La vicenda della morte di David Rossi si sposta nelle aule giudiziarie. Dopo le rivelazioni e le accuse emerse davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, Giuseppe Mussari passa al contrattacco e presenta due querele alle procure di Roma e Firenze. L’ex presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena contesta i reati di calunnia, diffamazione aggravata e rivelazione di segreti d’ufficio in relazione alle dichiarazioni rese nell’ambito dei lavori parlamentari e alla loro successiva diffusione.

A darne notizia sono i legali di Mussari, il professor Tullio Padovani e gli avvocati Fabio Pisillo e Francesco Marenghi, che hanno depositato 21 documenti. La denuncia per calunnia aggravata riguarda i due uomini indicati come suoi accusatori: Saverio Giampà, pregiudicato calabrese già condannato per lo stesso reato, e il brasiliano Renan William Vilanova Correa. Per quest’ultimo, precisano i legali, la contestazione resta subordinata all’eventuale accertamento che abbia effettivamente rivolto accuse a Mussari, poiché il suo nome non compare nell’annotazione resa pubblica.

La querela contro Giletti e il nodo delle dichiarazioni

Un altro fronte riguarda il giornalista Rai Massimo Giletti, querelato per diffamazione aggravata. Nel mirino dei legali c’è il video pubblicato su Instagram il 18 ottobre, nel quale veniva annunciato che «il mandante dell’omicidio sarebbe il presidente di Mps Mussari».

Secondo la ricostruzione riferita dai legali, Giampà avrebbe indicato nell’ex presidente della banca il mandante di un’azione intimidatoria contro l’allora responsabile della comunicazione di Mps, David Rossi, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Un’azione che, nella versione attribuita al testimone, sarebbe poi degenerata per errore in un omicidio. Si tratta di accuse che Mussari respinge e che saranno ora al vaglio delle autorità giudiziarie.

L’ex presidente di Mps ha inoltre chiesto di essere ascoltato dai magistrati. I suoi avvocati contestano le modalità con cui sarebbe stato gestito il confronto davanti alla Commissione: Mussari sarebbe stato chiamato a rispondere senza conoscere i nomi dei suoi accusatori, mentre l’opinione pubblica avrebbe appreso l’identità del presunto mandante prima ancora di sapere da chi provenissero le accuse.

La difesa chiede quindi di chiarire «chi e come abbia fatto uscire quegli atti che sarebbero vincolati al segreto dalla legge istitutiva della Commissione e dal suo regolamento». Da qui anche la contestazione relativa alla presunta rivelazione di segreti d’ufficio.

La fotografia dell’uomo al telefono: non era Mussari

Nel frattempo, un altro episodio ha alimentato la discussione pubblica sulla morte di Rossi. Lunedì scorso, durante la trasmissione condotta da Giletti, sono stati mostrati alcuni passaggi dell’audizione del 16 febbraio 2022, nella quale Mussari aveva dichiarato di aver trascorso a casa la sera della morte del manager. Subito dopo è stata mandata in onda una fotografia scattata nel vicolo, tra le persone accorse dopo la caduta di Rossi: nell’immagine si vede un uomo al telefono, lasciando intendere che potesse essere proprio l’ex presidente di Mps.

Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, aveva parlato della necessità di ulteriori approfondimenti e chiesto di trasmettere ai carabinieri di Siena le 190 fotografie scattate quella sera, per identificare la persona ritratta. Ma l’identificazione è arrivata direttamente dall’interessato: l’uomo nella fotografia è Luca Anselmi, ex amministratore delegato della Mens Sana basket, volto conosciuto a Siena.

«Ero lì perché David era mio amico», ha spiegato Anselmi. Il suo avvocato, Lorenzo De Martino, ha richiamato l’attenzione sui rischi di una ricostruzione mediatica affrettata: «La frenesia mediatica non finisca per calpestare i diritti e le garanzie che lo Stato deve riconoscere a ogni consociato». Il legale ha inoltre auspicato «maggiore cura e attenzione alla narrazione dei fatti», accompagnata da una «rigorosa e doverosa attività di validazione delle informazioni giornalistiche nonché della loro relativa attendibilità».

Per i legali di Mussari, anche in questo caso sarebbe mancata una verifica preventiva. Da qui l’annuncio di un’ulteriore querela contro Giletti. La vicenda della morte di David Rossi, a quasi quattordici anni da quella sera del 6 marzo 2013, continua così a intrecciare il lavoro della Commissione parlamentare, le ricostruzioni televisive e nuovi fronti giudiziari.