Arrivano da Nigeria e Mali: a bordo anche due donne incinte e otto minori non accompagnati. Sono stati soccorsi e trasferiti nel Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto
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Sono 47 i migranti soccorsi dalla nave dell'ong Louise Michel giunti a Crotone la notte scorsa. L'imbarcazione umanitaria ha recuperato i naufraghi in mare aperto su un gommone che stava per affondare e li ha condotti fino allo scalo crotonese dove le operazioni di sbarco si sono protratte fino a notte. Dalle nave sono sbarcati 24 uomini, 13 donne e 10 minori, di cui 8 non accompagnati. Il gruppo proviene da paesi dell'Africa subsahariana, in gran parte da Nigeria e Mali.
Immediatamente dopo l'arrivo, il personale dell'Ufficio vulnerabilità dell'Asp, coadiuvato dai volontari della Croce rossa italiana, ha effettuato i controlli sanitari di rito. Complessivamente buone le condizioni di salute dei migranti se si fa eccezione per due donne incinte che sono state trasferite in ospedale per accertamenti e per i segni visibili dello stress accumulato dopo giorni di navigazione e con il pericolo di affondare.
Le operazioni di soccorso infatti erano scattate due giorni fa quando la nave umanitaria ha intercettato il "mayday" lanciato da un velivolo Frontex circa un'imbarcazione di fortuna in grave difficoltà.
I 47 migranti sono stati quindi individuati a bordo di un gommone in precarie condizioni di navigabilità e tratti in salvo. Allo stesso tempo alcune motovedette libiche hanno segnalato la presenza in zona di altri due natanti, ma sul posto i soccorritori hanno rinvenuto solo i resti di un gommone vuoto. Alla Louise Michel era stato assegnato come porto di sbarco quello di Taranto, a circa due giorni di navigazione dal tratto di mare libico in cui è avvenuto il recupero. Tuttavia, a causa del progressivo esaurimento delle scorte di acqua dolce e carburante, lo sbarco è stato dirottato a Crotone. Dopo le operazioni di identificazione, i 47 migranti sono stati trasferiti al Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. L'operazione è stata coordinata dalla Prefettura, con l'intervento della Capitaneria di porto e dell'Ufficio immigrazione della Questura.

