Prima i tassisti. Poi gli ordini e i sindacati della sanità. Adesso anche le scuole guida.

Roberto Occhiuto continua a battere sullo stesso tasto: lo fa mentre “Il coraggio di governare”, il libro dato alle stampe da qualche giorno, lo porta sempre più spesso fuori dai confini della Calabria e dentro una discussione nazionale nella quale il presidente della Regione, e vicesegretario di Forza Italia, prova a mettere sul tavolo una sua agenda: concorrenza, meno vincoli e riforme anche quando significano scontrarsi con categorie organizzate. 

Questa volta il caso è quello delle autoscuole. In uno scambio di battute durante la presentazione del suo libro, a Occhiuto il content creator legato ad una startup, Brum, viene fatto notare che in Italia la formazione teorica per conseguire la patente non può essere svolta in e-learning e gli viene chiesto perché sia così difficile modificare una regola che, nell'era della didattica digitale, appare quantomeno datata. La risposta è immediata: «Forse anche in questo caso per la lobby delle scuole guida».

Il ragionamento che segue è ancora più interessante della battuta. Se si aprisse alla formazione online, dice Occhiuto, chi possiede una scuola guida tradizionale dovrebbe confrontarsi con la concorrenza digitale. E qui torna la tesi che il presidente calabrese sta ripetendo da settimane: una riforma può scontentare una categoria, ma essere utile a una platea molto più ampia di cittadini.  «Perdi il voto di qualcuno», spiega, ma puoi guadagnare quello di chi trova un servizio più semplice e accessibile. E quando gli viene chiesto se le associazioni di categoria finiscano spesso per tutelare più i propri iscritti che gli utenti, la risposta è altrettanto netta: bisogna ascoltarle, sostiene, ma poi decidere guardando a chi quei servizi deve utilizzarli.

La lobby delle scuole guida e il divieto di e-learning immutatyo dal 1995

Al netto della definizione di «lobby» del presidente Occhiuto, il problema normativo esiste. La disciplina delle autoscuole risale al decreto ministeriale 317 del 1995 e continua a escludere la possibilità di svolgere i corsi teorici attraverso sistemi di e-learning. La questione è tutt'altro che sepolta: lo scorso giugno è arrivata fino alla Camera, dove Matteo Salvini ha risposto a un question time proprio sulla possibilità di consentire la formazione a distanza nelle autoscuole autorizzate. Ministero dell'Istruzione e del Merito

Studiando e approfondendo meglio la questione, però, c'è un elemento che rende il quadro meno lineare di quanto suggerisca l'affondo del governatore. Diverse associazioni del settore – tra cui Confarca e Unasca – hanno esse stesse chiesto di autorizzare la formazione a distanza, indicando nell'e-learning uno strumento per ampliare l'accesso ai corsi e ridurne i costi. Non c'è dunque un fronte compatto delle autoscuole contro il digitale.  Ma la questione specifica sembra interessare Occhiuto soprattutto perché gli consente di tornare su un tema più ampio: il peso delle corporazioni quando si prova a cambiare una regola.

Dai taxi alle autoscuole, la battaglia di Occhiuto

È lo stesso schema utilizzato pochi giorni fa durante la presentazione romana del suo libro. In quel caso il presidente calabrese aveva ricordato lo scontro sui taxi e sugli Ncc, rivendicando la scelta della Calabria di contestare alcune norme nazionali e sintetizzando la propria posizione in modo piuttosto chiaro: le riforme andrebbero scritte pensando di più a chi prende il taxi e meno a chi lo guida. 

Subito dopo aveva spostato lo stesso ragionamento sulla sanità: ordini professionali e sindacati vanno ascoltati, certo, ma nel momento in cui si decide bisognerebbe guardare prima di tutto all'interesse dei pazienti. È la linea che Occhiuto aveva utilizzato anche per difendere alcune delle scelte più controverse compiute in Calabria, dall'arrivo dei medici cubani alle modifiche nel settore dei trasporti. 

Ora entrano nella lista anche le autoscuole. Presi singolarmente, sono temi molto diversi tra loro. Messi uno accanto all'altro, però, cominciano a definire con una certa chiarezza il profilo politico che Occhiuto sta provando a costruire: quello di un esponente del centrodestra disposto a rivendicare liberalizzazioni e concorrenza anche quando questo comporta entrare in collisione con pezzi organizzati della società. Una sorta di rottamatore liberale, insomma, che parte dall'esperienza di governo della Calabria ma guarda sempre più apertamente alla dimensione nazionale.

La polemica sulle scuole guida, da questo punto di vista, è probabilmente meno importante del messaggio che contiene. La regola sull'e-learning ha più di trent'anni, il governo stesso ha aperto alla possibilità di cambiarla e persino una parte delle associazioni di settore chiede un aggiornamento. Occhiuto prende quella contraddizione e la porta dentro il racconto che sta costruendo: se una norma non funziona più, va cambiata anche quando qualcuno ha interesse a lasciarla com'è. 

Questa la promessa elettorale della sua rivoluzione liberale: basterà per prendersi Forza Italia e la parte moderata del centrodestra?