Prima lettura oggi, seconda tra due mesi: nel mezzo il Consiglio di Stato. Un incastro di tempi che vanno in una sola direzione: evitare di far perdere la faccia a Occhiuto e alla maggioranza
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Un nobile gesto o strategia politica per evitare, come la peste, il referendum indetto per il 29 novembre? L’ombra del dubbio si allunga sulla recentissima notizia di due proposte di legge presentate dai consiglieri regionali di maggioranza Pierluigi Caputo, Angelo Brutto, Giuseppe Mattiani e Vito Pitaro, i quali propongono di abrogare la legge regionale del 3 marzo scorso attraverso la quale veniva modificato lo Statuto regionale e si introducevano due sottosegretari e due assessori. Inoltre si chiede, una volte abrogate le modifiche dello Statuto, che venga sospeso anche il referendum del 29 novembre.
La partita si gioca sui tempi e anche sul presunto timore (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca) che un referendum non porterebbe giovamento all’immagine del governatore Roberto Occhiuto e alla sua coalizione.
Ma proviamo a mettere in fila, velocemente, i fatti.
A marzo scorso è stata approvata una legge di modifica dello statuto regionale che prevede la nomina di due sottosegretari (con relativo staff) e due assessori in più in giunta.
Una legge che ha suscitato la reazione dell’opposizione che non si è trattenuta dal parlare di «poltronificio» e ha puntato il dito sulla spesa che questa legge comporta: 950mila euro per sottosegretari e staff, senza contare gli assessori.
Come prevede la legge costituzionale all’articolo 123, sette consiglieri di opposizione hanno chiesto (la facciamo breve sulle questioni tecniche) l’indizione di un referendum perché i calabresi potessero decidere se mantenere o meno queste riforme allo statuto regionale. Il Segretario Regionale, però, non ha trasmesso gli atti al presidente della giunta per l'indizione del referendum appellandosi alla legge del 2025 che non prevede per le modifiche puntuali il referendum. Ne è nata una partita giudiziaria che è passata prima dall’Ufficio centrale regionale per il referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro (che ha dato ragione ai sette consiglieri e ordinato di fissare la data per il referendum). Contro questa decisione la Regione ha fatto ricorso al Tar che si è dichiarato non competente in materia e ha demandato la questione a un giudice ordinario. Non soddisfatta la Regione ha fatto appello al Consiglio di Stato. La prima udienza era prevista per il primo ottobre ma è stata rinviata al 15 ottobre per un difetto di notifica. Nelle more il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, aveva indetto il referendum per il 29 novembre.
Prima che il Consiglio di Stato possa esprimersi arriva la doppia proposta di legge da parte dei consiglieri di maggioranza: abroghiamo le modifiche allo statuto (ovvero, addio ai sottosegretari) e sospendiamo il referendum che costerebbe sette milioni di euro e non è cosa in tempi di vacche magre come questi. Nessun cenno si fa alle spese che comporterebbero i due nuovi sottosegretari e il loro staff: circa 950mila euro all’anno.
Ma dove sta (sempre a pensar male) l’inghippo?
Secondo quanto prevede la Costituzione riguardo agli statuti regionali: «Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi».
Dunque, se oggi, cinque ottobre, alle 15 si voterà per la prima volta in consiglio regionale e la deliberazione passa con la maggioranza dei voti il referendum del 29 novembre verrebbe sospeso.
La prossima deliberazione del Consiglio regionale è prevista, come dice la Costituzione, tra due mesi, ossia il cinque dicembre.
In mezzo, però, c’è il Consiglio di Stato previsto per il 15 ottobre.
Cosa accadrebbe se il Consiglio di Stato, con un coup de théâtre, desse ragione alla Regione certificando che il referendum non si può fare? Cosa potrebbe accadere alla seduta di consiglio regionale del cinque dicembre? E qui si pensa malissimo facendo peccato…
Potrebbe accadere che non si raggiunge la maggioranza assoluta e la legge di abrogazione delle modifiche dello statuto non passano (e ben tornati sottosegretari). Nelle more, al cinque dicembre, il referendum è bello che andato.
Oppure la proposta di legge passa e applausi alla lungimiranza di chi governa.
Occhiuto, intanto, ha già affermato che i sette milioni per il referendum andranno a tamponare la crisi del caro carburante.
Come dire: per governare più che coraggio bisogna studiarne una più del diavolo.


