A sette anni dall’incidente costato la vita a un lavoratore arriva la condanna di primo grado. I fatti riguardano l’incidente sul lavoro del 21 febbraio 2018, occorso a Giuseppe Dardano in località Colle Castagna, nel Comune di Sorbo San Basile, dove l’uomo perse la vita cadendo in un burrone con il suo escavatore mentre un’impresa boschiva era impegnata nella realizzazione di una pista all’interno dell’area boscata della Sila catanzarese, dopo sette anni si è concluso il processo a carico del datore di lavoro Maurizio Papalia, residente a Fossato Serralta.

Il giudice del Tribunale penale di Catanzaro, Gabriella Anna Ferraioli, ha condannato l’imputato Maurizio Papalia – difeso dall’avvocato Domenico Bennato – alla pena di due anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Lo ha inoltre condannato al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite – difese dall’avvocato Antonella Mascaro e dall’avvocato Luigi Ciambrone – da liquidarsi in separata sede, nonché al pagamento delle spese e degli onorari relativi alla costituzione di parte civile.

Le parti civili hanno altresì richiesto una provvisionale, da determinarsi in sede civile, pari a 150.000 euro per ciascun congiunto.

A distanza di sette anni è stata dunque accertata la verità dei fatti accaduti nel 2018: il datore di lavoro Maurizio Papalia è stato ritenuto responsabile di non aver adottato le cautele previste dalla legge, come ad esempio la puntellatura del terreno poi franato, al fine di evitare il tragico evento che costò la vita al compianto Giuseppe Dardano, marito e padre esemplare di due figlie, Simona e Mariarosarialucia. Dardano era molto conosciuto nel suo paese, San Pietro in Magisano, come persona perbene, grande lavoratore ed esperto nell’utilizzo dei mezzi meccanici.

La decisione del Tribunale di Catanzaro restituisce dignità alla vedova, Teresa Svizzero, e alle due figlie di Giuseppe Dardano, che all’epoca dei fatti aveva solo 54 anni. «Va ricordato – la sottolineatura degli avvocati che hanno difeso la famiglia di Dardano – che la linea difensiva del datore di lavoro era stata orientata a scaricare su Giuseppe Dardano la responsabilità del drammatico evento. Anche il pubblico ministero d’udienza ha sostenuto le ragioni delle parti civili, chiedendo e ottenendo la condanna dell’imputato Papalia, che ora non potrà più sottrarsi alle proprie responsabilità, anche sotto il profilo risarcitorio, nei confronti degli eredi della vittima».

L’ultima annotazione dei legali di parte civile riguarda i tempi del processo: «La giustizia non può impiegare sette anni per giungere a una sentenza di primo grado in una materia delicata come quella degli incidenti sul lavoro, tema sul quale anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto più volte, sollecitando maggiore rigore e celerità nei processi. La vedova e le figlie auspicano che nessun altro lavoratore e padre di famiglia debba subire quanto accaduto al loro caro e che la sicurezza sul lavoro diventi realmente una priorità in un mondo professionale che, ancora oggi, presenta sacche di improvvisazione e superficialità».