Mai piu’ stragi

«Attentato a Gratteri come risposta a Rinascita Scott, ma colpirlo sarebbe la fine della ‘ndrangheta»

Il presidente di Goel Vincenzo Linarello parla della manifestazione a sostegno del procuratore di Catanzaro in programma a Milano il 5 luglio: «Qui infiltrazioni di mafia come in Calabria» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Marcella Mastrobuono
29 giugno 2022
12:07
Vincenzo Linarello, presidente di Goel
Vincenzo Linarello, presidente di Goel

Una manifestazione contro la ‘ndrangheta, ma a Milano. Perché? Lo spiega Vincenzo Linarello, presidente di Goel, gruppo di cooperative che cerca di creare in Calabria un'economia parallela a quella della 'ndrangheta, offrendo un'alternativa alla disoccupazione o alla collaborazione con la criminalità organizzata.

«La manifestazione a Milano non è certo un caso» dice, «la provincia di Milano e la Lombardia sono il posto più infiltrato dalla ‘ndrangheta dopo la Calabria, sono il posto dove sta facendo più soldi. Noi vogliamo essere nel posto dove la ‘ndrangheta sta reinvestendo. E non è in Calabria. Perché la ‘ndrangheta è un problema nazionale e la lotta alla ‘ndrangheta deve tornare obiettivo prioritario della politica».


La manifestazione, a cui hanno aderito più di 80 associazioni del terzo settore, sarà a Milano martedì 5 luglio, davanti alla Stazione Centrale alle 19.

Una manifestazione per sostenere, ma che vuole essere anche un messaggio alla ‘ndrangheta: la società civile è con Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro da sempre nel mirino della ‘ndrangheta e obiettivo di un progetto di attentato scoperto a maggio, e se gli succedesse qualcosa l’opinione pubblica si mobiliterebbe come è successo dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio.

«Quei movimenti produssero la repressione totale di Cosa Nostra» prosegue il presidente di Goel. «Questo è il messaggio: se andate avanti con il progetto di attentato a Gratteri capiterà a voi la stessa cosa che è capitata a Cosa Nostra. Se succedesse qualcosa a Nicola Gratteri otterranno inasprimento delle leggi e un’azione repressiva senza precedenti nei confronti di tutte le cosche, non solo di chi si macchierà del reato. Non hanno capito che li stanno mandando al macello per risolvere problemi e paure dei livelli alti».

I livelli alti. È tutto lì, dice Linarello. Nella connivenza tra la ‘ndrangheta e apparati dello Stato.

«Lo dice la storia. Esistono dei gradi di comando nella ‘ndrangheta, quello di santista e di vangelo, che nascono per essere un ponte di connessione con le massonerie deviate. Non è certo un caso che il progetto di strage arrivi quando Gratteri ha iniziato a svelare, con Rinascita Scott, il livello di connessione tra vertici della ‘ndrangheta, massonerie deviate e politica. Siamo davanti ad una organizzazione mafiosa che ha avuto l’abilità di crearsi questi collegamenti strutturali e massonerie deviate che sono state così stupide da accettarli. Finora gli ‘ndranghetisti sono stati furbi a tenere un profilo basso che ha favorito le loro attività. Oggi con l’idea dell’attentato si stanno rivelando molto più stupidi di quello che pensavamo».

Una manifestazione per sostenere chi combatte le mafie, accendere i riflettori su di loro perché non vengano lasciati soli. Perché per la criminalità organizzata l’isolamento è il segnale che è possibile colpire.

«Gratteri è isolato perché è libero, esattamente come Falcone e Borsellino» - dice Linarello. «L’autonomia e la libertà in questo paese non hanno mai pagato. Anche se sei schierato dalla parte giusta, devi avere un patrocinio politico o una corrente. Gratteri non ha mai accettato nessun tipo di affiliazione ed è una libertà che sta pagando da tutta la vita».

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