidendo sul risultato economico dell’esercizio, costituiscono anche un indice della prudenza contabile adottata dalle aziende. In altri termini, un fondo rischi elevato non rappresenta necessariamente una criticità gestionale, ma può essere la conseguenza della scelta di anticipare nei conti possibili oneri futuri, evitando che questi ricadano integralmente sui bilanci degli esercizi successivi.
Gli investimenti e la sfida della nuova sanità territoriale
Accanto alle criticità emergono anche segnali di trasformazione. Tutte le Aziende Sanitarie Provinciali risultano coinvolte nei programmi di investimento collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al rafforzamento della medicina territoriale e all’attuazione del DM 77, destinato a ridisegnare l’organizzazione dell’assistenza attraverso Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali.
Si tratta di investimenti che, almeno nella fase iniziale, comportano inevitabilmente un incremento della complessità amministrativa e gestionale, ma che rappresentano allo stesso tempo una delle principali opportunità per modernizzare il sistema sanitario calabrese e ridurre, nel medio periodo, la pressione sugli ospedali.
La fotografia che emerge dai bilanci
L’analisi delle cinque Aziende Sanitarie Provinciali restituisce quindi un’immagine molto diversa da quella che spesso caratterizza il dibattito pubblico. La sanità calabrese non appare né completamente risanata né irrimediabilmente compromessa. I bilanci raccontano un sistema che sta attraversando una fase di profonda trasformazione, nella quale convivono risultati incoraggianti e criticità ancora rilevanti, aziende che mostrano segnali di equilibrio e altre chiamate a recuperare disavanzi importanti, investimenti destinati a modificare l’organizzazione dell’assistenza e tensioni economiche che continuano a incidere sulla gestione corrente.
È proprio questa complessità a rappresentare il principale insegnamento che emerge dai documenti contabili. Ridurre il giudizio sulla sanità calabrese alla sola entità del disavanzo significherebbe ignorare la molteplicità dei fattori che incidono sulla gestione delle aziende. Allo stesso modo, limitarsi a celebrare un utile di esercizio senza analizzarne le cause rischierebbe di fornire una lettura parziale della realtà.
Le conclusioni
Il 2025 non rappresenta il punto di arrivo del percorso di riforma della sanità calabrese, ma il suo vero anno zero sotto il profilo economico. I bilanci approvati dalle cinque Aziende Sanitarie Provinciali costituiscono la prima base documentale sulla quale misurare, nei prossimi anni, l’efficacia delle politiche regionali, il ruolo di Azienda Zero, l’impatto degli investimenti del PNRR e la capacità delle aziende di consolidare gli equilibri finanziari senza ridurre la qualità dell’assistenza.
L’inchiesta dimostra che la risposta alla domanda iniziale non può essere affidata a uno slogan. La verità dei bilanci è più complessa della narrazione politica, perché racconta una sanità regionale che ha iniziato un percorso di cambiamento, ma che dovrà ancora affrontare sfide decisive prima di poter considerare definitivamente superata la lunga stagione del commissariamento. I prossimi bilanci diranno se il 2025 avrà rappresentato soltanto un esercizio di transizione o il primo passo verso un sistema sanitario più solido, moderno e sostenibile.


