La cerimonia

A San Luca il ricordo di Carmine Tripodi, il brigadiere ucciso a colpi di lupara in un agguato 39 anni fa

Recentemente il caso è stato riaperto e la Procura ha notificato avvisi di garanzia per 4 persone. Questa mattina la commemorazione alla presenza di autorità militari, civili e del vescovo di Locri-Gerace

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di Redazione
6 febbraio 2024
12:36
Nel riquadro in alto a destra Carmine Tripodi
Nel riquadro in alto a destra Carmine Tripodi

Questa mattina alle 10 in località Ponte Cucuzza di San Luca, ha avuto luogo la commemorazione del 39° anniversario dell’eccidio del brigadiere Carmine Tripodi, Medaglia d’oro al Valor Militare, con la resa degli onori e la deposizione di una corona sul monumento in memoria della vittima.

Successivamente nella Chiesa Santa Maria della Pietà di San Luca, la funzione religiosa è stata officiata dal vescovo della Diocesi Locri – Gerace monsignor Francesco Oliva e dal cappellano militare don Aldo Ripepi, alla presenza delle Autorità civili, miliari e giudiziarie del distretto reggino e del circondario di Locri. Poi, alle 11.30 vi è stata la deposizione di una corona presso il monumento “Brig. M.O.V.M. Carmine Tripodi” nell’omonima piazza di San Luca.


La storia di Carmine Tripodi

I tre eventi nel ricordo di Carmine Tripodi, nato a Torre Orsaia (Sa) il 14.5.1960. Arruolato nell’arma dei carabinieri il 14 luglio 1977, prestò servizio alla compagnia di Bianco, la squadriglia carabinieri di Motticella e, da ultimo, dall’8 gennaio 1982, al comando della stazione carabinieri di San Luca. Fu fortemente impegnato con determinazione e grande professionalità ad arginare l’ondata dei sequestri di persona sui crinali dell’Aspromonte riuscendo ad assicurare alla giustizia i rapitori dell’ingegnere napoletano Carlo De Feo, tenuto prigioniero per 395 giorni sulle montagne reggine. Alle 21 del 6 febbraio 1985, mentre stava andando a bordo della propria autovettura alla caserma di Bianco subì, in località Cucuzza di San Luca, un agguato ad opera di tre malviventi che, dopo aver bloccato il passaggio del mezzo, esplosero all’indirizzo dell’auto numerosi colpi di lupara, colpendo il carabiniere. Seppur ferito a morte, il sottufficiale reagì coraggiosamente esplodendo alcuni colpi con la propria arma, ferendo almeno uno dei malviventi in fuga, per poi accasciarsi esanime all’interno della sua autovettura. Il 5 giugno 1986, in occasione della Festa dell’Arma dei carabinieri celebrata in Roma, il Presidente della Repubblica ha conferito alla memoria del Brigadiere Carmine Tripodi la “Medaglia d’Oro al Valor Militare” con la seguente motivazione: «Comandante di Stazione distaccata, già distintosi in precedenti operazioni di servizio contro agguerrite cosche mafiose, conduceva prolungate, complesse e rischiose indagini che portavano all’arresto di numerosi temibili associati ad organizzazioni criminose, responsabili di gravissimi delitti. Fatto segno a colpi di fucile da parte di almeno tre malviventi, sebbene mortalmente ferito, trovava la forza di reagire al proditorio agguato riuscendo a colpirne uno, dileguatosi poi con i complici. Esempio di elette virtù militari e di dedizione al servizio spinto fino al sacrificio della vita. San Luca, 6 febbraio 1985».

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Cold case

Recentemente il caso è stato riaperto. La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha notificato avvisi di garanzia per 4 persone. Alcuni accertamenti tecnici irripetibili sono stati effettuati dai Ris di Messina su indumenti, sassi e toppe di asfalto, rinvenuti sulla scena del delitto e recanti tracce ematiche riferibili ad uno degli aggressori del militare.

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