Una grave aggressione si è verificata nella giornata di ieri all’interno del carcere di Cosenza, dove cinque poliziotti penitenziari sono rimasti feriti dopo l’attacco violento da parte di un detenuto di nazionalità marocchina. Gli agenti, soccorsi e trasferiti in ospedale, hanno riportato lesioni con prognosi comprese tra i 5 e i 21 giorni.

A esprimere solidarietà piena e incondizionata è il CONSIPE - Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, che punta il dito contro una situazione ormai fuori controllo nella Casa Circondariale di Cosenza. Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio sarebbe strettamente collegato alle criticità causate dal sovraffollamento, che rende sempre più difficile la gestione dei detenuti e la sicurezza del personale.

Problema aggressioni nel carcere di Cosenza e altrove 

«Siamo profondamente indignati per quanto accaduto e vicini ai colleghi aggrediti - dichiara Giuseppe Marino, delegato nazionale CONSIPE dopo l’aggressione nel carcere di Cosenza -. L’episodio sarebbe scaturito dall’impossibilità di collocare correttamente un nuovo detenuto, a causa della cronica mancanza di spazi adeguati. Questo non è accettabile».

Il sindacato sottolinea come il problema del sovraffollamento carcerario non riguardi soltanto i diritti dei detenuti, ma abbia un impatto diretto e drammatico sulla sicurezza e sulla salute della Polizia Penitenziaria. La pressione quotidiana, unita alla carenza di posti e di personale, genera tensioni che sfociano sempre più spesso in episodi di violenza.

«Non è possibile che chi indossa una divisa e garantisce la sicurezza negli istituti penitenziari debba lavorare in condizioni che mettono costantemente a rischio la propria incolumità», prosegue Marino.

Carcere di Cosenza, le richieste del Consipe

Per queste ragioni, il CONSIPE rivolge un appello urgente allo Stato e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, chiedendo l’adozione immediata di misure strutturali e non più rinviabili:

  • interventi concreti per affrontare il sovraffollamento del Carcere di Cosenza;
  • adeguamento degli organici della Polizia Penitenziaria;
  • garanzia di condizioni di lavoro sicure e dignitose;
  • pieno supporto legale e psicologico per gli agenti vittime di aggressioni.

«Lo Stato deve intervenire subito. Non possiamo più tollerare che i nostri uomini e donne siano trattati come carne da macello. Chiediamo rispetto e tutele per la Polizia Penitenziaria», conclude Giuseppe Marino.