Toghe sporche

Corruzione negli uffici giudiziari di Catanzaro, chiesto processo per il sindaco di Rende Manna e l’ex giudice Petrini

Dovranno comparire davanti al gup. Sono entrambi accusati di corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose. Sotto la lente di Salerno l'assoluzione di Francesco Patitucci (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Luana  Costa
24 gennaio 2022
09:36
Il sindaco Manna e l’ex giudice Petrini
Il sindaco Manna e l’ex giudice Petrini

Dovranno comparire il prossimo 24 marzo dinnanzi al Gup del Tribunale di Salerno il sindaco di Rende e presidente di Anci Calabria, Marcello Manna, e l'ex presidente di Corte d'Appello di Catanzaro, Marco Petrini. Entrambi indagati per il reato di corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose. 

Le accuse contro Petrini e Manna

La Procura di Salerno ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Marco Petrini (difeso dall'avvocato Francesco Calderaro) e per Marcello Manna (difeso dall'avvocato Armando Veneto), quest'ultimo accusato di aver corrotto l'ex magistrato per ottenere una sentenza favorevole al suo assistito: l'assoluzione di Francesco Patitucci già in primo grado condannato a 30 anni  di carcere per il delitto di Luca Bruni ma assolto dalla Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro. Nel maggio del 2019 Marco Petrini avrebbe ricevuto dalle mani dell'avvocato Marcello Manna la somma di 5mila euro in contanti quale corrispettivo dell'assoluzione. 


Il caso del lungometraggio

Secondo la ricostruzione della Procura il denaro contante sarebba stato contenuto in una busta da lettera e consegnata al giudice nel suo ufficio in Corte d'Appello. Il magistrato avrebbe poi accettato di ricevere ulteriori utilità a vantaggio di Mario Vitale, cugino di Stefania Gambardella e compagna di Marco Petrini. In tal senso, l'avvocato Marcello Manna si sarebbe posto quale intermediario con Giuseppe Citrigno, ex presidente della Fondazione Calabria Film Commission, per far ottenere al giovane un finanziamento per la realizzazione di un lungometraggio: 175mila con la stipula di una convenzione avvenuta nell'ottobre del 2019.

La cosca Lanzino Patitucci

Il magistrato per favorire la posizione dell'imputato Patitucci avrebbe posto in essere «un atto contrario ai doveri di ufficio consistito nell'alterare la dialettica processuale inquinando metodologicamente l'iter decisionale della Corte d'Assise d'Appello da lui presieduta con sentenze contaminate in radice dagli eventi corruttivi». Il reato è aggravato dalle modalità mafiose per aver agevolato la cosca Lanzino Patitucci.     

Giornalista
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