L’avvocato calabrese indagato dalla Procura di Roma si difende: «Io e Miele siamo amici, abbiamo solo commentato la decisione della Corte dei Conti ma non abbiamo mai parlato di quel parere. Dimostrerò la mia correttezza»
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«Dal mio punto di vista è tutto aberrante, basta leggere quanto mi contesta la Procura e si vede che sono fatti che non stanno assieme, fuori da ogni logica giuridica e razionale». Così all'AdnKronos, Giacomo Francesco Saccomanno, già consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa”, finito sotto inchiesta nell'ambito di un'inchiesta relativa al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e ai rapporti con la società di cui era consigliere.
«Non mi risulta di aver mai parlato con Miele del parere della Corte dei Conti, non ho avuto alcun rapporto di questo tipo – dice l'ex commissario della Lega in Calabria - se poi tra amici, come siamo io e Tommaso, commentiamo quanto accaduto e condividiamo i timori di una decisione politica dalla Corte dei conti, – quale è poi stata – non ci vedo alcun problema».
«Tra l'altro -sottolinea- non so se lui ha partecipato all'udienza che ha deciso le scelte finite al centro dell'indagine». Poi Saccomanno attacca: «Quella messa in campo dagli inquirenti è una ricostruzione “politica”, vogliono colpire Salvini, il Ponte e anche il povero dottor Miele».
«Non ho sentito il leader della Lega – aggiunge – ma posso capire la sua amarezza, vogliono impedire la realizzazione di un'opera straordinaria, fondamentale per la crescita del sud. Questo va detto, sono queste le scelte politiche che fa la sinistra e gli stessi magistrati».
«Quindi – sottolinea – ora bisogna fare chiarezza, io sono certo di dimostrare la correttezza della mia condotta, sono pronto a chiarire tutto, ma poi pensi se uno che ha combattuto la mafia, i criminali, si fa intimorire da quanto sta succedendo. Certo – conclude – si deve subito fare la legge per la responsabilità civile dei pm che sbagliano».
Saccomanno: «Non ho fatto nulla, ricostruzione erronea»
«Non ho nessun timore, non ho fatto assolutamente nulla. È una ricostruzione completamente erronea. Mi auguro che lo abbiano fatto in maniera involontaria» ha aggiunto Saccomanno dopo il sequestro di materiale informatico nella sua abitazione nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto.
«Mi dispiace per il povero giudice Tommaso Miele e per lo stesso Enzo Virgiglio che tra l'altro è un amico che conosco da 60 anni. Non capisco come un semplice commento sia motivo di corruzione».
«E' una perquisizione-sequestro, di impianti telematici che io ho consegnato immediatamente ai carabinieri senza nessun problema - ha aggiunto l'ex commissario della Lega in Calabria -. Nulla è stato fatto e nulla è stato commesso. Dalla stessa lettura della richiesta emergono una serie di inesattezze e comunque mai una conversazione mia diretta con Miele che si trova coinvolto in questa vicenda, non certamente per fatti corruttivi, non ha nemmeno votato».
«Chiederò di essere sentito, la giustizia non funziona»
«Non so che cosa ha fatto, e quindi non ho idea di cosa possa essere incolpato. È una cosa che lascia inebetiti. In Italia ormai, siamo messi in queste condizioni. Ci rido sopra perché ho la coscienza a posto - conclude Saccomanno - Farò quello che devo fare come avvocato. Chiederò di essere sentito per smentire tantissime di quelle illazioni che non esistono. Mi dispiace che dinanzi a una situazione del genere e a delle indagini preliminari si faccia un comunicato stampa da parte della Procura romana. Questo mi dispiace perché questo è un vero e proprio caso di rivelazione di atti di ufficio. Mi dispiace perché significa che la giustizia non funziona».



