«Rappresento l’associazione Libere donne, un’associazione che si batte per la legalità, ho perso un figlio, ucciso da un delinquente che non tollerava il mio impegno nella società, ecco perché è importante per me sostenere il procuratore Guarascio. Libere donne è un'associazione che lotta in difesa delle fragilità, in difesa dei nostri figli che pure sono difesi da leggi spesso inapplicate da chi ci amministra, chi soffre per quotidiane ingiustizie è portato a considerare la giustizia come un baluardo cui aggrapparsi. Ebbene che in un momento tanto critico e delicato, seppure in forza, sono certissima, di corrette valutazioni in astratto, si sia ritenuto necessario adottare un provvedimento che come conseguenza non voluta, fa venir meno quel senso di sicurezza che, è indiscutibile, il procuratore Guarascio era riuscito a infondere nella nostra comunità, mi sconforta. Sono certa che le Istituzioni sapranno trovare una giusta soluzione che sappia contemperare le esigenze di un territorio martoriato che non può essere considerato alla stregua di un qualunque luogo. In Calabria, anche a Crotone, si gioca una battaglia di credibilità delle Istituzioni che può essere decisiva. Noi ci saremo, continueremo a proporre e credere in un futuro migliore, perché più giusto».

L’ennesimo attestato di stima e sostegno al procuratore di Catanzaro Domenico Guarascio arriva da Caterina Villirillo, presidente dell’associazione Libere Donne di Crotone. Villirillo ha perso un figlio, Giuseppe Parretta, ucciso il 13 gennaio 2018 a Crotone, all'età di 18 anni, proprio nella sede dell’associazione.
A novembre 2022 è stato definitivamente condannato all’ergastolo Salvatore Gerace, pluripregiudicato che ha ucciso il ragazzo a colpi d’arma da fuoco davanti alla sorella Catia e alla fidanzata Ester.

L’associazione Libere Donne si affianca alla voce dell’associazione Cittadini Liberi, presieduta da Giuseppe Pirillo (che ha inviato un documento al Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura e alla Quinta commissione) e a quella del sindaco di Crotone, Vincenzo Voce.

Queste manifestazioni di preoccupazione e solidarietà nascono dal momento in cui la settima sezione del Consiglio di Stato, che ha annullato le delibere del Csm per il conferimento degli incarichi al procuratore della Repubblica Domenico Guarascio e al presidente del Tribunale Maria Luisa Mingrone. Ora la Quinta Commissione del Csm dovrà valutare le sentenze del Consiglio di Stato e riaprire l’istruttoria sulla procedura di conferimento dell’incarico direttivo.
A fare ricorso contro la nomina di Guarascio è stato il sostituto procuratore di Cosenza Antonio Bruno Tridico.

Tridico ha fatto prima ricorso al Tar del Lazio che ha rigettato l’istanza ritenendo che «l’aspetto, dunque, che realmente differenzia i due percorsi professionali risulta essere l’esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso, che il nominato (Guarascio, ndr) ha maturato nell’assegnazione per nove anni e mezzo alla Dda, mentre il ricorrente (Tridico) è stato solo applicato alla Dda per presenziare a varie udienze e per la trattazione di singoli procedimenti».

Un’esperienza piena in Dda quella di Domenico Guarascio, contrassegnata, in nove anni e mezzo, da inchieste rilevanti come Kiterion, che ha decapitato la cosca Grande Aracri di Cutro; Jonny che ha minato lo strapotere della cosche Arena e Nicoscia si Isola Capo Rizzuto e la loro intromissione nella gestione del centro di accoglienza per migranti Sant’Anna; maxi inchieste come Stige che hanno decimato la consorteria Farao Marincola di Cirò Marina; o inchieste come Glicine Acheronte che mira a svelare un presunto "comitato d'affari" tra 'ndrangheta, politica e pubblica amministrazione a Crotone, sotto il controllo della cosca dei Papaniciari.

La profonda conoscenza del territorio crotonese, il lavoro a stretto contatto con la polizia giudiziaria della provincia e la fiducia della comunità conquistata in anni di lotta alle vessazioni della criminalità organizzata (vedi inchieste come Malapianta, contro le estorsioni ai villaggi turistici) hanno indotto, l’11 dicembre 2024, a nominare Guarascio nuovo procuratore di Crotone. Il magistrato è giovanissimo, 45 anni, ma sin dal suo insediamento l’azione dell’ufficio da lui diretto è stata instancabile. Un’azione mirata contro i problemi che attanagliano il Crotonese, dalle discariche abusive al problema della potabilità dell’acqua (dietro il quale si nasconderebbe la mala gestio della pubblica amministrazione). Si è passati dallo sgominare una presunta associazione dedita alle truffe on line in tutta Italia al contestare l’associazione per delinquere a pubblici ufficiali, professionisti e rappresentanti politici che avrebbero gestito in maniera privatistica l’affidamento di lavori pubblici tra Crotone, Isola e Cirò.

Insomma, è innegabile che Crotone, con l’arrivo del procuratore Guarascio, sia assurta agli onori della cronaca. Tra l’altro l’ufficio di Procura ha aperto le porte, sulla scia dell’esempio appreso dal procuratore Nicola Gratteri, all’ascolto dei cittadini una volta alla settimana.

Il Tar ha riconosciuto al procuratore Guarascio qualità eccellenti «ciò perché – scrive il collegio – l’esperienza professionale maturata dal nominato come pubblico ministero presso la procura ordinaria e poi presso la Dda per oltre nove anni può - ragionevolmente - essere ritenuta avere i connotati dell’unicità e dell’eccellenza, quanto a bagaglio di conoscenze acquisite anche con riferimento al fenomeno criminale che insiste nell’area del crotonese».

Al contrario «le esperienze di collaborazione maturate dal ricorrente (Tridico, ndr) nella gestione dell’ufficio, per quanto plurime, meritorie e prolungate nel tempo, non paiono però assumere quel carattere di significatività tale da compensare e superare i connotati di eccellenza dell’esperienza del nominato (Guarascio, ndr)».

Detto ciò, il Consiglio di Stato ha ritenuto «che l’esperienza del controinteressato (Guarascio, ndr) presso la Dda è stata illegittimamente sopravvalutata». In pratica, secondo i giudici del Consiglio di Stato «è stato attribuito rilievo dirimente ad un percorso di carriera concentrato prevalentemente in una funzione, quale quella di sostituto procuratore della Dda, quando invece l’indicatore attitudinale in esame richiede di considerare la «pluralità dei settori e delle materie trattate nella giurisdizione».

Una visione, quella del Consiglio di Stato, diversa da quella del Tar del Lazio e che ritiene «illegittimamente sopravvalutata» un’esperienza di 9 anni e mezzo in Dda, con tutto quello che ne consegue.
La parola ripassa ora alla Quinta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura.