Dopo gli episodi di forte criticità dei giorni scorsi, legate anche alla carenza idrica, la Garante regionale dei detenuti indica la strada del dialogo e rilancia la vocazione trattamentale dell'istituto: «La presenza dello Stato è il primo strumento per ristabilire equilibrio»
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Dopo le tensioni che nei giorni scorsi hanno interessato la Casa circondariale di Arghillà, culminate nell'episodio più grave poi rientrato grazie a una lunga mediazione istituzionale, la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanna Russo, torna sull'accaduto e invita a guardare oltre la sola emergenza idrica.
Ai nostri microfoni, la Garante regionale sottolinea infatti come quanto avvenuto si inserisca «In un contesto più ampio legato alle condizioni complessive di vita all'interno dell'istituto», non potendo essere ricondotta quindi esclusivamente all'emergenza idrica. «Non dimentichiamo che – prosegue la Russo – Arghillà nasceva per essere la Bollate del Meridione e che oggettive situazioni, ancora oggi, non consentono il raggiungimento dell'obiettivo comune alle istituzioni preposte: dare, nelle condizioni di legalità, al carcere di Arghillà una vocazione altamente trattamentale».
Per la Garante regionale, le difficoltà esplose nei giorni scorsi sono maturate in un contesto già fragile. «Le difficoltà quotidiane, le carenze strutturali, il caldo estremo e le tensioni personali accumulate hanno determinato nuovamente situazioni di forte esasperazione. In tali circostanze è essenziale garantire presenza, ascolto, dialogo e rispetto istituzionale». Giovanna Russo ripercorre quindi le ore della mediazione che hanno consentito di riportare la situazione alla normalità. «La gestione della criticità è stata improntata al confronto. La lunga riunione in area detentiva con una rappresentanza della popolazione detenuta, insieme al comandante, al personale di Polizia penitenziaria, al Garante e con la presenza del direttore dell'istituto, rimasto in servizio ben oltre le 22 accanto ai suoi uomini, dimostra una cosa: siamo qui per risolvere problemi non semplici e ristabilire condizioni di equilibrio che guardano alla persona detenuta con sempre maggiore attenzione e dovuta umanità».
Un confronto che, secondo la Garante Russo, ha prodotto un risultato concreto anche sul piano del rapporto con i detenuti. «I detenuti si sono sentiti compresi, ascoltati, visti e hanno apprezzato questo comune impegno nel risolvere i problemi». Durante l'incontro sono stati affrontati anche altri aspetti legati alle misure contro il caldo, tema sul quale «l'ufficio del Garante ha già scritto ai competenti uffici».
La Garante regionale richiama quindi il principio costituzionale che deve guidare l'azione delle istituzioni all'interno degli istituti penitenziari. «Vi è un concetto forte che va assolutamente ribadito: esserci è la forma più alta di rispetto di quel principio di umanità che la Costituzione prevede. Essere accanto alle persone private della libertà personale è una scelta consapevole per l'affermazione dei loro diritti. Da questo, solo da questo, passa la credibilità di tutti noi. E i privati della libertà sono i primi a saperlo e ad apprezzarlo».


